di Lucia Conti

I Comites (Comitato degli Italiani all’Estero) sono organismi di rappresentanza degli italiani residenti in ogni circoscrizione consolare e la loro attività consiste nell’esprimere pareri, ma anche nel favorire iniziative che agevolino la collettività italiana in ambiti che vanno dall’istruzione, al lavoro, alla tutela dei diritti civili, politici e sociali, senza trascurare la cultura e il tempo libero. 

Abbiamo intervistato Simonetta Donà, presidente del Comites-Berlino, che ci ha dato una serie di consigli diretti a tutti quegli italiani che guardano alla Germania come a una possibile meta di residenza e magari considerano proprio Berlino come città in cui trasferirsi.

Segnaliamo intanto il prossimo evento organizzato dal Comites e previsto per domenica 3 giugno: Calcio in Festa.

valigia photo

Trasferirsi a Berlino, 8 consigli del presidente del Comites, l’avvocato Simonetta Donà.

1) Alloggio

Prima di tutto partire con le idee già chiare su ciò che si vuole fare. Quando ci si sposta in un altro Paese, la prima preoccupazione è senz’altro quella dell’alloggio.

In una città come Berlino, dove la domanda supera di gran lunga l’offerta, un padrone di casa può permettersi il lusso di scegliere e questo inevitabilmente penalizza chi è appena arrivato e magari non ha un reddito e non può fornire garanzie sulla propria solvibilità in Germania. Anche se siamo tutti cittadini europei, infatti, le garanzie che possono essere accettate in Italia, difficilmente servono quando si cerca casa qui.

Non mancano inoltre soggetti dai fini poco nobili, che approfittano dell’ingenuità dei nostri connazionali appena arrivati, per offrire presunti appartamenti per i quali l’intera trattativa si svolge su internet, magari con la richiesta di un anticipo, per poi scoprire che l’alloggio non esiste e che si è stati defraudati dei propri soldi.

Anche senza arrivare a questi estremi, molte agenzie si pongono come intermediari e realizzano profitti sproporzionati, approfittando del fatto che in Italia i prezzi al metro quadro sono molto più alti che in Germania e proponendo quindi agli italiani alloggi e immobili a prezzi gonfiati. Il consiglio, in questo caso, è quello di muoversi il più possibile sulle piattaforme immobiliari ufficiali.

2) Lingua

Un altro consiglio imprescindibile è quello di imparare la lingua. Il tedesco non è facile e in alcuni ambiti si lavora bene anche con l’inglese, ma quando ci si sposta in un Paese straniero è essenziale conoscerne la lingua, non solo per poter lavorare, ma anche per integrarsi, per capirne la mentalità e la struttura.

3) Lavoro

Un altro consiglio importante riguarda il lavoro. È altamente consigliabile trasferirsi con in mente un’idea precisa di ciò che si vuole fare. Chi ha un titolo di studio che gli permette di accedere a una professione specifica, per esempio, dovrebbe informarsi sulla possibilità di praticarla in Germania: non per tutte le professioni ci sono gli stessi sbocchi.
Chi sceglie invece di mettersi in proprio troverà senz’altro molti vantaggi: la legge tedesca permette di avviare un’attività da liberi professionisti con una spesa molto contenuta, di qualche centinaio di Euro, e senza pagare esosi contributi prima di aver generato guadagni. Sono infatti moltissimi, per esempio, i fotografi e videomaker che si stabiliscono qui e riescono a costruirsi con successo una posizione. Chi fa questa scelta, tuttavia, deve essere consapevole che si troverà a fronteggiare una fortissima concorrenza.

Photo by spratt504

4) Non sottovalutare il costo della vita in Germania

Sicuramente si tratta di un Paese ricco di possibilità, ma ci sono costi che possono risultare gravosi, come quello per l’assicurazione sanitaria, che tutti devono pagare – anche chi non ha un lavoro. In una prima fase, magari per il primo anno, mentre ci si orienta e si decide cosa fare e se stabilirsi definitivamente qui, è possibile utilizzare la copertura europea garantita dalla tessera sanitaria italiana, che però si perde nel momento in cui ci si iscrive all’AIRE.

5) La trappola degli “impieghi temporanei”

Restando in tema di giovani professionisti, laureati e di coloro che aspirano a svolgere una professione specifica, uno degli errori più comuni è quello di perdere di vista il proprio obiettivo e di trovarsi, nel frattempo, un impiego “temporaneo” – spesso nella ristorazione – con l’idea di mantenerlo mentre si impara il tedesco e ci si ambienta, proseguendo nella ricerca di un’occupazione più vicina ai propri studi. Nella mia esperienza, questo non avviene quasi mai.
I lavori nella ristorazione sono faticosi e spesso costringono a turni che sono incompatibili tanto con la frequentazione di un corso di tedesco quanto con la ricerca attiva di un altro impiego. Si finisce per apprendere un tedesco molto limitato, quel tanto che basta per svolgere il lavoro precario che si è trovato, e per restare intrappolati in questo sistema anche per decenni. C’è poi il problema dei datori di lavoro che non sempre sono limpidi e che, se non pagano proprio in nero, spesso fanno contratti di mini-job, così da non pagare né contributi né assicurazione sanitaria, aggiungendo allo stipendio ufficiale una somma non dichiarata. Se un giovane all’inizio può essere tentato da questa prospettiva, è però alto il rischio di arrivare alla mezza età senza aver versato alcun contributo e con una prospettiva pensionistica ridicola.
A meno che non si abbia intenzione di fare carriera proprio nella ristorazione, quindi, sconsiglio vivamente di intraprendere questo tipo di percorso.

6) Aprire un’attività

Un altro errore assai comune riguarda chi si trasferisce a Berlino con l’intenzione di aprire un’attività. Sono molti i nostri connazionali che si mettono in proprio e spesso ritengono di poter risparmiare, nella fase iniziale della loro esperienza imprenditoriale, non richiedendo una consulenza specializzata e non informandosi sulle leggi che regolano quello specifico tipo di attività in Germania.
Capita spesso, per esempio, che chi apre un ristorante o un bar affitti un locale, con un contratto a lungo termine. Se l’attività non rende, il titolare penserà di poter semplicemente chiudere e rescindere il contratto, ma non è così. Una situazione spiacevole di questo genere si può prevenire semplicemente richiedendo la consulenza specializzata di un avvocato o di un commercialista, che saprà individuare i profili di un contratto poco conveniente e aiuterà nella negoziazione di termini più accettabili.
Purtroppo, in questi casi, i nostri connazionali tendono a prendere scorciatoie e a firmare senza aver capito davvero ciò che stanno sottoscrivendo. Spesso ci si fida del consiglio del conoscente, del parente o dell’amico, che magari vive qui e parla anche bene il tedesco, ma che non ha la formazione necessaria a decifrare un testo tecnico come può essere un contratto.

7) Interfacciarsi con le istituzioni

Lo stesso avviene, non di rado, quando ci si interfaccia con le istituzioni tedesche, soprattutto se si richiedono aiuti e sussidi. In questi casi verrà sempre richiesto di compilare dei formulari, che possono essere davvero ostici anche per chi, come me, svolge questa professione. Non sono testi semplici da decifrare neanche per chi conosce perfettamente il tedesco, ma le dichiarazioni che si rendono all’interno di questi documenti ufficiali sono estremamente rilevanti e autocertificare qualcosa di scorretto o addirittura falso può avere delle conseguenze anche penali.
Farsi aiutare semplicemente da un conoscente senza alcuna qualifica o preparazione, pensando che comprendere la lettera del testo sia abbastanza, è un’ingenuità. Dietro ogni domanda di un formulario tedesco c’è una ragione precisa, che va compresa per poter fornire la risposta giusta.

8) Informazioni disponibili per gli italiani che vogliano orientarsi, prima di trasferirsi o appena trasferiti a Berlino

Il sito dell’Ambasciata d’Italia a Berlino, negli ultimi anni, si è arricchito di tantissime risorse utili che è possibile consultare. Una di queste è la lista dei professionisti di lingua italiana – che comprendono, fra gli altri, commercialisti e avvocati.
Questi professionisti non sono soggetti a una specifica approvazione da parte dell’Ambasciata, che però controlla che abbiano effettivamente i titoli per svolgere la professione che dichiarano.
Questo è un ottimo punto di partenza per accedere alle consulenze alle quali si accennava prima, che spesso hanno anche un costo piuttosto contenuto – soprattutto se si tratta di consulenze iniziali. C’è poi il Com.It.Es, che non è un patronato e non fornisce servizi diretti al pubblico, ma si impegna nella creazione di risorse che possano aiutare gli italiani nell’orientamento in Germania. La prima che consiglio di consultare è la nostra Guida Primi Passi, che contiene tutte le informazioni necessarie per chi si è appena trasferito o sta cercando di trasferirsi e ha bisogno di partire da zero. Ne abbiamo poi realizzata una sul sistema sanitario tedesco, utilissima per chi non è abituato a un sistema basato sulle assicurazioni, e anche una specifica sull’assistenza alle persone disabili.
Infine c’è il nostro Vademecum, che contiene una serie di indirizzi utili, inclusi quelli di asili e scuole bilingui. Per chi si trasferisce con bambini in età scolare o prescolare, infatti, è essenziale conoscere il sistema scolastico tedesco, che è completamente diverso dal nostro e che, al momento, offre posti limitati all’interno di istituti che siano interamente bilingui.
A Berlino c’è anche un patronato, la UIM, che fornisce assistenza su diversi fronti, per esempio in materia pensionistica o di richiesta di sussidi.