lazzaro felice

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Si è svolta lunedì a Berlino, al Cinema Paris a Kurfürstendamm, la premier del nuovo film di Alice Rohrwacher “Lazzaro Felice”, che ha incantato la critica al 71esimo festival di Cannes e che ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura. Una favola ambientata in un passato recente, ma i cui toni fiabeschi la fanno apparire senza tempo. La storia del giovane Lazzaro è anche la storia di una comunità, nella quale i personaggi si presentano come incarnazioni di concetti puri e danno vita a vicende dal sapore antico.

glücklich wie Lazzaro

Il giovane Lazzaro è un ragazzo buono in modo quasi eccessivo. Ostinatamente buono, gentile e fiducioso, anche quando viene deriso, sfruttato e maltrattato da tutti quelli che incontra. Lazzaro cresce nella tenuta dell’Inviolata, in una comunità contadina ancora convinta di vivere in una condizione di servitù. Il suo contraltare è Tancredi, figlio della Marchesa Alfonsina de Luna, proprietaria dell’Inviolata. Fra i due ragazzi nascerà un’amicizia improbabile, che Lazzaro vive come sincera e autentica. Tancredi ha altri progetti: pianifica una frode che lo porterà a scappare nella grande città, dove Lazzaro andrà a cercarlo, con conseguenze imprevedibili e tremende.

happy as lazzaro Marchesa Tancredi Nicoletta Braschi

Che cosa rende Lazzaro un personaggio così particolare? Che cosa lo ha fatto rimanere nel cuore della giuria di Cannes e di tutta la stampa internazionale? Probabilmente il suo essere un personaggio da favola: il genere di favola della quale si sente il bisogno, nel dilagare contemporaneo di cinismo e disillusione. Lazzaro ha una sola colpa: è incapace – o si rifiuta – di vedere il male negli altri. Si ostina a credere negli esseri umani nonostante questi gli diano continue prove di non meritare la sua fiducia. Lazzaro non persegue il tornaconto personale, non guarda il mondo per capire come servirsene: vuole solo aiutare gli altri, si sente appagato nel renderli felici e non chiede di più. C’è un forte elemento di realismo magico, in quest’opera di Alice Rohrwacher, che rende omaggio in più momenti al Fellini più trasognato e al Pasolini più lunare e poetico. Non è solo il personaggio del protagonista a rimanere impresso, ma l’intero affresco di un mondo fatto di contrapposizioni nette, proprio come avviene nelle favole, fatte per spiegare ai bambini che esistono il bene e il male, la luce e il buio, i mostri e gli eroi. Allo stesso modo, nell’universo di Lazzaro esistono la libertà e la schiavitù, i piaceri semplici e i colori vivaci della vita rurale da una parte, il grigio e la frenesia della grande metropoli dall’altra. Esiste l’ingenuità di Lazzaro e la scaltrezza di Tancredi, esiste l’affetto di Antonia e la crudeltà della Marchesa. E Lazzaro non è un eroe: non ha niente di epico, non combatte e non si difende, nemmeno a fin di bene. Lazzaro subisce il mondo e ci obbliga, con il suo atteggiamento di agnello sacrificale, a giudicare tutti gli altri.

Lazzaro_Antonia Alba Rohrwacher

In questo film c’è anche moltissima Italia: un paese che ha vissuto – in modo spesso traumatico – il passaggio dalla società contadina a quella industriale, con fortissime migrazioni interne che hanno svuotato le campagne e i piccoli paesi, per sovraffollare le periferie metropolitane. In questa Italia, il conflitto fra tradizione e modernità non si è mai risolto e le dicotomie sono rimaste vive ed evidenti fino ai giorni nostri.

Sul sito ufficiale del film potete trovare tutti i cinema di Berlino che trasmettono “Lazzaro Felice”.

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