Di lei molti conservano l’immagine di una donna bionda e frivola che balla mentre Berlino viene bombardata: ma chi era Eva Braun, compagna di Adolf Hitler e complemento tedesco di quella Claretta Petacci che avrebbe trovato la morte accanto a Benito Mussolini?

Eva Anna Paula Braun nasce a Monaco nel 1912, da madre cattolica e padre luterano. Ha due sorelle e cresce come molte altre ragazze, frequentando il liceo ma sognando il mondo dello spettacolo. Il destino la porta a diventare, a diciassette anni, apprendista fotografa per Heinrich Hoffmann, fotografo ufficiale del partito nazista e un mese dopo incontra Adolf Hitler.

Non è un colpo di fulmine, all’inizio Eva non rimane colpita da quello che definisce un “signore di una certa età, con dei buffi baffetti”, ma in seguito ne diventa l’amante e comincia a frequentare il suo appartamento di nascosto dai suoi genitori.

Addirittura il padre di Eva, Fritz Braun, che non ha simpatia per quello che definisce “il faccendiere nazista”, scrive una lettera per chiedere ad Hitler di porre fine alla relazione con sua figlia. La lettera viene distrutta, probabilmente dalla stessa Eva.

È il 1932 e la campagna elettorale costringe Hitler ad allontanarsi da Eva per lunghi periodi. La donna non mostra interesse per politica, che peraltro considera la causa delle sue frequenti separazioni dall’amante, e addirittura non si iscriverà mai al partito.
Intanto Hitler continua ad attraversare la Germania e a tenere comizi per lungo tempo, fino a quando, il 1° novembre, assediata da una gelosia ossessiva e da insormontabili insicurezze, Eva Braun tenta per la prima volta il suicidio, sparandosi un colpo alla gola. La pallottola manca di poco la carotide e sopravvive. Hitler corre al suo capezzale.

Angela Maria “Geli” Raubal

Solo un anno prima si era suicidata la nipote del Führer, Angelika Maria “Geli” Raubal, figlia della sorella Angela Hitler. Secondo molti, con la ragazza Hitler aveva intrattenuto una relazione malata e forse incestuosa, che in molti ritengono all’origine del folle gesto della giovane. Memore di quanto successo a Geli Raubal e colpito dal gesto della Braun, Hitler si riavvicina ad Eva, che il 28 maggio del 1935 tenta di nuovo il suicidio con dei sonniferi.
“Se solo non avessi mai posato gli occhi su di lui” scrive, ribadendo più volte la sua disperazione nel suo diario.

Anche in questo caso, la donna si salva e Hitler, preoccupato, forse anche per uno scandalo che non poteva permettersi, le compra un cane e una villetta in un quartiere residenziale di Monaco, in cui Eva si trasferisce con la sorella minore Gretl e con i suoi due scottish terrier, Negus e Stasi.
È una donna dinamica, che ama nuotare, sciare, andare in bicicletta e che si dedica a ogni possibile sport in modo quasi ossessivo. Hitler è sempre più assente e cerca di compensare la distanza dalla donna ricoprendola di denaro. Mentre il destino dell’Europa si dirige verso l’ora più buia, Eva indossa scarpe di Ferragamo, biancheria comprata sugli Champs-Élysées, camicie da notte di seta, sottovesti di satin e dozzine di pellicce.

Sei mesi l’anno la donna passa le vacanze a Berghof, la residenza estiva di Hitler sulle Alpi Bavaresi, dove gioca a fare la padrona di casa e organizza feste in cui beve, fuma e ride come se tutto intorno non ci fosse l’inferno. Sogna inoltre le luci della ribalta e crede alla vaga promessa di Hitler che, una volta vinta la guerra, le farà interpretare se stessa in un film sulla loro storia. Per molti, è il prototipo della bionda superficiale, ignorante e naïve, sua cugina, però, la definisce  “la donna più infelice del Terzo Reich”.

Arriva il 1945, la folle epopea di Hitler sta volgendo al tramonto. A Berghof non ci sono più feste, né ospiti illustri. L’esercito sovietico è alle porte di Berlino. Eva Braun festeggia in famiglia i suoi 33 anni, ma poi decide di raggiungere Hitler nella capitale tedesca, per l’ultimo atto di quella che non sarà solo la loro vicenda personale, ma anche una delle più orribili fasi storiche del XX secolo.
Resteranno nascosti nel bunker al di sotto della Cancelleria, insieme a un gruppo di fedelissimi, fino alla fine.

Dopo Stalingrado, Hitler è un uomo ormai devastato dagli anni e dal delirio, ha perso la guerra, si sente tradito, sembra invecchiato di dieci anni. La notte del suo 56° compleanno Eva, che vuole comunque celebrare la ricorrenza, danzerà fino all’alba tra le rovine della cancelleria, diventando un simbolo famigerato di indifferenza all’orrore.

Il 30 aprile 1945, sotto le bombe alleate e le granate russe, Adolf Hitler ed Eva Braun si sposano alla presenza di Joseph Goebbels e Martin Bormann.
Due ore dopo il Führer detta il suo testamento: “Sebbene non abbia mai pensato, in anni di battaglie, di affrontare la responsabilità del matrimonio, ho scelto di sposare questa giovane che mi ha raggiunto per condividere il mio destino. Sceglie di morire con me, come mia moglie”.
Eva scrive invece alla sorella, sostenendo di essere felice di morire accanto a Hitler e soprattutto di evitare, così, il “caos imminente” che si preannuncia.

Eva ha giusto il tempo di sfoggiare brevemente il suo vestito da sposa di seta nera e firmarsi con orgoglio “Eva Hitler”, che è già tempo di morire.
Prima di entrare nella stanza del suicidio, Hitler bacia la donna sulla bocca in pubblico, per la prima volta. Nel primo pomeriggio dello stesso giorno, intorno alle 15.30, la coppia si toglie la vita, con un colpo di pistola alla tempia, lui, con il cianuro, lei. Il matrimonio è probabilmente il modo in cui Hitler, che si era sempre dichiarato “sposato con la Germania”, premia la fedeltà di Eva Braun. Il suicidio è il modo in cui la donna gliela ribadisce.

Su disposizione di Hitler, i corpi vengono bruciati e seppelliti nel giardino della Cancelleria. Nel maggio del 1945 i resti vengono identificati attraverso le impronte delle arcate dentarie da uomini del KGB e seppelliti a Magdeburgo. Nel 1970, nell’imminenza della costruzione di un complesso residenziale proprio nel sito che contiene le spoglie, ma anche per evitare che il luogo divenga meta di pellegrinaggio per eventuali formazioni neonaziste, i servizi segreti sovietici riesumano e cremano i resti dell’ex dittatore, di Eva Braun, di Joseph Goebbels e della sua famiglia (morta anch’essa nel bunker, inclusi i cinque bambini dei Goebbels). Le ceneri vengono gettate nel fiume Elba.

La famiglia di Eva Braun sopravvive alla guerra e la sorella Gretl, nel 1945, dà alla luce una figlia, che chiama come l’amata sorella. Anche Eva Fegelein, nipote di Eva Braun, si toglierà la vita per un uomo nel 1975, dopo la morte, per incidente d’auto, del suo fidanzato.

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