© Dan Safier

di Valerio Bassan

Andrea d’Addio non ha bisogno di grandi presentazioni: nella comunità italiana di Berlino lo conoscono quasi tutti, in particolare i più giovani. Con il suo Berlino Cacio e Pepe, dispensa quotidianamente consigli sulla città ed informazioni su quello che vi accade. Trent’anni appena compiuti, nella capitale tedesca da tre e mezzo, Andrea collabora anche con diverse testate italiane, scrivendo principalmente di attualità, di cultura e, ovviamente, di Berlino, la città che lo ha stregato.

Che cosa ti ha spinto lontano dall’Italia?
Al tempo della mia partenza, nel marzo del 2009, mi stavo laureando in scienze politiche, ma già scrivevo per qualche rivista, soprattutto di cinema, di moda e di arte. Volevo fare il giornalista e pensavo che, se fossi rimasto in Italia, non sarei mai riuscito a raccontare le storie che davvero mi interessavano. Lì finisce che non riesci mai a dimostrare quello che vali.

E come mai proprio Berlino?
Perché è una città abbastanza economica e per un freelance è più facile gestirsi. Inoltre, visto che già parlavo inglese, francese e spagnolo, volevo imparare una quarta lingua. Infine, quando mi sono trasferito, Berlino era in crescita sia da un punto di vista geopolitico sia da un punto di vista artistico e culturale, e giornalisticamente parlando c’era meno concorrenza.

Come mai sono aumentati i giornalisti italiani?
Da un lato, c’è il fatto statistico: se prima arrivavano cento italiani al mese, tra cui un giornalista, oggi ne arrivano mille, tra cui dieci giornalisti. Dall’altro, è l’informazione ad essere diventata sempre più Germano-centrica. Per quanto mi riguarda, rispetto all’inizio, mi viene chiesto molto più spesso di scrivere di Germania.

Sei autodidatta?
Sì, effettivamente sì. Ho iniziato a scrivere a ventuno anni. Una volta deciso di fare il giornalista, comunque, ho cambiato il mio indirizzo di studi, passando da economia a scienze politiche.

E il blog, quando è partito?
Fin dal primo momento che ho messo piede qua avevo pensato di aprire un blog, per tenere traccia della mia esperienza con dei brevi racconti. Il mio sogno è sempre stato quello di fare lo scrittore, prima che il giornalista. Sono anche stato selezionato per un corso di scrittura creativa della Rai. E il blog mi dava la possibilità inizialmente di scrivere racconti: era quello che volevo fare all’inizio, un vero e proprio diario di quanto mi accadeva a Berlino.

Come è nata la collaborazione con Zingarate?
Un giorno, mentre cercavo informazioni turistiche non mi ricordo per dove, lessi che Zingarate stava cercando blogger da varie parti del mondo. Allora ho deciso di tentare. Loro accettarono la proposta, e in quel momento nacque Berlino Cacio e Pepe. Già tenevo una rubrica su A, che andava molto bene e si chiamava “Ventenni da Berlino”. In precedenza non avevo mai aperto un blog, perché non credevo di avere la giusta costanza per portarlo avanti. Invece, il fatto che fosse retribuito, anche se in maniera minima, mi ha dato la spinta necessaria per sfornare post a intervalli regolari.

In un anno e mezzo, Berlino Cacio e Pepe ha continuato a crescere regolarmente, ed è sempre più apprezzato dai molti italiani che vivono qui. Come è andata?
Poco alla volta vedevo che gli accessi aumentavano, e che la risposta del pubblico era sempre migliore, i miei articoli erano sempre più condivisi e riconosciuti. A quel punto, da che scrivevo due articoli a settimana, o dieci al mese, ho iniziato a postare con sempre maggiore frequenza.

© Dan Safier

Se ti chiedo qual è la motivazione che ti spinge a portarlo avanti, cosa mi rispondi?
C’è un po’ di vanità, non lo nego. Allo stesso tempo, però, c’è anche il fatto di aver acquisito un certo peso nella comunità italiana, il che mi fa pensare che lo devo fare anche un po’ per servizio. Il blog ha acquisito una diffusione tale che sarebbe un peccato lasciarlo perdere: per questo, anche quando non ho tempo per scriverci, faccio pubblicare qualcosa ad altri. Penso che in questo modo, Berlino Cacio e Pepe acquisti sempre maggiore autorevolezza. Da blog personale, quindi, sta diventando sempre più un blog sociale.

Ti ricordi ancora il primo post in assoluto?
Sì, raccontava le proteste dei berlinesi contro il caro-affitti. C’erano questi manifestanti che si presentavano completamente nudi agli incontri tra agenzie e clienti. Arrivavano senza appuntamento e senza vestiti, accendevano gli impianti hi-fi e si mettevano a ballare, con il chiaro intento di rovinare l’affare.

In molti ti scrivono per chiederti consigli. Quali sono i più assurdi che hai ricevuto?
La domanda stupida più ricorrente è: mi sai consigliare qualcosa di carino da vedere o da fare a Berlino? É una richiesta che mi infastidisce un po’, dal momento che il blog è pieno di consigli su cosa fare e cosa vedere. Significa che ti stai rivolgendo a me senza sapere esattamente che cosa faccio e senza fare un minimo sforzo mentale, con pigrizia. Il fatto che io abbia un blog e usi un tono informale nella scrittura non significa che sia a completa disposizione di qualsiasi persona passi di là.

Cerchi sempre di rispondere a tutti, però.
Sì, ci tengo. Ciò non toglie che spesso vengo interpellato per cose che vanno al di là delle mie conoscenze; mi contattano per chiedere consigli sulla krankenkasse, sulla compilazione del modulo delle tasse o sui migliori corsi di tedesco in città. Mi piacerebbe aiutare tutti, ma richiederebbe un impegno tale che mi impedirebbe di fare il mio di lavoro e, di fatto, di mangiare, visto che alla fine il giornalismo è passione ma è anche l’unico modo che ho per vivere.

Perché credi si rivolgano a te?
Perché bene o male vedono che il blog contiene tante informazioni e per questo mi considerano un esperto, anche su temi di cui in realtà non lo sono.

Qual è la richiesta più frequente?
Un consiglio su come e dove comprare casa a Berlino. Ricevo ogni giorno almeno tre-quattro mail di questo tipo. Forse dovrei mettere su un’agenzia immobiliare e tenermi la percentuale.

Come giudichi la comunità italiana di Berlino?
É molto eterogenea e difficile da inquadrare. C’è chi ha il mito di Berlino e chi è arrivato qui quasi per caso, l’italiano che rinnega l’Italia e sta solo con gli stranieri e quello che rimane molto legato al Paese d’origine, la persona che arriva qua già con il lavoro ed il freelance, che è la condizione in cui mi ritrovo. Qui stanno arrivando così tanti italiani che si stanno replicando, anche in piccolo, tante situazioni di vita sociale e lavorativa analoghe a quelle italiane. In questo senso, Berlino sta diventando sempre più “italiana”, e l’italiano che cerca l’Italia qui la troverà: non so se è un bene o un male, però è quello che avverto.

Perché così tanti italiani vengono qua, secondo te?
Le motivazioni sono tante e tutte valide. La voglia di divertimento, il desiderio di una città con un’offerta culturale maggiore, la tutela che Berlino offre alle minoranze sessuali. Le principali, secondo me, sono l’alta disoccupazione italiana e l’idea che lì non ci sia un sistema che premia i migliori. Questa sensazione, vera o falsa che sia, è talmente diffusa nella mente della mia generazione che riesce a vincere la nostra pigrizia e ci convince a viaggiare, a metterci alla prova da un’altra parte. Quello che è stato tolto ai giovani, in Italia, è la speranza. Il solo fatto di venire qui ti dà automaticamente una nuova speranza di poter perseguire i tuoi sogni.

Speranza, però, non fa rima con sicurezza.
Già. Il rischio della disillusione, di una città che non corrisponde alle grandi aspettative che dà, forse è il più grande contro di Berlino. Questa città può illuderti perché si sopravvive con poco, e alla fine farti dimenticare la ragione per cui eri venuto. Tuttavia, anche se qui magari rinvii soltanto il problema, almeno hai la sensazione di poterci provare, un po’ come avveniva anni addietro in America. In un’epoca in cui ognuno di noi è focalizzato su se stesso e non siamo più pronti ad accontentarci di un lavoro standardizzato, Berlino ci dà la possibilità di pensare di potercela fare, almeno per un po’.

La parola più usata a berlino è tschüß, la seconda, probabilmente, è gentrificazione. Quanto stiamo davvero cambiando questa città?
Parecchio, ma è normale. Berlino è la più giovane capitale d’Europa. Negli ultimi vent’anni qui è successo di tutto, sono arrivati i Ministeri, sono giunte molte aziende, portando con sé i lavoratori e gli alti stipendi del resto della Germania. Di conseguenza, si è alzato anche il costo della vita. Più un posto diventa di tendenza, più comincia ad attirare gente. E più ne attira, più attrae eterogeneità, cosa che fa ne calare la particolarità originaria. Sono processi naturali: puoi cercare di regolarli o di frenarli un po’, ma non puoi fermarli. La rabbia di chi vive qua è comprensibile, certo, ma non si può pensare che il tempo non scorra.

E tu, in futuro, ti vedi ancora qui?
Sì, onestamente sì. Non avrebbe senso terminare ora il percorso che ho costruito in tre anni e mezzo di vita a Berlino. Arriverà un momento in cui, se avrò fatto le cose bene come penso, potrò raccoglierne i frutti. Se non vedessi il mio futuro qua, non farei quello che faccio.

20 Commenti

  1. voglio dire che … senza lambiccarci troppo il cervello, una passeggiata in bicicletta dentro il Tiergarten o sulle rive dello Sprea sono una ragione più che sufficiente per giustificare il desiderio di vivere a Berlino. E soprattutto non c’è nessun motivo per andarsene via una volta stabiliti qui, a meno che uno non sia pazzo !

  2. Per me che sarò a Berlino a breve,questa intervista è stata di grande aiuto….ti seguirò anche io da ora… ;-)

  3. o a meno che il papi non ti compri la casa e tu vada raccontando in giro che sei un fotografo

  4. Io sono qui da 3 mesi e il blog ‘Berlino Cacio e Pepe’ mi è molto utile. Trovo sempre cose interessanti da fare, consigli ed inormazioni. Grazie Andrea!

  5. complimenti..mi avevano parlato di te..qui a berlino…ed avevano ragione…curioso e aperto..preciso e tagliente…sarò anche io a seguirti,..i tuoi racconti accattivanti…

  6. con te Lilla… Io all’inizio lo seguivo anche il suo blog. Poi sempre meno. Dopo l’articolo su italia germania mi sono ripromesso di non entrarci più. Ora me lo ripropongono pure qua. Bah, pasiensa…

  7. A Lilla e “decisamente d’accordo”… ma per favore! Andrea è decisamente bravo a scrivere e brillante nel raccontare. io lo seguo dall’Italia ma con il cuore verso Berlino… chi critica di solito lo fa solo per invidia, non sarà questo il caso, mah… :-)

  8. Giacomo resta in Italia! Se per te esprimere una opinione vuol dire essere invidiosi (di cosa poi?!) l’estero non fa per te.

  9. Leggo spesso Andrea ed in un paio di circostanze gli ho chiesto dei suggerimenti ed è stato gentilissimo, sempre. I usoi pezzi sono interessanti anche per chi vive in italia, sempre equilibrati e scorrevoli. Non capisco chi dice che sia presuntuoso, da come scrive non emerge, poi non so se è così di persona. Ad averne di giornalisti così.

  10. “É molto eterogenea e difficile da inquadrare. C’è chi ha il mito di Berlino e chi è arrivato qui quasi per caso, l’italiano che rinnega l’Italia e sta solo con gli stranieri e quello che rimane molto legato al Paese d’origine, la persona che arriva qua già con il lavoro ed il freelance, che è la condizione in cui mi ritrovo. Qui stanno arrivando così tanti italiani che si stanno replicando, anche in piccolo, tante situazioni di vita sociale e lavorativa analoghe a quelle italiane. In questo senso, Berlino sta diventando sempre più “italiana”, e l’italiano che cerca l’Italia qui la troverà: non so se è un bene o un male, però è quello che avverto.”

    praticamente sostituiamo Berlino con Bruxelles e si può applicare la stessa definizione :) e poi Bruxelles con altre città europee e non, la comunità assume le stesse sfaccettature ovunque. Purtroppo o per fortuna.

  11. mi sono limitato ad esprimere il mio parere, nei limiti del buongusto e dell’educazione. Io vivo a Berlino e mi vivo Berlino. I racconti di Andrea mi sembrano quasi tutti simili. All’inizio li ho trovati piacevoli, alla lunga mi hanno stancato anche perchè ho imparato a conoscere la lingua e, in prima persona, la città. Penso sia stato bravo ad arrivare dov’è. Non devo farne una recensione ed il tuo assioma critica-invidia lo trovo un poco puerile e stereotipato. Andrea riveste a tutti gli effetti il punto di riferimento di gran parte degli Italiani a Berlino che hanno bisogno di leggere dove andare, cosa fare e cosa accade nella capitale. Lo fa con semplicità perchè “autodidatta” (parole sue). A tanti piace per questo ed è una sua forza. Fortunatamente parlando anche il tedesco io, ora, leggo altro. Tutto qua.

  12. bella intervista e bravo l’intervistato, mi pare che dica cose molto equilibrate, seguirò il suo blog

  13. Cara Decisamente d’accordo,
    Sono decisamente d’accordo con quello che scrivi su cacio&peppe, e mi piace tanto la tua argomentazione, precisa, obbiettiva e oggettiva.
    Posso chiederti cosa c’è di altro da leggere su Berlino?
    Te ne sarei grata se riuscissi ad elencare qualche blog/guida etc.
    Penso di approdare a Berlino a marzo dell’anno prossimo.
    Ti ringrazio in anticipo, con la speranza che tu riesca a leggere questo commento.
    Julia

  14. Berlino Cacio e Pepe è un Blog per gli italiani troppo italiani che vivono a Berlino.
    I temi degli articoli sono scontati e fatti per gente che NON CONOSCE Berlino. Per i nuovi arrivati ci sono tante notizie che a prima visto possono sembrare interessanti. Ma per chi a Berlino ed in Germania ci vive da un po , tutti gli articoli fanno abbastanza ca**are.
    Perciò se volete uscire dagli stereotipi italiani qui a Berlino, consiglio a tutti di non seguirlo … meglio leggersi Blog locali fatti da berlinesi (ci sono notizie molto più interessanti).
    E poi se uno vive qui a Berlino, non dovrebbe fare troppo l’italiano.

  15. “La domanda stupida più ricorrente…” che brutto e arrogante modo di porsi, come del resto il tono delle risposte qui e lì. Ho l’impressione che l’intervistato sottovaluti e sopravvaluti allo stesso tempo l’impatto del suo blog.

  16. alla fine,come sempre,al di là di tante “belle chiacchiere”,uno può avere le idee migliori del mondo,ma se mancano i soldi poco può fare…

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