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di Valerio Bassan

Chiusi nel ventre di una balena, riuscire a vedere le stelle. É possibile? Sì, se guidati dalla magia delle note di Vinicio Capossela, che ha portato in Germania per la prima volta le canzoni del suo ultimo capolavoro, “Marinai, Profeti e Balene”. É successo ieri sera nella tappa berlinese del tour europeo del cantautore italiano, sbarcato con tutta la ciurma sulla Sprea e catapultatosi, con tanto di barca e grandi costole cetacee, sul palco dell’Huxley’s Neue Welt di Neukölln. Nel salone dal sapore barocco in attesa di quello che il Sunday Times definì “Italy’s greatest rock star”, c’erano tantissimi italiani, ma anche molti tedeschi, a conferma di quanto Capossela sia sempre più un cantautore di livello internazionale.

Per “Marinai, Profeti e Balene”, in un certo senso, si è trattato di un ritorno a casa: alcune parti dell’album, infatti, sono state registrate proprio a Berlino. Quando le luci si accendono, Vinicio è già lì. Dà un cenno alla sua orchestra di mozzi e via, si parte, tra i respiri grevi e pesanti de Il grande Leviatano. Poi, d’improvviso, il cielo rischiara, le costole della balena si spalancano e Capossela, abbandonato il pianoforte, prende a condurre la navigazione (e le danze). Prima con L’oceano Oilalà, quindi con una delle rare incursioni nella sua vecchia discografia, ovvero Dalla parte di Spessotto.

Poi il viaggio prosegue a vele spiegate – è un viaggio notturno, che ha come stella polare l’ultimo album. D’un fiato, l’ammiraglio Capossela snocciola con sagacia brani come Lord Jim, Job, Goliath, I fuochi fatui, Polpo d’amor, Vinocolo e Aedo, interrompendoli qua e là con qualche divertente “gioco di parole” con la traduttrice (“una sirena che non parla sirenese, ma il germanese“) che, da dietro le quinte, aiuta Vinicio a dialogare  in tedesco con il suo pubblico. Lui, Capossela, è incontenibile: sale e scende dalla prua della sua nave, si traveste da polipo, ospita “trombonisti nani” e suonatori di organi a manovella. Teatro e musica si fondono, mentre il pubblico assiste alla performance in silenzio, a metà tra l’incantato e il rapito. E quando arriva Pryntyl, singolo tratto dall’ultimo album, la sala dell’Huxley’s Neue Welt esplode.

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La voce di Vinicio è roca, gutturale, abrasiva. Quando il cantautore impugna un megafono e urla “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”, il paragone con Tom Waits risulta tanto scontato quanto calzante. Poi il ritmo cambia: i marinai giungono a riva e diventano improvvisamente giostrai e ammaestratori, le atmosfere cupe della prima metà lasciano spazio ad orizzonti più ampi e luminosi. A sancire la svolta è L’uomo vivo, che dopo poche battute fa scatenare mani e piedi al pubblico, dalla prima all’ultima fila.

Il live sembra volgere al termine durante l’assaggio di Canzoni a manovella, sui cui Capossela presenta la band: Alessandro Stefana (chitarra, banjo, armonio), Glauco Zuppiroli (contrabbasso), Vincenzo Vasi (theremin, voce, campionatori), Zeno De Rossi (batteria), Mauro Ottolini (ottoni, conchiglie, flauti) e Francesco Arcuri (sega musicale, campionatori). Invece Vinicio ha ancora tanto da dire (e da dare). A partire da un ringraziamento alla Germania, terra che al cantautore ha dato i natali, visto che i genitori, migranti campani, risiedevano ad Hannover: si tratta di “Danke Schoen”, reinterpretazione italiana della canzone portata al successo da Wayne Newton negli anni ’60. Poi arriva il momento di una lunga serie di bis. Spazio prima all’immortale Che coss’è l’amor, poi a Si è spento il sole, tributo ad Adriano Celentano (“Quando mio padre viveva ad Hannover, le canzoni di Celentano erano una delle poche cose in grado di mitigargli la nostalgia di casa“, racconta Capossela), seguiti dai ritmi popolari di Zompa la rondinella e Il Ballo di San Vito.

Si salta e si balla. E dopo la grande sbornia collettiva, cui partecipa lo stesso Vinicio (“Bevo solo sul lavoro, quindi adesso posso“, spiega scolandosi una Beck’s), il finale è agrodolce. Ovunque proteggi commuove, come sempre, e non perde mai la sua forza immaginifica. Ma tocca a Le sirene chiudere il viaggio, prima di ormeggiare la nave e scendere definitivamente a riva. Poetica e intima, la canzone è un gioiello che sorprende tutti e lì, posta in chiusura di concerto, sembra essere un omaggio (involontario? forse) ai tanti italiani che vivono a Berlino: “Se ascolti le sirene non tornerai a casa / perchè la casa è dove si canta di te“.

Guarda la gallery del live al Heuxeys Neue Welt!

Questa la scaletta completa del concerto.

1. Il Grande Leviatano
2. L’oceano Oilalà
3. Dalla parte di Spessotto
4. Billy Budd
5. Lord Jim
6. I fuochi fatui
7. Job
8. Goliath
9. Polpo d’amor
10. Pryntyl
11. Vinocolo
12. Aedo
13. Le pleiadi
14. Dimmi Tiresia
15. Nostos
16. L’uomo vivo
17. Canzoni a Manovella (con presentazione della band)
18. Danke Schon (Wayne Newton cover)
19. Al veglione
20. Che coss’è l’amor
21. Si è spento il sole (Adriano Celentano cover)
22. Zompa la rondinella
23. Il Ballo di S.Vito
24. Ovunque proteggi
25. Le sirene