di Sara Bolognini

Pochi giorni fa il partito di estrema destra AfD ha reso pubblica la notizia di volere avanzare una richiesta per chiudere il più famoso club techno di Berlino, il Berghain, e trasformarlo in un club dalle regole più severe. Ma la proposta è stata ritirata, come dichiarato da Ronald Gläser, portavoce dell’associazione locale di AfD, il quale ci ha tenuto a precisare che “AfD non è il partito dei divieti”.

La situazione è stata chiarita e sembrerebbe che la proposta di chiudere e trasformare il Berghain sia stata avanzata da Sibylle Schmidt, che in realtà non appartiene ufficialmente al partito, ma se ne è resa portavoce. La Schmidt ha denunciato soprattutto la facilità con cui si possono trovare e consumare droghe all’interno della discoteca, le libertà sessuali concesse e gli orari di apertura praticamente illimitati, che incentivano il consumo di sostanze stupefacenti per restare svegli. Criticata anche la severa politica d’ingresso, a causa della quale diventa a volte impossibile accedere al club.

La Schmidt ammette di frequentare il Berghain due o tre volte all’anno e di apprezzare la location e la musica proposta nel Panorama Bar. Dando un’occhiata al suo passato, la sua vita riserva altre sorprese. Negli anni 80 l’attuale sostenitrice del partito di estrema destra sembra avere gestito un club dove suonavano principalmente band punk (locale più volte sgombrato dalla polizia perché troppo rumoroso) e aver organizzato sia feste all’SO36 che concerti anti-fascisti. Ci si chiede cosa abbia determinato la sua trasformazione politica.

La frazione di AfD di Friedrichshain-Kreuzberg ha però dichiarato di non avere mai approvato la richiesta. Sibylle Schmidt è infatti sì una candidata di Afd, ma una candidata senza partito. L’ipotesi che tutto questo polverone sia stato sollevato solo per fare notizia si fa dunque decisamente probabile.