© Franziska Strauss

di Vita Lo Russo

Si possono amare tante cose. Si possono amare la spigolosità e la grazia dei movimenti di Pina Bausch. Si possono amare le fotografie leggermente fuori fuoco di Frank Capa. Si possono amare le linee scattanti del futurismo italiano. Oppure si possono amare tutte e tre le cose.

Una sintesi perfetta di grazia, velocità e fuori fuoco la fa Franziska Strauss, una rivelazione per Berlino. Una rivelazione nel mondo della fotografia. Una rivelazione per l’arte contemporanea. Franziska è piccola piccola piccola: nasce nel 1984 a Cottbus cittadina alle spalle di Postdam nell’area di Brandeburgo. Come molte bimbe incantevoli, studia le tecniche della danza classica. Ma poi quando diventa grande appende tutù e scalette al chiodo per dedicarsi alla contemporanea.

© Franziska Strauss

Nel corso degli anni si deve essere innamorata non solo delle sensazioni fisiche che la danza produce in chi la produce, ma anche del brivido di chi la riceve. Così ha imparato a osservare attraverso il movimento del corpo attraverso la lente. E si è messa a studiare fotografia prima a Chicago e poi New York. E un giorno, per scherzo o sul serio, ha cominciato a fotografare le sue amiche in sala prove.

Prima di proseguire urge una piccola nota tecnica. Per fotografare i danzatori in azione, così come per riprenderli con una telecamera, non basta essere fotografi o cine-operatori. Il professionista in questione deve star dietro al coreografo, deve seguire le prove dei danzatori, e sapere esattamente come si articola uno spettacolo. Non può, per capirci, presentarsi la sera della prima a teatro e pretendere di fare un bel servizio fotografico. Sarebbe come chiedere a un bravo giudice di andare ad arbitrare una partita di calcio: rischierebbe di farsi travolgere dal gioco e menare dai giocatori.

© Franziska Strauss

Nella storia dell’arte la figura del fotografo di danza è sempre stata sottovalutata. Forse perché la danza è molto femminile e la fotografia molto maschile, o forse perché siccome la danza è una performance connotata del hic e nunc – pago il biglietto, godo di un’emozione unica, non voglio che sia ripetibile – nessun direttore di teatro ha mai avuto voglia di pagare qualcuno che replicasse con la pellicola certe immagini.

Non solo. Per i fotografi le cose si sono complicate con l’avvento del contemporaneo. Se prima, quando andavano in scena i grandi classici – Lago dei cigni, Giselle, o l’Aida – il fotografo, forte del libretto, riusciva a prevedere un’evoluzione della dinamica, dopo l’avvento di Alwin Nikolais – l’uomo che ha cambiato le sorti della danza e ha dato vita al contemporaneo – e dell’improvvisazione, per scattare un clic decente si è dovuto chiamare in causa il padreterno.

© Franziska Strauss

Ma ora arriva Franziska: donna con occhio da fotografa e cuore da danzatrice. Sa stare in scena, sa prevedere l’improvvisazione delle danzatrici (le quali, ripeto, improvvisano per davvero, non fanno finta), sa quale muscolo del viso andrà a contrarsi, inarcando la curva della schiena. Credo che la Strauss sia un’innovatrice. O quanto meno, seguendo le parole di Francesco Bonami, riesce a fare una cosa meglio di tutti, per prima. Ed è per questo che lo scorso anno, da fotografa di paese, si è trovata a vincere il prestigiosissimo premio BFF-Förderpreis & Reinhart-Wolf-Preis.

Credo che ci troviamo di fronte a un talento. Scoperto per caso lo scorso anno a Berlino da Egbert Baqué, della Contemporary Art Gallery, Berlino in Fasanenstrasse. Il berlinese la espone, i collezionisti impazziscono, lei vince il premio. Tra non molto, diciamo inizio 2013, la galleria le dedicherà un Solo Exhibition, una mostra solo per lei. E sembra che curatori e ricchi asiatici e mediorientali stiano sgomitando per esserci. Per vedere la bella Franziska.

(articolo pubblicato originariamente su Crisalide d’aria, blog internazionale di arte contemporanea)