Walter Seyfarth, Knut Weber, Hendrik Heilmann e Hans Gutenabend.

L’ultimo l’ho inventato, gli altri tre sono, rispettivamente, clarinettista, violoncellista e pianista che martedì 23 Ottobre si sono esibiti al consueto Lunchkonzert nel foyer della Philarmonie.

Dopo alcuni mesi di digiuno, per sospensione della programmazione causa cantiere esterno (strano no?) prima, e assenza nostra da Berlino, poi, siamo tornati a goderci il regalo settimanale della Berliner Philharmoniker.

Per questo grande ritorno avevamo deciso di unire il dilettevole al dilettevole e rimanere a pranzo, dopo l’esibizione, nel bistro (?), self-service (?), ristorante (no, ristorante proprio no!) della sala concerti: cosa e come si mangia al Lunchkonzert sarebbe stato il tema del nostro post settimanale.

Ora sono a casa, Carlos Kleiber, uno dei più grandi direttori d’orchestra del XX secolo, dirige la Sinfonia n.2 di Brahms; cerco di ricreare, almeno musicalmente, l’atmosfera della Philharmonie per scrivere qualcosa che sia in sintonia con l’emozione e lo stato d’animo di qualche ora fa. Il lattiginoso bagliore del monitor si spande tenue su due fogli che giacciono ai lati opposti della tastiera.

Il primo è il programma del concerto, completo di brevi biografie dei musicisti; il secondo è il menu, anzi, scusate, è la “Speisenempfehlung” del pranzo.

In fondo alle bio degli artisti si ricorda sempre che è vietato fare fotografie e riprese e che è, altresì, vietato portarsi da bere e da mangiare.

Certo, ti pare che uno si porta il panino con la soppressa e la birra al Lunchkonzert? E poi, scusate, c’è il bistrò/caffè/self-service/risto…(no ristorante no!) del foyer a disposizione.

Ma torniamo in sala, bitte.

Entrano i musicisti, accolti da un caloroso applauso dei tanti, tantissimi, che oggi hanno deciso di vaccinarsi dal grigiore autunnale con una buona dose di musica da camera. Seyfarth introduce i brani – un Trio in sol minore di Robert Kahn, compositore e direttore d’orchestra ebreo tedesco emigrato in Inghilterra durante il Nazismo; un Trio in la minore di Johannes Brahms, che, a differenza dell’amico (i due si conobbero durante un soggiorno di Kahn a Vienna), non ha bisogno di presentazioni – e mentre il tedesco come al solito mi stride nelle orecchie, tra qualche parola captata e un groviglio di suoni rauchi e aspirati, mi domando cosa mai si mangerà lì dentro.

Un’ultima breve accordatura agli strumenti e l’archetto del violoncello scivola sulla prima nota profonda. I pensieri sono rispediti al mittente, la pancia in questo caso, e la mia testa si svuota per fare spazio alla musica e alle fantasie che ne scaturiranno.

Ascolto il primo movimento, dapprima guardandomi attorno per osservare cosa fanno gli altri spettatori (lo faccio sempre, ho una lieve vena voyeuristica, lo ammetto), poi chiudendo gli occhi e guardando dentro me – attività che pratico molto più del voyeurismo esterno e che invece vorrei ridurre drasticamente a vantaggio del secondo, molto meno serio e più divertente.

L’Allegro accompagna questa riflessione fino a che non decido di abbandonare questo genere di elucubrazioni mentali poco edificanti a vantaggio di qualcosa che improvvisamente mi sembra geniale. Perché non provare ad immaginare un piatto per ogni movimento e poi confrontare la mia fantasia con quella di chi ha pensato il menu del Lunchkonzert di oggi? Beh, se non è geniale, quantomeno è divertente; mi fa concentrare sulla musica, la peso in ogni vibrazione, ad ogni passaggio cerco di accostare un profumo, un sapore, una consistenza, una dimensione. Mi sembra di fruire più a fondo anche la sinfonia, traducendola in una grammatica che conosco senz’altro in maniera più articolata di quella musicale. Il trio esegue e io tengo le sue note in bocca, tra la lingua e il palato per decifrarne il sapore, meglio, per donargliene uno tutto mio.

E così salta fuori che inventò una “Persönliche Speisenempfehlung” del Lunchkonzert.

Purtroppo mi manca il primo abbinamento perché, come detto sopra, durante l’Allegro di apertura stavo ancora pensando a cose inutili, perdonatemi e passiamo oltre, ce n’è abbastanza comunque.

Posto che probabilmente nessuno di voi era lì a sentire il concerto per confutare o avvallare quanto segue, altro non potete fare che cercare la musica da qualche parte (tipo qui Robert Kahn op.45 e qui Johannes Brahms op.114) e continuare la lettura, sarò lieto di confrontarmi con le vostre fantasie se vorrete fare questo gioco con me.

Il secondo movimento “Allegretto quasi andantino” prende la forma di un’insalatina tiepida croccante con trota affumicata e sesamo servita con sfoglia di patata allo zenzero.

Il terzo tempo è un “Presto” che con un andamento grave ed incalzante, inframezzato da passaggi leggeri ed appena accennati mi cucina nella testa un risotto ai frutti di mare e peperone corno giallo con pesto fresco di menta e pepe rosa.

Il Trio di Kahn finisce proprio nel momento in cui il mio macinino sta spolverando il piatto, perfetto: il gusto è equilibrato, al sapore intenso del mare risponde il dolce del peperone, il ritmo incalzante dei chicchi di riso e del moto ondoso rallenta con la leggerezza della menta e si sdrammatizza con il brioso rosa del pepe. Sono pronto anche per Brahms, avanti.

È sempre mare che bagna il primo movimento “Allegro” del Trio del musicista amburghese. Le scale del violoncello e del clarinetto si rincorrono, scivolano le une sulle altre, si intrecciano e prendono la forma mentale del tagliolino all’uovo. Tagliolini all’uovo cotti in un brodo di pesce leggero, lasciati molto umidi e conditi con favette e moscardini. A parte va servito un unico pomodoro pelato intero tiepido. Non chiedetemi perché, è così e basta, sul finire del tema è comparsa questa immagine, e così sia.

Ora è il turno dell’ “Adagio”. L’ “Adagio” ha le fattezze inconsistenti di una vellutata di topinambur con tuorlo d’uovo (che non c’è bisogno di cuocere a bassa temperatura per tre ore con macchinari stellari, si può fare anche in casa con una normale pentola ed un termometro) e mousse di ricotta, se volete potete accompagnare con crostini caldi, ma nella mia testa l’ “Adagio” è solo morbido e non ha nulla di croccante che lo insidia.

L’ “Andantino grazioso” saltella vispo sulle morbide zampette di un arrostino di maialino. Il mio casting mentale ha indiscutibilmente insistito sul diminutivo, voglio presumere che la causa sia l’ “Andantino grazioso” e non una degenerazione linguistica da Antonella Clerici. Arrostino di maialino, dunque, alle erbe, in crosta con mosto di vino e melograno, servito con una semplice purea di patate.

L’ “Allegro” di chiusura mi porta in dono l’immagine di una bella famigliola di scampi flambé profumati all’arancia con note di liquirizia.

Il concerto finisce ed io, con l’acquolina in bocca, mi risveglio dalla mia trance e mi avvicino alla “Speisenempfehlung” reale stampata su di un azzeccatissimo quanto invogliante giallo pallido: “Chili con carne dazu Baguette. Portion 5,00 €”, “Mozzarella «Caprese» mit Tomaten und Basilikumpesto dazu: [in corsivo e con i due punti, stavolta] Dressing und Baguette. Portion 6,50€”, “Spinatpfannkuchen mit leichter Tomaten-Käsesauce und kleinem Salatteller. Portion 6,50 €”, “Hausgemachter Apfel-Pistazienstrudel mit Aprikosentopping. Portion 3,50€”. Che tristezza!

Ci guardiamo un momento mentre siamo in fila e stiamo per compiere questa follia. Due minuti dopo siamo fuori dalla Philharmonie, cinque minuti dopo siamo sulla S25, scendiamo ad Oranienburger Strasse, facciamo qualche metro e ci mettiamo in coda alla nuova succursale di Mustafa’s ad Hackescher Markt. Non sarà proprio quello che avevo immaginato, ma vale sempre enne volte di più di una omelette color menu giallo pallido a sei euro e cinquanta.

In definitiva, il Konzert è vero cibo per lo spirito, ma in quanto al corpo… il Lunch fatelo altrove!

 

Magister_L

PANEM ET CIRCENSES