crisi rifugiati

di Sara Bolognini

Secondo le statistiche del Ministero degli Interni, gli attacchi rivolti ai rifugiati e ai loro centri d’accoglienza sono stati 2219 nel 2017, per la precisione 1906 contro i rifugiati e 313 contro i centri: all’incirca cinque al giorno. Il numero è considerevole, ma è diminuito di un terzo rispetto all’anno precedente, che aveva visto più di 3500 attacchi. Tuttavia, secondo Bernd Mesovic, direttore legale dell’organizzazione Pro Asyl, le cifre degli attacchi sono diminuite anche perché alcuni centri sono stati chiusi e il numero dei rifugiati stessi si è abbassato: meno rifugi significa meno possibilità di essere attaccati.

I crimini contro i rifugiati e i centri che li accolgono includono non solo aggressioni con conseguenti danni fisici (300 persone sono infatti rimaste ferite), ma anche danni alla proprietà, diffamazione e incitamento all’odio. Le forze politiche della sinistra tedesca incolpano il partito di estrema destra AfD e la politica conservatrice di Angela Merkel di favorire la diffusione di sentimenti di odio e un’atmosfera di generale aggressività. In particolare, gli esponenti di AfD sono noti per l’uso di una retorica razzista che potrebbe incoraggiare i cittadini tedeschi a commettere crimini contro gli stranieri. Dall’altro lato, anche la CDU non sembrerebbe aiutare, pretendendo che il trattamento riservato ai rifugiati venga inasprito.

Guardando alla crisi, quali aspetti della situazione dei rifugiati appaiono migliorati rispetto all’anno scorso? Secondo Mesovic, per quanto riguarda la registrazione dei richiedenti asilo, la burocrazia si è snellita. Rimane tuttavia il problema dell’insufficienza di spazio nei contri di accoglienza.

Nonostante la burocrazia si sia snellita, le procedure per richiedere asilo durano ancora diversi mesi. Senza contare che, qualora la domanda venga respinta, il richiedente può fare ricorso, cosa che estende ulteriormente la durata del processo. Il fenomeno è piuttosto comune, visto che spesso questi rifiuti non sono propriamente giustificati. Nell’attesa, tuttavia, i rifugiati si trovano in un limbo, condizione per cui non viene loro permesso di cercare un lavoro e un alloggio stabile.
Questa “crisi dei rifugiati” sembra ancora lontana dall’essere risolta.

Leggi la prima parte della nostra intervista a Mohamad, rifugiato Siriano a Berlino