shopaman

Guardi gli scaffali, scegli quello che ti piace, lo metti nel carrello, “paghi”, lo porti a casa. Né più né meno come in un supermercato, con la differenza che i prodotti qui sono gli uomini e che la spesa si fa solamente online. Dall’idea di tre ragazzi di Berlino è nato un sito che promette di rivoluzionare il concetto di online dating. Il suo nome, evocativo, è Shop a man.

Il progetto è stato già avviato da un anno, ma dopo qualche difficoltà iniziale sta vivendo una seconda vita. Il concetto che differenzia il sito di Luca Brosseder (30), David Khalil (30) e Christian Vollmann (35) rispetto agli altri è che qui, il potere è in mano alle donne: sono loro a scegliere chi gli piace e a decidere se inserirlo all’interno della propria “lista della spesa”, nell’attesa di iniziare la conoscenza via chat o messaggio.

Sono sempre loro, inoltre, a determinare il ritmo con cui la conoscenza progredisce. L’uomo è un attore passivo: può essere scelto, ma non può prendere l’iniziativa oltre ad un certo limite. Questo, secondo i suoi ideatori, renderebbe l’intero processo più coinvolgente e interessante per la donna, e contribuirebbe ad abbattere uno dei grandi scogli dei siti di incontri: la prevalenza di fauna maschile.

Ogni giorno, in vetrina ci sono le Tagesangebote, mentre una sezione specifica dimostra quali sono le Shopaholics, le ragazze che hanno “acquistato” di più. Le collezioni disponibili in passerella racchiudono i single di Berlino, Amburgo, Monaco, Colonia; si può scegliere anche lo stile del proprio acquisto, dal moderno (gli unger 40) fino al vintage (under 50 e unger 60). Ce n’è per tutti i gusti, insomma.

Il tutto all’insegna delle differenze di genere. “Shop a man”, infatti, è gratuito solo per le donne. Gli uomini, invece, devono sottoscrivere un abbonamento (dai 9,90 euro ai 29,90 euro al mese). Al momento il sito è attivo solamente in dieci città della Germania, ma grazie ad una campagna pubblicitaria importante (su network televisivi nazionali) sta attirando una media di 1000 nuovi iscritti al giorno.

5 Commenti

  1. Una mia amica mi ha visitato a Berlino nel 2009. Una sera, passeggiando per Oranienburger Straße mentre esprimeva il suo disappunto per le prostitute in strada e per lo squallore della numerosa clientela maschile, mi chiese incuriosita cosa fosse l’edificio in mattoni con la scritta C/O Berlin. In quel momento c’era una mostra su Pierre et Gilles, l’enorme manifesto all’ingresso rappresentava un modello dal fisico scultoreo e dai generosi attributi, quasi del tutto nudo ed in una posa piuttosto osè. Decisi di farle uno scherzo e le dissi che era un bordello per sole donne. C’è un vero e proprio Menu per scegliere l’uomo, le caratteristiche fisiche, la prestazione, il costume che deve indossare ed il resto si può immaginare. Ho parlato anche del pacchetto “one day non-stop”: con 120 euro si aveva la Tageskarte completa di tutto! I dettagli sconci riportati da presunte amiche (tutto spontaneamente inventato al momento) neanche ve li racconto. A quel punto lo sdegno per la mercificazione del sesso si era trasformato in una serie di apprezzamenti per la Germania, un paese estremamente evoluto dalle pari opportunità. Il giorno dopo è partita ed ho dimenticato di dirle che era uno scherzo. Rientrato a Roma dopo un mese mi ha detto che assieme ad un gruppo di sei amiche aveva prenotato un weekend a Berlino per visitare il C/O, il rinomato tempio del sesso a pagamento! Morto dalle risate ed un tantino dispiaciuto, a quel punto le ho detto la verità e mi ha fatto un’indimenticabile sfuriata. Morale della favola: donne, a rincoglionirsi ci vuole veramente poco. Basta un’iniziativa come quella riportata nell’articolo qua sopra. Non dimenticate di essere il sesso superiore, di difendere la vostra grande dignità, di non dover pagare proprio nessuno e di poter far girare la testa a noi maschietti con poco. Veramente poco!

  2. Mi pare la voce dei tempi in cui viviamo. Ci sono blogs, articoli, libri, sul fatto che sociologicamente l’uomo non c’è o se c’è non esiste: soccombe al potere di noi donne che, oggettivamente, siamo brave a rimetterci in gioco e a reinventarci lavori e ruoli. Li chiamo a gran voce perchè non voglio “comprare” nessuno. Uomini fatevi sentire, non vogliamo stare sotto di voi nè sopra. Nè femministe nè massaie maltrattate.

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