Carnevale delle Culture. Colori, suoni, sfilate, balli, calca e caldo (per fortuna e finalmente), sole (ancora più per fortuna e ancor più finalmente), sorrisi, giovani, vecchi e bambini, folclori, costumi, uomini e donne – che non hanno nulla a che fare con Maria De Filippi, almeno spero. Birra, birra e ancora birra: tanta birra; ettolitri di succo di fragole a prezzi imbarazzanti, spritz improvvisati con “prosecco” dal tappo a vite (scusate ma non posso esimermi da virgolette e “p” minuscola). Pestelli imbrattati di lime e zucchero di canna che battono un tempo elettro-samba fatto di squeeeeze e frush-frush in una catena di montaggio etilica che prova a mascherare il Bra-ndeburgo da Bra-sile a colpi di mojito e caipirinha.

© Ludovico Pensato

Eppure, nonostante questo ammirevole tentativo, Berlino è Berlino, e in questo caso non lo dico per sottolineare e lodare (come ritengo sia giusto fare in moltissime altre occasioni) la sua universale multiculturalità, tema stesso della manifestazione, quanto piuttosto per evidenziare la sua “germanità” da cui scaturisce un paradosso: il Carnevale delle Culture non è anche un Carnevale delle Colture. Non fraintendetemi, non mi aspettavo Terra Madre, né un mercato ortofrutticolo, ma ciò che mi è saltato agli occhi nei quattro chilometri di parata è la monotonia dell’offerta alimentare; nel tripudio di colori, suoni, sfilate, balli eccetera eccetera; nella pluralità di volti, accenti, fisionomie, genti e nazioni, il profumo che avvolge le strade è uno solo: quello del grasso dei bratwurst/schwainsteak che sfrigola sulle griglie di stand superattrezzati o montate su poveri disgraziati carnevalescamente vestiti da uomini-monade del wurstel.
Ad eccezion fatta per l’ovvia presenza turca, rappresentata in quest’occasione da anonimi cous cous in porzione singola (per la gioia del Tyler Durden di Fight Club) e le stecche ricolme di brezel bavaresi extralarge ma “mini-flavor” – passatemi il gioco di parole – non ho visto né odorato altro nell’aria; Pardon, c’erano un paio di bancarelle che facevano “tipische Französische Crêpes”, con la Nutella…

© Ludovico Pensato

Dov’erano le tante Culture che popolano Berlino e che riempiono le strade di ristoranti italiani, spagnoli, messicani (per dovere di cronaca loro c’erano, ma grigliavano wurstel), thailandesi, koreani, cinesi, indiani, persiani…Sono sbarcato a Berlino da poche settimane, forse ci sono dinamiche che ancora mi sfuggono, ma possibile che al Carnevale delle Culture l’unica alternativa ad un wurstel o ad un borek fosse un “American Ice Cream”? E poi, cos’è un “American Ice Cream”?

© Ludovico Pensato

Magister L.

2 Commenti

    • Grazie Angela,
      come scritto nel post era la prima esperienza al Carnevale delle Culture (visto il recentissimo trasferimento a Berlino) e il pezzo verteva in effetti su ciò che ho incontrato sul percorso della parata di domenica. In ogni caso ci tengo a dire che la mia era una pura curiosità, scevra da ogni polemica. Purtroppo non farò più in tempo a sperimentare la Strassenfest per questa edizione, ma l’anno prossimo arriverò mooooolto più preparato.

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