© Valerio Bassan per ilMitte.com

di Valerio Bassan

Tutto è cominciato nel 2009, con quattro meetup programmati alla stessa ora in altrettante città. Tre anni dopo, gli appuntamenti contemporanei sono diventati 160, e vanno da Singapore a San Francisco, coinvolgendo migliaia di persone. Giovedì scorso si è svolto il “Global Meetup Day” di Soundcloud, la piattaforma di condivisione di contenuti musicali lanciata nel 2007 da due svedesi, Alex Ljung ed Eric Wahlforss, e diventata oggi uno dei punti di riferimento per la musica (e i musicisti) nel web.

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La scusa per festeggiare, stavolta, era d’eccezione: il lancio della nuova versione di Soundcloud, “Next”. Lo staff berlinese della compagnia ha deciso quindi di aprire le porte del suo quartiere generale, situato al quarto piano di un palazzo di Rosenthaler Straße, a Berlino. La sensazione è quella di entrare in un ufficio della Silicon Valley: grandi pareti di vetro, ampi tavoli bianchi, spazi ricreativi sparsi qua e là, una cucina e una bellissima terrazza con vista sul Fernsehturm, la Torre della Televisione di Alexanderplatz e sulla cupola dorata della Nuova sinagoga di Oranienburger Straße.

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Proprio sulla terrazza incontriamo Alex Ljung, il co-fondatore di Soundcloud, che ci racconta la storia della sua azienda. «Siamo partiti quattro anni fa in piccolo» spiega, fumandosi una sigaretta. «Volevamo creare per il suono qualcosa di simile a quello che Flickr rappresentava per le foto o Vimeo per i video, ovvero una piattaforma cool e semplice da usare, che permettesse a tutti di condividere i propri file audio, fossero essi canzoni, discorsi, programmi radiofonici eccetera. Poi, l’anno scorso, siamo stati investiti da un vero e proprio tornado: in pochi mesi abbiamo raggiunto quota quindici milioni di utenti, il che è assolutamente incredibile».

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L’annuncio è di quelli inaspettati: solo poco tempo fa, a gennaio per la precisione, gli iscritti a Soundcloud erano “solo” dieci milioni. La crescita della piattaforma non pare quindi avere limiti. Ljung gongola: «Sì, stiamo crescendo rapidamente. Ci eccita il fatto che il suono rappresenti un elemento chiave della vita di tutti noi, quando cantiamo, quando ascoltiamo, quando parliamo. E io penso che nel web manchi tutt’ora qualcosa in grado di connettere le persone attraverso il suono. É qui che ci piacerebbe intervenire: il nostro scopo è quello di alzare il volume al web, di collegare il microfono di internet dando voce ai suoi utenti».

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Mentre racconta, nel piano rialzato dell’ufficio di Soundcloud sta suonando Mary Ocher, cantautrice russa che vive a Berlino ormai da qualche anno. Attorno, un centinaio abbondante di partecipanti, accorsi per sapere qualcosa di più di “Next”, la nuova piattaforma disponibile (per ora) solo ad un ristretto numero di tester. «Nello sviluppare il nuovo Soundcloud, abbiamo tenuto bene a mente l’importanza del suono nella quotidianità di ognuno. Sono state migliorate drasticamente quattro aree: quella estetico-visuale, quella della condivisione, quella dell’ascolto e quella della ricerca».

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«Ogni singolo pixel è stato ridisegnato», spiega Ljung, presentando la sua creazione ai presenti. Anche le celebri “onde”, che riproducono graficamente il suono caricato dall’utente, «sono ora molto più dettagliate e fedeli alla realtà». Alex e il suo staff hanno poi cercato di semplificare la condivisione dei contenuti, ora concentrata in un unico bottone chiamato “repost“. «É stata semplificata anche la condivisione attraverso l’applicazione mobile: ora basta un clic e il contenuto audio registrato con lo smartphone viene inserito direttamente nello stream dell’utente». Discorso analogo per le notifiche in tempo reale, che adesso appaiono in sovrimpressione nella parte in alto a destra della schermata.

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“Next”, nelle parole del suo creatore, sarà «smoother and faster» e somiglierà sempre di più ad un’applicazione piuttosto che ad un sito internet. Per questo i ragazzi di Soundcloud hanno inserito la possibilità di governare la piattaforma direttamente dalla tastiera, grazie ad alcuni comandi “scorciatoia”. Si potrà avviare la riproduzione, stopparla, metterla in pausa, mandare avanti e indietro velocemente e riprodurre in loop. Inoltre, l’utente potrà creare in un’unica “onda” una playlist di canzoni diverse, usando audio propri o creando compilation da altri user del sito. Infine, sono stati migliorati alcuni bug presenti nel vecchio Soundcloud: la ricerca è stata migliorata con i risultati istantanei (e basterà premere “S” sulla tastiera per fare apparire la barra) ed è stata implementata una nuova funzione per cui la riproduzione del brano non si interrompe nemmeno cambiando pagina di navigazione.

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Next raccoglie un caloroso applauso da parte dei presenti. Io ne approfitto per scambiare ancora qualche battuta con il suo fondatore. Dalla Svezia a Berlino, il successo di Soundcloud è nato sui tavolini del Cafè St. Oberholz, vera e propria mecca per gli startuppers di tutta Europa. «Quella di venire a Berlino è stata una decisione davvero spontanea» spiega Ljung. «Io e Eric siamo venuti qua per un giorno soltanto e ci siamo accorti di come la città fosse attraversata da vibrazioni uniche. Dopo una settimana, senza pensarci sopra più di tanto, abbiamo salutato la Svezia e ci siamo trasferiti qui. La cosa che ci ha attratto più di ogni altra è questa intersezione tra arte e tecnologia, che poi è proprio quello che anima lo spirito di Soundcloud – mettere la tecnologia al servizio dei creativi. Inoltre, tutta questa controcultura, quest’esigenza di cercare un modo per fare le cose diversamente,  ci appassiona. La convinzione di poter fare le cose in modo diverso è un po’ quello che sta alla base di ogni start-up».

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Eppure Berlino non sempre risponde alle aspettative degli startuppers, soprattutto in termini economici. Molte compagnie che aprono qui devono spostarsi oltreoceano per trovare investitori interessati al loro progetto. La storia di Soundcloud non fa eccezione: «Abbiamo iniziato grazie a business angels europei, situati a Monaco e Londra. Poi abbiamo avuto finanziatori da New York. Infine ci siamo catapultati nella Silicon Valley. Se apri una start-up a Berlino, devi abituarti all’idea che ti toccherà spesso prendere un aereo e spostarti da un’altra parte», spiega Ljung. Secondo lui, però, la situazione sta migliorando: «É vero, qui non ci sono molti finanziatori, ma ne stanno arrivando sempre di più. Oggi è molto più facile trovare soldi rispetto a prima, e inoltre la città sta acquisendo sempre più fama a livello internazionale. Quando sono a San Francisco, le persone mi chiedono incuriosite: “Ma cosa sta succedendo a Berlino? Sembra bellissimo, raccontaci tutto. Dobbiamo venire a vedere di persona».

1 commento

  1. Il Cafè St. Oberholz è la mecca degli startuppers di tutta europa? Quindi tutta quella gente imbambolata davanti al Mac non sta raccogliendo le zucchine in Farmville ma aprendo società? Mind. Blowing. La prossima volta che vado tenterò di sbirciare in qualche schermo…

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