“Gente che va e gente che viene, e tutto sempre senza spiegazione”.

Grand Hotel, film del 1932 diretto da Edmund Goulding ambientato a Berlino, deve la sua notorietà e il suo successo a diversi fattori.

LA TRAMA

All’interno di un albergo irreale, il “Grand Hotel”, sei diversi personaggi s’incontrano e scontrano nel gioco della vita. Che cosa succede quando persone così diverse tra loro s’imbattono gli uni con gli altri?

Innanzitutto è importante concentrarsi sul periodo storico, che vede in piedi una Germania post bellica concentrarsi non più su quella parte di società considerata elitaria ma, per la prima volta, si ferma ad osservare la massa. La gente comune ha molto da raccontare; storie semplici ma reali, intriganti.

Proprio nel 1929 è pubblicato, a Berlino, il romanzo della scrittrice Vicky Baum (Vienna 1888-Hollywood 1960). Non una storia qualsiasi su un libro qualsiasi ma, finalmente, qualcosa che andasse oltre i confini della carta stampata. Una nuova oggettività stilistica, in grado di trasportare il lettore nell’immedesimarsi con i personaggi da lui amati. Le storie fluttuano al di fuori delle pagine per raggiungere la vita vera, quella vissuta. Perché la Baum questo voleva raccontare, la vita e tutto ciò che questa ci mette davanti, scogli da superare. Il Grand Hotel è solo un pretesto per mettere in discussione sei personaggi diversi fra loro ma impegnati, insieme, a sopravvivere. Gli alberghi sono stati, e sono tuttora, un ottimo escamotage per rappresentare diverse personalità, angosciate dai loro problemi e rinchiuse nelle loro stanze. Persone che trovano come punto d’incontro il bar o la sala foyer; uno spazio comune dove i problemi sembrano scomparire, anche se solo per il tempo di un bicchiere.

Addirittura, la Baum per capire meglio che fili avrebbe dovuto tirare per far muovere accuratamente le sue marionette, decise di lavorare come cameriera per sei settimane presso un albergo berlinese. Non un semplice albergo, ma uno di quei grandi palazzi in grado di contenere diverse varietà e tipologie di persone.

Lo studio accurato, allora, le servì parecchio e soprattutto riuscì a far decollare il suo romanzo che non poteva più rimanere rinchiuso tra le pagine di un libro, doveva volare. La Metro Goldwin Mayer decise che il soggetto era adatto per un film stellare e nel 1932 uscì nelle sale, presentandosi come candidato alla prima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Il film si contraddistingue per la cosiddetta “parata di stelle” dalla quale è composto. Grandi attori riuniti per un unico film: Greta Garbo, John Barrymore, Joan Crawford, Wallace Beery, Lionel Barrymore. Anche se all’inizio ci furono non pochi problemi nel riunire i nomi che hanno poi composto il cast.

Uscì nelle sale il 2 aprile 1932 e incassò 2.594.000 dollari.

“E che cosa si fa in un Grand Hotel? Si mangia, si dorme, si gironzola, si corteggia qualcuna, si balla un po’… Cento porte sfociano in un atrio, nessuno sa nulla di chi gli è accanto. E quando parti, un altro occupa la tua stanza, e anche il tuo letto. Così finisce”.