di Valentina Risaliti

L’8 marzo si avvicina e, anche quest’anno, le donne di molti Paesi si preparano a incrociare le braccia in occasione di quello che ormai da due anni a questa parte sembra essere diventato un appuntamento fisso.

Già l’anno scorso, infatti, diverse associazioni, tra cui l’italiana Non una di meno, avevano aderito allo sciopero globale produttivo e riproduttivo delle donne della durata di ventiquattro ore, riportando la causa femminile al centro del dibattito pubblico.

E già l’anno scorso le premesse per una nuova ondata di femminismo c’erano tutte, soprattutto dopo quella lunga campagna elettorale statunitense dai toni spesso irrispettosi; soprattutto dopo le lotte, in Polonia, contro una legge sull’aborto che voleva riportarci indietro di anni; soprattutto, dopo le manifestazioni delle argentine contro l’impennata di stupri e femminicidi in atto nel loro Paese.

Foto di Molly Adams

Oggi, quei primi moti salutati da molti come fuochi fatui, poco più che effimeri entusiasmi giustificati da eventi scatenanti isolati, danno l’impressione di essere riusciti a organizzarsi in azioni coordinate, in campagne efficaci e, in definitiva, in movimenti strutturati in grado di avviare una vera e propria rivoluzione sociale.

Ne è stato un esempio il caso Weinstein, che in men che non si dica si è esteso a macchia d’olio coinvolgendo varie personalità del mondo dello spettacolo, riuscendo così a mettere in luce il cancro delle molestie sessuali, non solo negli ambienti del jet set hollywoodiano, ma in ogni contesto lavorativo.

E in barba agli scettici (quelli che – per intendersi –non credevano ci fosse ancora bisogno di un movimento femminista) le campagne nate sull’onda di tale scandalo, non solo sono state in grado di evidenziare abusi di genere strutturali e sistematici, ma hanno finito per far emergere anche casi di pedofilia e di violenze sessuali a danno di uomini.

Altri scetticismi, invece, (ad esempio quelli di coloro che vedevano certi movimenti come connotati da un eccessivo elitarismo occidentale) sono stati smentiti da scandali ben più recenti, primo fra tutti quello che ha visto coinvolte diverse associazioni umanitarie, da Oxfam alla Croce Rossa.

Non è dunque un caso, che la manifestazione dell’8 marzo di quest’anno trasformi il rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme in un grido comune: da #metoo a #wetoogether, come si legge sul sito ufficiale di Non una di meno. Uno slogan inclusivo, che mette in evidenza quanto la causa femminista sia, in fin dei conti, importante per tutti e ancora estremamente necessaria per il bene comune.

I cortei in occasione dell’8 marzo si terranno in diverse città in tutto il mondo. In Italia hanno già aderito diversi capoluoghi. A Berlino la marcia inizierà da Hermannplatz alle 17.30 e finirà in Oranienplatz.

VALENTINA RISALITI è una reporter e video-maker, da sempre legata ai temi del femminismo, della difesa dei diritti delle donne e al rispetto dell’ambiente.  Ha studiato filosofia, giornalismo e antropologia, e ama riconoscersi nelle parole delle grandi donne del passato. Oggi vive a Berlino, dove tra un libro di Patti Smith e uno di Simone de Beauvoir, si dedica a diversi progetti.  www.valentinarisaliti.com / Twitter: ValentinaRisal