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«Berlino era conosciuta per essere una sorta di paradiso per ogni genere d’artista. Ma quei giorni sono ormai finiti. Nel 2012, l’artista è il mestiere meno cool tu possa affermare di fare nella capitale tedesca». Comincia così l’arringa spietata di Al Burian, pittore e collaboratore di Vice, sulle pagine online della rivista scandalistica americana.

Burian racconta della sua esperienza presso il Bar 3, uno dei locali “culto” per creativi ed artisti a Mitte. Qui, racconta il disegnatore, anche solo presentarsi come artisti crea un’automatica diffidenza. «C’è un’ostilità mai vista prima», chiosa, ironico ma non troppo. «L’opinione pubblica è praticamente unanime: non solo gli artisti non si sopportano tra loro, ma pure il resto della popolazione li odia».

A sostegno del suo pessimismo (frustrazione?), Burian aggiunge alcune considerazioni di circostanza. Un paragone con New York, ad esempio, che in confronto a Berlino sembra operare una selezione più rigida per gli “autoproclamati” artisti. «A New York c’è un mercato dell’arte funzionante, quindi non puoi andare in giro affermando semplicemente di essere un artista senza prove a tuo favore. Se ti presenti così, vuol dire che ottieni introiti dal tuo lavoro».

Berlino, invece, offre meno garanzie. «La città tedesca, va detto, è una grande ambientazione. Anche solo farci un giro è divertente. Ma qui ognuno si sforza di fare il minimo indispensabile e già si appiccica addosso l’etichetta di creativo. Dire “sono un artista” ha veramente poco a che fare con il talento, la conoscenza o la produttività».

«Non sto cercando di dire che non ci siano buoni artisti a Berlino», conclude Burian. «Probabilmente, si stanno solo nascondendo, vergognandosi all’idea che la loro vocazione, un tempo nobile, gli sia stata sottratta da chiunque altro vada in giro con i baffi e vistosi vestiti fluo addosso». Ha ragione?

10 Commenti

  1. Secondo me si. Almeno in senso generale. Non sono d’accordo sul modo di New York di definire un artista, sta di fatto che qui a Berlino ormai anche lo Pfandsammler che passa sotto casa mia mi confida di essere un grande artista. Ciascuno ha diritto a tentare la strada che preferisce, compresa quella dell’arte, e non sta a me giudicare chi ne sia degno o meno, tuttavia questo uso a sproposito del termine sta portando ad uno scetticismo generalizzato che non giova alla causa.

    In ogni caso, anche qui a Berlino ci sono a mio parere delle eccellenze che non è bene trascurare, soprattutto per quanto riguarda la street art. In questo articolo http://riccardomotti.wordpress.com/2012/05/10/la-street-art-non-e-piu-politica/ analizzo le nuove tendenze in questo campo.

  2. a me già uno che si presenta con “ciao sono un artista” fa cadere le braccia: chi lo è davvero, non ha bisogno di presentarsi in tal modo. Non conosco la scena di New York, ma per quello che vedo a Berlino sono troppi quelli a “sproposito” che non producono un fico secco (ALMENO questo dovrebbe essere un punto fermo per giudicare chi lo sia o no). L’arte è una cosa seria e fatta di sacrifici. In merito alla scena berlinese se fa tanto un gran vociare ma non mi pare che ci siano tutti questi immani movimenti o affini da risucchiare l’attenzione..

  3. fotografi, ballerini, attori,pittori, writers, scrittori, bloggers,
    grafici, registi, “sound designers”, djs, vjs andate al mercato del pesce la mattina alle 6.00 vi passano le ruzze.

  4. Credo proprio abbia ragione. Non ne posso più di sentire e vedere “artistoidi” ovunque. Non credo che Berlino sia la città degli artisti, piuttosto è la città delle illusioni e c’è tanta gente che vive solo di questo. E come dice natasha non vedo dove sia tutto questo fervore artistico, per lo più è aria fritta.

  5. avrà ragione l’articolista di Vice ma ha ben ragione anche l’opinione media di Berlino. Forse il titolo trae in inganno; mi sembra che a non essere più benvenuti non siano gli artisti ma i palloncini gonfiati

  6. Penso che fondamentalmente la gente sia frustrata e di conseguenza se la prende con artisti, hipsters etc…
    Io sono per il vivi e lascia vivere e le mie frustrazioni non le elaboro di sicuro gettando pubblicamente letame su persone che alla fine dei conti non conosco. Trovo che criticare una categoria sia quasi sempre di una superficialità imbarazzante.

  7. Assolutamente d’accordo con Giovanni. La bellezza di Berlino sta nella sua libertà culturale e nella sue diversità: tutti sono i benvenuti; qualora non fosse più così, dovremmo davvero iniziare a preoccuparci. (a chiosa: questi americani hanno davvero rotto)

  8. Oggi essere artista è un mestiere, non uno status. Un artista non ha tempo da perdere a fare il fighetto nei bar di nessuna città. Per mostrare se stesso bastano le sue opere.
    Tutto il resto è carnevale…

  9. non ho capito dove risiede la frustrazione nel dire che non basta dichiararsi artisti per esserlo realmente. Nessuno getta letame, si cerca di essere critici ed di avere uno straccio di opinione su chi, ti assicuro Giovanni, conosco personalmente. Mi sembra banale aggiungere che ognuno possa vivere liberamente, ma il tema mi pare non fosse “reprimere una categoria”.

  10. Credo che qui si stiano affrontando due problemi diversi anche se legati a doppio filo – lo status dell’artista e il ‘diritto’ di chiamarsi tali (estremamente difficile da definire proprio per la materia in questione, l’arte) e lo status dell’arte oggi a Berlino. Il paragone con NY è intuitivo, ma la storia di Berlino e le sue peculiarità di nuova città dell’arte, ancora in corso di definizione, lo rendono azzardato.
    Se poi parliamo non di Berlino ma di Mitte non possiamo non considerare la geografia politica del luogo e la sua evoluzione degli ultimi vent’anni. Ho tentato di parlare di questo qui: http://www.berlinandout.eu/2012/07/19/berlin-mitte-e-larte-in-scatola-schluss-jetzt-wird-kunst-gemacht-la-fase-1-di-un-blogpost-che-sono-diventati-almeno-tre/

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