© 2018 Dario J Laganà | www.norte.it

di Lucia Conti

Abbiamo incontrato l’Ambasciatore Pietro Benassi nel suo ufficio di Hiroshimastraße, a tre anni e mezzo dal suo insediamento ufficiale, di cui abbiamo già avuto modo di parlare, e dopo esserci più volte occupati della sua attività a capo di un’istituzione come l’Ambasciata, fondamentale per la comunità italiana a Berlino.
Abbiamo parlato del rapporto tra Italia e Germania, dell’importanza dell’Europa in un ambito di sviluppo globale e delle prospettive che attendono i giovani italiani che decidono di trasferirsi in una città simbolo di questa evoluzione geopolitica.

Ambasciatore Benassi, una sua personale cifra è quella di favorire iniziative tese all’integrazione dei giovani italiani che si trasferiscono a Berlino. Quando ha capito che era importante?

L’attenzione per i giovani mi accompagna da diverso tempo e la sentivo viva già prima di assumere servizio qui a Berlino, quando ricoprivo altre funzioni in altre sedi, da ultima Roma. A quel tempo tuttavia non potevo mettere la questione al primo posto, in quanto mi occupavo dei rapporti tra i governi, essendo il capo di gabinetto del ministro.
Giunto in Germania, Ambasciata importante, Paese importantissimo, collettività italiana tra le più importanti del mondo, mi sono trovato nella condizione di muovermi in questo senso e mi sono detto che non volevo allargare la famiglia di chi parla a favore dei giovani, ma volevo far parte della famiglia di chi fa qualcosa a favore dei giovani.

Cosa è stato fatto, concretamente?

Volevamo che l’Ambasciata fosse percepita dalla nuove generazioni emigrate a Berlino come un possibile strumento di servizio. È nato così un ciclo di eventi che abbiamo chiamato “L’Ambasciata incontra…”, in cui giovani appena arrivati a Berlino si confrontavano con altri giovani già entrati nel mercato nell’ambito di diverse realtà professionali, creando un networking anche successivo al dibattito.

Qual è stato il bilancio dell’iniziativa?

Il tipo di riscontri, commenti e segnalazioni pervenute ci hanno incoraggiato a continuare, perché abbiamo avuto la sensazione che quest’attività fosse molto apprezzata. In poco più di un anno abbiamo fatto più di dieci incontri, adesso ne abbiamo in programma altri cinque prima della pausa estiva e in generale abbiamo tutta l’intenzione di continuare.

Come ha visto cambiare la comunità italiana a Berlino, negli anni in cui è stato Ambasciatore, e come ha visto cambiare la città?

Ho avuto la possibilità di lavorare in questa Ambasciata già quindici anni fa, quando ero il responsabile dell’Ufficio Politico, quindi dal 2002 al 2005. Nel frattempo Berlino è cambiata molto, è cambiata molto la Germania, è cambiata molto l’Europa, ed era inevitabile che cambiassero anche i ragazzi che ho trovato qui, rispetto alla collettività che c’era all’inizio degli anni 2000. Intanto questa collettività si è quasi raddoppiata, poi ci sono molti giovani che arrivano con una formazione universitaria avanzata e con un curriculum più ambizioso.

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Riescono nel complesso a realizzare le loro ambizioni?

Diciamo che non necessariamente trovano sul mercato una risposta pari alla loro ambizione, non subito, almeno. A volte devono cominciare facendo uno o due passi indietro, ma quello tedesco è un mercato che, nonostante alcune difficoltà, continua a essere per i nostri ragazzi abbastanza ricettivo.
Di sicuro globalizzazione e digitalizzazione hanno reso l’interrogativo “cosa ne sarà domani di noi e come riusciremo a realizzare le nostre aspirazioni?” molto più pressante per i giovani di oggi di quanto non lo fosse per quelli di vent’anni fa.

Mi piacerebbe parlare ora del rapporto tra Italia e Germania, due Paesi che, come mi diceva il giovane presidente della Dante Alighieri in una recente intervista, sembrano quasi una coppia che sta insieme da tanti anni.

Sulla modalità di questa coppia sono stati costruiti anche molti stereotipi. Certamente sono una coppia, sono una coppia di Paesi fondatori dell’Unione Europea, hanno dato impulso allo stesso processo che li ha portati all’unificazione alla fine del diciannovesimo secolo; sono una coppia anche per aver condiviso una pagina molto tragica della loro storia, col sonno della ragione, con l’abbandono della democrazia e l’esperienza di due terribili dittature che hanno caratterizzato il secolo breve, come lo definisce Hobsbawn.

E oggi?

Oggi sono una coppia a tutto tondo, si interrogano sul domani nell’industria 4.0, condividono gli stessi obiettivi, a volte magari non essendo d’accordo sugli strumenti per raggiungerli e collaborano in moltissimi campi. Sintetizzando, per l’Italia la Germania non è un partner importante, è un partner essenziale.

Vogliamo citare qualche dato?

Pensi solamente che sul piano economico il volume di scambi tra Italia e Germania è pari a quello che abbiamo con Francia e Gran Bretagna assieme, che pure fanno parte dei primi sei, sette Paesi più importanti del nostro interscambio complessivo.
Quindi la Germania è il grande partner a tutti gli effetti e lo si rileva in ogni settore.

ambasciatore
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Possiamo fare qualche esempio concreto?

Passando da un settore all’altro possiamo dire intanto che la Germania garantisce all’Italia 11 milioni di presenze turistiche ogni anno e notevole è anche il livello di collaborazione culturale, scientifica, tecnologica e di integrazione tra i due Paesi. Il notevole rapporto economico tra Italia e Germania, inoltre, non si esaurisce solo nel vendere e acquistare beni e servizi, ma significa anche produrre insieme in diversi settori industriali. Se un prodotto tedesco ha grande successo sul mercato, ad esempio, non necessariamente lo viviamo come l’affermazione di un concorrente. È infatti probabile che produciamo in Italia il 30 o il 35% delle sue componenti.

In quest’alveo si colloca anche un ciclo di eventi che è partito da poco in Ambasciata: “Anders miteinander”.

Esatto. Abbiamo voluto sintetizzare tutto questo in un ciclo dal titolo “Italia e Germania nella prospettiva europea: diversi ma insieme”, che in tedesco suona Anders miteinander, per dire che condividiamo gli stessi obiettivi, a volte con una nostra originalità.
Abbiamo iniziato la scorsa settimana con la geopolitica, col direttore tedesco della Stiftung Wissenschaft und Politik, Volker Perthes, col nostro Lucio Caracciolo, di Limes, e con la moderazione di Tonia Mastrobuoni di Repubblica.

Quali saranno i prossimi appuntamenti?

A marzo ci occuperemo dell’Eurozona e della sua stabilità, avremo esperti della Banca d’Italia, dei principali istituti tedeschi e di Confindustria, per cercare di capire dove vada l’economia dell’Europa e dei due Paesi.
E poi proseguiremo con la cultura, nelle sue varie dimensioni, faremo un incontro con i media, sulla comunicazione tra Italia e Germania, e ne organizzeremo anche uno sul calcio a Monaco di Baviera, con grandi ospiti. Siccome stiamo chiudendo le adesioni ancora non dico quali, ma saranno tutti di fama mondiale.

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Come si colloca questa cooperazione tra Italia e Germania, nel quadro europeo? 

Italia e Germania sono due Paesi dell’Unione Europea e grandi temi ci accomunano. Ci unisce il risultato ottenuto dopo sessant’anni di pace e sviluppo economico che ci ha dato la UE, ci accomunano le preoccupazioni per il futuro, ci accomunano le priorità che vogliamo inserire non solo nella nostra agenda politica, ma anche in quella europea che, in questi mesi, sta entrando nel vivo del negoziato sul prossimo bilancio pluriennale. Non è un caso che pochi giorni fa i due ministri delle finanze, Padoan e Altmaier, abbiano reso pubblico un documento congiunto in cui Italia e Germania identificano le medesime priorità dell’azione dell’UE quanto all’utilizzazione del proprio budget.

E come si articola la comunicazione politica tra i due Paesi in un momento tanto complesso, anche per le relative diplomazie?

Io sono qui da tre anni e mezzo e innumerevoli sono stati gli incontri tra i rispettivi capi di governo, per non parlare di quelli avvenuti a livello ministeriale. C’è persino un foro di dialogo guidato dai due presidenti della Repubblica, che avviene grosso modo ogni due anni e che dai due presidenti è stato fortemente voluto. Questo a conferma dell’intensità di rapporti che c’è tra i due Paesi.
C’è un’altra cosa che mi piace sottolineare è cioè il fatto che questa, tra le ambasciate bilaterali che abbiamo in Europa, sia quella più contaminata da quanto succede a Bruxelles, sia a monte sia a valle delle decisioni comunitarie.

Siamo alle soglie del voto, possiamo spendere due parole su questo tema?

Dobbiamo! Ricordo ai cittadini residenti qui che da qualche anno a questa parte c’è la possibilità di poter esprimere il proprio voto.
Lo hanno fatto per il referendum, possono farlo anche adesso per le elezioni politiche in Italia.
La scadenza per restituirci la scheda è il primo marzo alle ore 16.00. Chi ancora non l’ha ricevuta può prendere contatto con l’Ambasciata per ricevere un duplicato. Siamo aperti non solo nell’orario abituale, ma pieni di giornate con orari di apertura extra proprio per garantire a tutti gli elettori di esercitare questo diritto fino alla fine, quindi con il massimo dell’impegno da parte nostra.

Buon lavoro Ambasciatore e grazie per aver parlato con noi.

Grazie a voi. Del Mitte apprezzo molto la capacità di essersi calato nella realtà berlinese e tedesca in generale e di averlo fatto in modo intelligente, agganciando molte generazioni presenti a Berlino. Di questo modo di intercettare e spiegare la realtà tedesca ho avuto anche positivo riscontro da alcune importante testate giornalistiche italiane.