spazio

di Liliana Farello

In anni Made in Italy si è ritagliato un ruolo di primo piano nel settore spaziale europeo e internazionale. Costruzione di moduli abitativi per la ISS, di sonde, progettazione di voli suborbitali, fino ad arrivare alla (probabile) scoperta della vita su Marte. il 12 giugno, alle 19:15, ne parleranno alla Dante Alighieri Berlin rappresentanti di ASI, Altec e Telespazio

In questo preciso istante, una Tesla Roadster sta viaggiando nello spazio. Al posto di guida siede Starman, un manichino che finora ha ascoltato (o meglio avrebbe ascoltato, se fosse possibile per il suono viaggiare nello spazio) “Space Oddity” e “is there life on Mars” di David Bowie migliaia di volte – sempre che le batterie funzionino ancora.

La macchina elettrica è stata lanciata lo scorso 6 febbraio insieme al Falcon Heavy, nell’ambito della missione SpaceX patrocinata da Elon Musk. Il razzo, dalle portentose capacità di trasporto (oltre 54 tonnellate in orbita bassa e circa 22.000 chilogrammi nell’orbita geostazionaria,a quasi 36.000 chilometri di quota), è stato lanciato proprio dalla stessa base da cui partì la prima missione lunare.

“Houston, abbiamo un problema”, è la frase a cui Hollywood ci ha abituato. Come se le missioni spaziali fossero appannaggio della sola NASA – o, più recentemente, della sola SpaceX: il privato avanza, anche tra le stelle. Per qualcuno sarà una sorpresa, dunque, scoprire non solo che in molti dei progetti più conosciuti della NASA (la sonda Rosetta, o quella Cassini-Huygens) non solo c’è del contributo europeo, ma anche Italiano.

Se ne parlerà martedì 12 giugno, alle 19:15, alla Società Dante Alighieri (Oldenburger Str. 46, Berlin Moabit). Interverranno la dott.ssa Giuseppina Piccirilli, a capo dell’ufficio stampa dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), il CEO di Altec (Aerospace Logistics Technology Engineering Company) Vincenzo Giorgio e il CTO di Telespazio, Marco Brancati. Sarà l’occasione per scoprire quanto l’Italia sia in grado di offrire a livello di space technology.

Telespazio, stretto collaboratore del gruppo Avio, conta tra i suoi progetti più ambiziosi lo sviluppo del lanciatore Vega: un colosso ingegneristico di 30 metri di altezza e 3 di diametro massimo per 137 tonnellate di peso, che si andrà ad aggiungere alla flotta di satelliti dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea). Satelliti gran parte made in Italy, dunque, ma senza farsi mancare il contributo tedesco: la stessa Telespazio infatti conta sul supporto della succursale “Telespazio VEGA Deutschland”, a Darmstadt, che insieme alla sede centrale progetta e fornisce sistemi di lancio spaziali, di controllo dei satelliti e di osservazione della Terra.

Quanto invece alle forniture logistiche per chi sullo spazio vi è già arrivato, come gli astronauti della ISS (International Space Station), ci pensa Altec. L’azienda, relativamente giovane (nasce nel 2001 da Alenia Spazio e il consorzio Icarus, con base a Torino), si occupa infatti di fornire servizi sia per la ISS, sia per altri satelliti orbitanti – e il rapporto diretto con la NASA fa in modo che proprio a Torino vengano prodotti circa la metà dei moduli abitativi della ISS, con ricadute economiche particolarmente rilevanti per il Pil. Non solo: tra le collaborazioni portate avanti da Altec spicca quella con la Virgin Galactic di Richard Branson, compagnia privata la cui missione è costruire la prima linea commerciale spaziale. Insieme al Altec, le due aziende sono dunque al lavoro per portare avanti lo sviluppo di voli suborbitali, grazie ai quali sarà possibile coprire in poche ore distanze che un tempo sembravano infinite (Roma-Parigi in pochi minuti, Londra-Dubai in una manciata di ore).

Quanto all’ASI, si presenta da sola: da quando, trent’anni fa, il governo italiano ha raccolto tutti i precedenti programmi di ricerca sotto un’unica agenzia, questa è diventata portavoce del Made in Italy nello spazio. Negli anni l’Italia è diventata il terzo contribuente dell’ESA (al primo posto c´è la Germania). Una tradizione partita da lontano, dagli anni Sessanta; quando, sotto l’ombrello dell’Alleanza Atlantica, l’Italia si dimostrava già in grado di lanciare autonomamente satelliti in orbita. Oggi, grazie alla collaborazione e agli investimenti a livello europeo, l’Italia si è affermata come eccellenza nel settore ricoprendo un ruolo fondamentale all’interno di programmi come ExoMars, il cui obiettivo è cercare la vita su Marte. Proprio in queste ore ExoMars è saltato nelle prime pagine di ogni rivista scientifica dopo che, venerdì 8 giugno, la sonda Curiosity ha trovato alcune molecole organiche sul suolo marziano – oltre ad aver registrato variazioni al livello di metano nell’atmosfera.

Dalla space economy deriva un giro di affari che si traduce in numeri importanti: per ogni euro investito vi è un ritorno, a seconda che si tratti di un programma scientifico o commerciale, che oscilla tra i sei e i nove. Oltre un miliardo e mezzo di euro il valore complessivo, circa 6.300 gli addetti specializzati: una boccata d’aria fresca per l’economia italiana.

La Società Dante Alighieri Berlin è lieta di aver aperto questa porta dietro cui – è proprio il caso di dirlo – si cela un universo di piacevoli scoperte. Dalla consapevolezza di quanto l’Italia è in grado di offrire, al clima di collaborazione con cui le conoscenze e le forze vengono messe in comune all’interno dell’ESA (superando così la narrazione odierna di un’Europa sempre meno coesa), alla sinergia che si viene a creare tra settore pubblico e privato. Come se, quando si parla di ricerca ed esplorazione spaziale, si riuscisse finalmente a ragionare in termini non solo nazionali, né regionali e neanche internazionali: bensì planetari.

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