Era detta “La iena di Auschwitz” o “La bella bestia di Belsen” e fu impiccata dagli inglesi ad appena 22 anni, diventando la donna più giovane mai giustiziata sotto la legge inglese nel XX secolo: Irma Grese fu senza dubbio una delle carnefici più famigerate della storia nazista.

La madre si suicidò bevendo acido cloridrico quando Irma aveva tredici anni e il padre non ebbe mai con la figlia un vero rapporto. Non particolarmente brillante negli studi e dopo essere stata vittima di episodi di bullismo, la ragazza lasciò la scuola ad appena quattordici anni e si unì alla Lega delle ragazze tedesche (Bund Deutscher Mädel), la sezione femminile del partito nazista (NSDAP). La Grese si appassionò alla causa nazional-socialista con un fervore destinato a diventare furore e raggiunta l’età di circa diciotto anni si arruolò volontaria tra i ranghi femminili delle SS, divenendo operativa all’interno dei principali campi di sterminio della Germania nazista.

Si formò a Ravensbrück, campo interamente femminile in cui apprese i rudimenti del “mestiere”, ma esercitò la sua ferocia anche ad Auschwitz e Bergen-Belsen, dove fece carriera conquistando incarichi sempre più autorevoli e superando le aspettative dei superiori con una crudeltà direttamente proporzionale alla sua devozione alla causa nazista. Bionda, con gli occhi azzurri e l’uniforme sempre perfettamente in ordine, la Grese, immagine vivente della propaganda hitleriana, si aggirava per i campi incutendo vero  e motivato terrore.

Fu definita infatti, da tutti i sopravvissuti che la ricordano, come una delle persone più sadiche e violente che avessero mai visto. Aveva due cani, che teneva sempre affamati e da cui faceva sbranare gli internati, spesso perché rallentavano, a volte per puro divertimento.
Era gelosa delle detenute più belle e giovani e spesso le colpiva violentemente sul seno con una frusta dalle terminazioni metalliche, facendole operare senza anestesia quando le ferite si infettavano e prendendole a calci persino quando erano sotto i ferri. Faceva inoltre restare i prigionieri in piedi per cinque o sei ore, nudi, sotto la pioggia, picchiandoli a morte se perdevano anche solo per un istante la posizione eretta e frustandoli sul viso fino a quando non diventava completamente spellato e piagato.

La Grese è nota anche per aver avuto relazioni sessuali con numerosi ufficiali delle SS e con il famigerato dottor Mengele, che condusse sugli internati orribili esperimenti e che la lasciò quando si accorse delle sue tendenze lesbiche. Tra le torture inflitte c’erano infatti anche gli abusi sessuali che la Grese perpetrava sui detenuti, ma anche sulle detenute, fino a quando non si stancava di loro e li mandava nelle camere a gas.
Viene descritta in generale come una ninfomane che si eccitava di fronte alla mera sofferenza dei prigionieri e molti episodi sono raccontati dalle sopravvissute Sonja Maria Hedgepeth e Rochelle G. Saide nel libro “Le violenze sessuali contro le donne ebree durante l’Olocausto“.


Dopo la fine della guerra la Grese fu arrestata dagli inglesi e condannata a morte per impiccagione come criminale di guerra insieme ad altre due guardiane del campo, Johanna Bormann ed Elizabeth Volkenrath. Non mostrò mai segni di pentimento e fu l’unica a rimanere impassibile, quasi strafottente, alla lettura della sentenza.
Passò l’ultima notte della sua vita a intonare canti nazisti insieme a Johanna Bormann e il 13 dicembre del 1945 fu portata nella stanza delle esecuzioni.
L’unica cosa che disse, quando le venne infilato il cappuccio sulla testa, fu “Schnell”, fate in fretta.