“This is the place you find at last,
with the curiosity and desire forgotten
deep within your mind.
It depends on you to taste it or not.”
2012 June in Berlin
Ayako Suwa

Una breve passeggiata sulla Sprea separa la fermata della S-Bahn Jannowitzbrücke dalla Direktorenhaus Am Krögel 2. La casa si erge immutata da un secolo tra le costruzioni e la città che le si sono adattate intorno. Sono le 22.15 e ormai il Taste Festival si sta addormentando (sindrome post-digestiva!).
Ancora solo qualche designer chiacchiera con un conoscente rollandosi una sigaretta di tabacco. Sappiamo dove dobbiamo andare, quindi saliamo fino all’ultimo piano, le scale sono buie, il corridoio popolato solo da insetti commestibili che dormono nelle loro casette di plexiglas.
Ma ecco l’entrata, intravedi una tavola imbandita e un maître elegante. Delle figure perfettamente truccate e acconciate escono dalla sala con grandi vassoi e ci porgono il menù della serata, siamo nel posto giusto! La prima impressione è molto suggestiva e di colpo non sei più nella Direktorenhaus ma nel Guerrilla Restaurant Berlin “under the roof”.

Ayako Suwa ti seduce e ti invita nel suo ristorante senza indirizzo, perso in qualche dove e in qualche quando. Ti accompagna con lo sguardo ed un sorriso appena accennato nell’avvolgente dimensione delle sensazioni corporali.
Ritualità giapponese, ritmo profondo, intimo incontro.
Lei ti spiega le regole: si mangia con una mano sola, si mangia tutti assieme al suo augurio, e in un sol boccone, si chiudono gli occhi e si ricerca un’esperienza di gusto totale. Mangiare è sopravvivere, assaporare è evolversi. Un alfabeto sensoriale che grida attraverso le tue papille gustative. Vergogna, gioia, invidia, sorpresa, odio, il battito del tuo cuore, la soddisfazione. Il fuori ti entra dentro e ti rende complice cavia di un gioco privato di bocca e stomaco.
Tutto è studiato nei minimi particolari, l’occhio vuole la sua parte e se la prende. Ogni gesto è ponderato, unico, pulito. Il tuo cibo, preparato apposta per te. La tua esperienza sarà l’unica alleata nel tradurre il sapore che sopra gli altri ti farà sentire arrabbiato o soddisfatto. Una sottile ironia ti fa sorridere di questa stravaganza che si muove in un contesto tanto conosciuto quanto la tua tavola ma che ti porta in territori inesplorati ed esotici. Una danza di artistiche creazioni che riservano sempre una sorpresa nascosta, che ti esplode sulla lingua senza preavviso.

La ciliegia americana con aceto balsamico e alghe di Ayako Suwa

Finita la cena ti bevi un bicchiere d’acqua, ti guardi intorno e l’incantesimo è in qualche modo svanito. Ti avvicini alla tavola imbandita per regalare un ultimo sguardo alle creazioni di Ayako. Poi la intravedi infondo alla sala nel suo bellissimo vestito rosso, la saluti e le fai i complimenti, lei (che probabilmente conosce perfettamente l’inglese) ti risponde in Giapponese e le sua assistente ti traduce il suono delle sue parole, che arrivano davvero da un mondo lontano…
Uscendo dalla sala speri solo di rincontrarla, forse un giorno a Città del Messico o a Taiwan, perché in questo modo forse capirai se qualcosa è davvero mutato in te… Pensando a questo, mentre ci dirigiamo di nuovo verso Jannowitzbrücke, scomparsa a poco a poco la magia di quel convitto, ci guardiamo e con un sorriso e all’unisono ci diciamo “Ma io veramente avrei fame …”

A.