donthope

di Luigi Huober

Giovedì 28 febbraio andrà in scena la prima collaborazione “made in Berlin” del regista, performer e attore Werner Waas, del quale avevamo pubblicato un’interessante intervista in occasione dello spettacolo dei Tony Clifton Circus al Kater Holzig, lo scorso dicembre.

Lo spettacolo si intitola “Don’t hope”, ed è stato realizzato da Martin Clausen, attore, performer e regista che dal 2008 è docente presso l’istituto per le arti performative e per la formazione alla HBK di Braunschweig. Insieme a Clausen, alla regia ha collaborato proprio Werner Waas.

Dopo lo scioglimento del collettivo Two Fish, Martin Clausen, uno dei maggiori protagonisti della scena indipendente di Berlino, continua il suo lavoro, portando avanti un insieme di performer e attori noti ed emergenti.

Accompagnato dai musicisti Doc Schoko, Mario Schulte e Harald Wissler, quattro performer riescono a mettere insieme una dinamica di gruppo in perenne movimento, che conduce ad un risultato aperto ed inaspettato. Nelle settimane precedenti alla produzione e alla messa in scena, i protagonisti Johannes Dullin, Hock John, Peter Trabner e Martin Clausen, hanno intrapreso un percorso di relazioni con persone affette da demenza e non, comunicando con essi come se non ci fosse alcuna differenza tra loro.

“È possibile rispondere a delusioni e rifiuti con modelli di risposta che non sono semplicemente basati sull’imitazione di comportamenti standardizzati?”, questa è la domanda che lo spettacolo si pone. Gli attori sperano di trovare, rapportandosi in modo individuale e profondo alle situazioni vissute nei giorni precedenti alla messa in scena, una forma molto personale d’intelligenza.

Potrà nascerne una comunità migliore, un “io” migliore? Gli artisti pretendono da loro stessi il massimo e provano a darsi totalmente e reciprocamente, fino a rendere tale richiesta eccessiva. Al termine, la disperazione sembra essere il modo più semplice per uscirne.

“Don’t Hope” è prodotto da Martin Clausen in co-produzione con HAU-Hebbel am Ufer, ed è sostenuto dal sindaco di Berlino, dalla Cancelleria del Senato – Sezione Affari Culturali e dal Fondo per le Arti Performative (Fond Darstellende Künste e.V.).

Per info: Hebbel am Ufer