Goebbels visita la mostra Arte degenerata nel 1937. Bundesarchiv, Bild 183-H02648 / CC-BY-SA 3.0

Il 19 luglio del 1937 si tenne a Berlino una singolare mostra d’arte, la mostra dell’arte degenerata (entartete Kunst). Ma andiamo per gradi. Tutto questo accadde in piena era nazista e Hitler, com’è noto alle cronache, aveva coltivato in gioventù il sogno di diventare un artista o un architetto e aveva tentato due volte, ma invano, di entrare all’Accademia di Belle Arti di Vienna.

Quando divenne cancelliere si avvicinò quindi al giovane architetto Albert Speer, con cui sognava di trasformare Berlino in una celebrazione del vitalismo germanico e in un simbolo della grandeur che aveva sempre inseguito e radicalizzato.
Il suo entusiasmo per qualunque forma d’arte che fosse funzionale a questo disegno trovava il suo naturale complemento nel disprezzo per l’arte poco enfatica, non tesa ad esaltare il mito della razza ariana, inclusa gran parte dell’arte contemporanea.

Death and the Masks, James Ensor. Photo by Cea.

Non era un concetto nuovo, lo aveva infatti già parzialmente espresso Friedrich Schlegel, uno dei padri del romanticismo, il quale aveva parlato di involuzione poetica della tarda antichità, mentre Richard Wagner aveva pubblicato, nel 1850, Das Judenthum in der Musik, un testo antisemita che parlava del cattivo influsso degli ebrei sulla musica.
Con Hitler però questa impostazione divenne parte di un progetto attivamente volto allo sradicamento dell’arte “inutile”, almeno secondo il regime.

Max Beckmann, Grande scena di agonia. Photo by Allie_Caulfield

Dadaisti, impressionisti, cubisti, fauvisti, surrealisti e persino gli espressionisti (nonostante la matrice tedesca e il fatto che alcuni di loro avessero aderito al partito nazista) vennero stigmatizzati e messi al bando e questa presa di posizione venne infine resa esplicita proprio dalla mostra sull’arte degenerata.

Dopo aver saccheggiato i musei che esponevano queste opere tanto disprezzate, i nazisti ne raccolsero 650, destinate alla distruzione. Le esibirono quindi in una mostra itinerante che toccò undici città della Germania e dell’Austria, il tutto allo scopo di mostrare ai tedeschi che tipo di arte disprezzare. La mostra partì da Monaco e fu aperta da Joseph Goebbels in persona. Pochi giorni prima si era tenuta invece, nelle immediate vicinanze, una Grande mostra dell’arte tedesca, assolutamente celebrativa dell’arte gradita al regime.

Emil Nolde – Ekstase. Photo by Cea.

La beffa fu che la mostra d’arte degenerata ebbe tre volte il successo dell’altra, in termini numerici ma anche per quanto a lungo e vivacemente se ne parlò. Le persone si affollavano per visitarla e per questa ragione la data conclusiva venne prorogata.
Di sicuro l’afflusso fu incentivato dalla curiosità e dal senso del proibito, che da sempre esercita una capacità attrattiva tale da sancire la fortuna di non poche operazioni commerciali. Ma non dobbiamo neanche dimenticare la grandezza di molte delle opere esposte, più forte di qualunque veto o censura. Tra gli artisti messi al bando ricordiamo Vincent van Gogh, Marc Chagall, Otto Dix, Paul Klee, Piet Mondrian, Wassily Kandinsky, Max Ernst, Oskar Kokoschka e molti altri.