Silvia Foglia © Il Mitte

Silvia Foglia ha un curriculum difficile da sintetizzare in una riga: é country manager per l’Italia a Twago, la start-up che unisce freelance e aziende, e questo è il suo lavoro. Allo stesso tempo, però, è uno dei punti di riferimento della scena digitale berlinese. Silvia, infatti, ha fondato sia DigItaly Berlin che Berlin Geekettes, due gruppi che uniscono i rappresentati dell’ambiente start-up cittadino – il primo dedicato agli italiani, il secondo alle donne.

Arrivata a Berlino nel 2009, Silvia ha trovato nella nascente Twago la piattaforma ideale per mettersi alla prova. Un esperimento di successo, visto che Twago oggi ha raggiunto traguardi importanti: è presente in quattro Paesi e ha raccolto un finanziamento di oltre due milioni di euro negli ultimi mesi. La crescita del sito è costante, con un giro d’affari che aumenta del 200% ogni tre mesi.

I tre fondatori di Twago (Gunnar BerningMaria Lindinger e Thomas Jajeh) sono originari di Monaco e Francoforte. Perché, secondo te, hanno deciso di venire a Berlino?
Perché si sono resi conto che la città aveva delle grosse potenzialità, soprattutto dal punto di vista economico. Qui fondare una start-up costa meno rispetto al resto della Germania e agli altri Paesi. E tre anni fa i costi erano ancora più bassi. Inoltre, dal momento che volevano sviluppare la piattaforma a livello europeo, erano alla ricerca di personale internazionale e multilingua, una cosa che certo non manca a Berlino.

E tu come hai iniziato la tua avventura in Twago?
Quando sono arrivata qui due anni e mezzo fa non è stato facile trovare un’azienda con cui lavorare, perché non parlavo nemmeno una parola di tedesco. C’erano già alcune start-up, ma veramente poche e in settori che a me non interessavano. Pensa, io ho studiato tutt’altro: scienze dell’educazione, con specializzazione nei processi formativi. Ma quando la mia strada si è incontrata con quella di Twago, è stato amore a prima vista.

Ma Berlino è davvero un Eldorado per le start-up?
Sì, le potenzialità di questa città sono reali. La città è viva, offre mille opportunità non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche dal punto di vista dei divertimenti e degli eventi. Chi si trasferisce qui trova una città ideale, a misura d’uomo. É anche per queste ragioni che moltissime start-up si stanno spostando a Berlino.

Non c’è il rischio-sovraffollamento?
Chiaramente sì, il rischio è concreto. Devono essere le start-up stesse a dimostrare di poter sopravvivere, di non essere solo un hype ma di avere qualcosa di interessante da offrire, un’idea spendibile a medio-lungo termine. É dopo il primo anno, anno e mezzo di vita, che si capisce se l’azienda continuerà ad esistere.

Silvia Foglia © Il Mitte

Tu sei la creatrice di DigItaly Berlin, un gruppo Facebook che riunisce tutti gli italo-berliner impegnati con le proprie start-up. Non si tratta di un gruppo solo virtuale, visto che questa sera prenderà vita il terzo meet-up in poche settimane. Com’è nata l’idea?
Da diverso tempo volevo creare un punto d’incontro per gli italiani digitali di Berlino. Non ho mai portato avanti questa idea concretamente finché un giorno, ad un evento, ho conosciuto Alessandro Petrucciani (fondatore di Klash, ndr). Ci siamo resi conto subito che entrambi eravamo sulla stessa linea d’onda: così, dopo un paio di giorni per disegnare un logo, il gruppo Facebook era già online. Abbiamo iniziato invitando i quattro-cinque italiani che conoscevamo già, poi la comunità è cresciuta da sola. Nel giro di pochi mesi siamo già un centinaio.

Recentemente abbiamo trattato il tema delle quote rosa nelle start-up. Secondo qualcuno, esiste ancora qualche discriminazione nei confronti delle donne. Tu che ne pensi?
Può essere: ho sentito parlare di episodi simili, anche se, fortunatamente, non ne ho mai vissuti in prima persona. A Twago non ci sono problemi, una delle fondatrici è donna, e inoltre abbiamo molte ragazze che lavorano in azienda. L’anno scorso abbiamo vinto il Diversity Prize, un premio nazionale che incorona le aziende più virtuose da questo punto di vista.

A proposito, tu sei una delle fondatrici di Berlin Geekettes, un gruppo di donne berlinesi impegnate nel campo dell’IT e del digitale.
In realtà, Berlin Geekettes è nato un po’ per caso. Una sera io, Jess (Eirckson, ndr) e altre ragazze eravamo uscite a bere una birra, e così, chiacchierando, abbiamo deciso di creare qualcosa che unisse tutte queste forze femminili di Berlino. Così sono nati il gruppo di Facebook ed un sito in cui ci intervistiamo a vicenda: l’idea è quella di farci conoscere, non solo sul piano lavorativo, ma soprattutto su quello personale. Oggi siamo già un bel numero!

Oltre a Twago, hai anche qualche progetto personale?
Al momento no, mi sento molto coinvolta nel progetto di Twago. Un giorno, sicuramente, mi piacerebbe lavorare su un’idea totalmente mia, magari anche in un ambito diverso: ho sempre lavorato nel business to business, mi piacerebbe mettermi alla prova in una piattaforma consumer, che dev’essere senz’altro divertente e stuzzicante. Vedremo cosa accadrà in futuro.

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