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di Valerio Bassan

Berlino è una città-arcipelago, composta da tante isole diverse che si uniscono in un modello di urbanizzazione unico al mondo”. Così la pensa Paolo Conrad-Bercah, architetto italiano che alla capitale tedesca ha dedicato un’ampia sezione del suo ultimo e-book “Archipelago Town-Lines, Notes for a Bare urbanism“, pubblicato nel 2013 e disponibile per l’acquisto sull’App Store.

Conrad-Bercah, titolare dello studio di architettura milanese C-B A, si è laureato al Politecnico di Torino, prima di approfondire gli studi alla Design School di Harvard, con cui collabora tutt’ora. In oltre vent’anni di carriera, ha ottenuto diversi importanti riconoscimenti a livello internazionale. Lo abbiamo intervistato in esclusiva, per parlare del suo lavoro e della particolarissima storia urbana di Berlino.

Conrad-Bercah, ci spiega il concetto di “archipelago-town”?
Archipelago-town è un termine che ho coniato. Tutti utilizzano la parola “città” senza realizzare che ha perso il suo significato originale, dal momento che la situazione attuale ha fatto svanire i confini tra ciò che è urbano e ciò che è rurale. Questa confusione semantica, secondo me, è la ragione per cui da lungo tempo non c’è una teoria convincente in grado di spiegare il problema dell’urbanizzazione. La parola “town”, d’altra parte, è interessante e racchiude un potenziale ancora inespresso. Nel mio e-book il concetto di “archipelago-town” si riferisce soprattutto all’occupazione criminale del suolo che sta avvenendo nella maggior parte del mondo. Un fenomeno spaventoso che, in una singola frase, potrebbe essere descritto come “urban meltdown” – un altro termine di mia ideazione.

Il libro definisce la storia urbana di Berlino come quella di “una tragedia greca trasformatasi in una commedia dal finale allegro”. Perché?
L’urbanità di Berlino è, a mio giudizio, un esperimento semantico per alcune delle questioni più misteriose dei nostri tempi. Per mezzo secolo Berlino è stata il simbolo della divisione del mondo e di un’urbanità annientata, la città dove Est e Ovest si sono scontrati. Ma oggi, Berlino appare ai più come uno dei “corpi urbani” più meravigliosi, ed è diventata una destinazione ambita.

Infatti, la città offre un modello urbano unico, costituito da un mix interessante: la pianificazione infrastrutturale strategica tedesca che si fonde con un genio romantico collettivo ed individuale che mostra poco interesse nella “globalizzazione” in sé e per sé. La maggior parte delle persone identifica ancora Berlino con la divisione mondiale, ma quando vivi lì, non percepisci questa sensazione e cominci ad apprezzare il fatto che gli ambienti urbani e sociali si evolvono seguendo un modello romantico e godibile. Proprio questo romanticismo è una qualità che molti nel mondo sembrano aver dimenticato o abbandonato, nel momento in cui ce ne sarebbe il bisogno maggiore.

Se si considera che questa godibilità e piacevolezza della vita prende forma su un suolo che ha ospitato alcuni dei peggiori crimini che l’umanità abbia mai visto in cinquant’anni, allora ecco perché si può dire che la storia urbana di Berlino sia una “tragedia greca trasformatasi in una commedia dal finale allegro”.

Che cos’è così particolare del modello urbano di Berlino?
Berlino è stata, in passato, tante città diverse. All’inizio era una Doppelstadt, formata da due centri urbani: Berlino e Kölln, la prima per i commercianti e la seconda per i pescatori. Successivamente è diventata una città-mercato, una città residenziale, una capitale, e poi, nel diciannovesimo secolo, una città industriale. Alla fine si è trasformata in una metropoli, prima di essere divisa in due da un muro anziché da un fiume, così com’era all’inizio della sua storia.

Nel diciassettesimo secolo, “Berlino” era già una confederazione di città, formata da sei centri urbani distinti: Berlino (commerciale), Cölln (industriale), Friedrichwerder (amministrativa), Dorotheenstad (residenziale), Friedrichstadt (militare), e i sobborghi dell’est (fabbriche). A differenza di molti posti attorno al mondo, l’urbanità di Berlino è costruita su una centralità plurale. La città è cresciuta come un arcipelago terrestre e come tale viene governata.

Questo modello amministrativo è ancora poco apprezzato perché provocatorio: un unico paradigma che trascenda sia il pensiero urbano modernista, sia quello post-modernista. Il paradigma romantico di Berlino, rendendo nota una nozione di urbanità formata da parti in contrasto tra loro, ritaglia ampi spazi assai godibili, una qualità che manca nella maggior parte degli altri conglomerati urbani contemporanei. Berlino è una collezione di “isole”, ognuna delle quali di diversa natura.

Una parte significativa del libro esplora la storia del Tempelhofer Feld, il vecchio aeroporto diventato parco nel 2008. Come giudichi questo esperimento e cosa prevedi per il futuro di Tempelhof?
Tempelhof è un’espressione di libertà ed è sulla strada giusta per diventare uno degli spazi aperti più godibili di tutti i tempi. Non dubito che la sua riapertura verrà considerata uno dei momenti chiave nella storia della costruzione della città. Tempelhof, in altre parole, è l’esempio perfetto di quello che io suggerisco vada fatto, cioè disegnare qualcosa di perfettamente equilibrato tra aree non-costruite ma compatibili e forze complementari. Il vasto “mare verde” tra le “isole” è importante tanto quanto le “isole” stesse.

1 commento

  1. cerco di organizzare IL MIO VIAGGIO a Berlino ormai da un anno, solo ieri è tornata da lì mia nipote:dire entusiasta è dire poco, non contano più New york, Amsterdam,londra,parigi, lisbona,la spagna intera dove ha fatto l’erasmus,perugia e città di castello(suo pallino personale dalla adolescenza), è tornata col corpo ma il cuore è lì e chissà……,grazie a voi tutti

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