Stop ai fondi per l’Erasmus? No, grazie. In Italia, dopo un anno di gestazione e grazie al supporto della Regione Toscana, nasce la Fondazione garagErasmus, con l’obiettivo di raccogliere e sviluppare l’eredità di quei mesi all’estero tra i cittadini di tutta Europa.

Nasce garagErasmus, la Fondazione che vuole riunire e mettere in rete la generazione Erasmus, a partire da tutti gli ex studenti Erasmus, così da creare un grande sistema europeo di esperienze e professionalità su cui sviluppare progetti imprenditoriali volti alla realizzazione di una società realmente europea.

La notizia è di questi giorni e sta circolando negli stessi attimi in cui i riflettori di tutta Europa sono puntati sulla possibile fine del programma Erasmus. La sfida è ardua: mettere in luce l’altra faccia dell’Europa, composta dalla generazione Erasmus che è l’esempio più concreto di una società europea unita in grado di fare rete, dimostrando così quanto sia una perdita non investire su nuove generazioni di studenti Erasmus in futuro.

Dello stesso avviso è anche il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che ha contribuito alla nascita della Fondazione. «Siamo consapevoli delle difficoltà finanziarie dell’Europa e sappiamo che sono seriamente a rischio progetti studio come l’Erasmus – sottolinea il Presidente –  E’ giusto in un momento come questo “tirare la cinghia”, ma non si può pensare di uscire dalla crisi senza investire nella formazione o togliendo possibilità ai giovani. Noi in Toscana abbiamo dato vita al Progetto Giovanisì finanziandolo con 300 milioni. Ed è proprio per i tempi che corrono che continueremo a crederci e a fare la nostra parte».

GaragErasmus si rivolge soprattutto a quella grande famiglia europea (quasi tre milioni di persone, di cui oltre duecentomila in Italia) composta dai figli dell’Erasmus. Ovvero coloro che devono a quell’esperienza di studio all’estero il proprio inserimento nel mondo del lavoro, la professionalità acquisita e un percorso di vita decisamente indirizzato verso una società europea unita, in grado di creare opportunità di innovazione e sviluppo. Persone su cui la Fondazione vuole investire.

«Altro che generazione perduta – spiega Francesco Cappè, co-fondatore della Fondazione garagErasmus – qui stiamo parlando di generazione Erasmus, la generazione che ha vissuto sulla propria pelle l’Europa unita e si è formata cogliendo le opportunità professionali e di vita che l’internazionale offre. Non subendolo ma cavalcandolo».

Tre le generazioni coinvolte in questo progetto, uno il contenitore nato per metterle in rete e per sviluppare le competenze di ognuna: garagErasmus, infatti, nasce con l’obiettivo di offrire ai professionisti, agli imprenditori, ai creativi e ai ricercatori la possibilità di condividere e realizzare idee innovative di business/social business nell’ottica dell’inclusione sociale e dello sviluppo sostenibile. Non si tratta solo di fare rete tra gli studenti ex Erasmus e tra chi si riconosce in esperienze simili, ma di dare loro, una volta riuniti, concrete prospettive imprenditoriali e di impresa sociale. La Fondazione, che vede la luce dopo un anno di gestazione, vuole agire come incubatore per i progetti innovativi, basati sull’applicazione delle nuove tecnologie in tutti i settori produttivi e culturali, adottando nuove modalità di partnership tra pubblico e privato in Europa e nel mondo. Già, perché il mercato del lavoro non può più avere confini e una formazione transnazionale è tra le voci più importanti del curriculum di un vero cittadino europeo.

«garagErasmus è una Fondazione indipendente che ha sede presso la Tenuta del Parco di San Rossore a Pisa – aggiunge Viviana Premazzi, altra co-fondatrice – Non fa riferimento a nessun partito o corrente politica e trae ispirazione dal libro “Generazione Erasmus, l’Italia delle nuove idee”».

«Il bacino di utenza e i protagonisti della nuova Fondazione –  dice Katherine Isaacs, Ambasciatore Erasmus per l’Italia nel 2012 – sono la grande famiglia Erasmus (quasi 3 milioni in tutta l’Unione europea, nei paesi EFTA, nonché in Turchia, Croazia e altri paesi), una generazione che ha potuto acquisire nuove competenze professionali, una nuova consapevolezza di sé, un senso di coesione che include e costruisce sulle differenze (di lingua, di cultura, di approccio) fra i paesi Erasmus. Non possiamo permetterci di interrompere un processo di apprendimento e di formazione collettivo così importante, nel quale abbiamo investito enormi risorse umane e materiali nel corso dell’ultimo quarto di secolo». È di oggi la notizia che l’Unione Europea ha vinto il Premio Nobel per la pace: questo significa che stiamo andando nella stessa direzione, ora bisogna farlo tutti insieme.

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