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© Juska Wendland/ CC BY-SA 2.0
© Juska Wendland/ CC BY-SA 2.0

di Lucia Conti*

In me la memoria è spesso olfattiva. Odori casuali fanno emergere all’istante ricordi di un passato anche molto remoto fatto di visi, luoghi, emozioni vecchie di decenni ed io mi trovo all’improvviso da un’altra parte, in un altro tempo. L’altro giorno mi è capitato in un bagno. Aveva lo stesso odore di quello di mia zia.

Non saprei definirlo che in modo vago ed impreciso, odore di creme, detersivi e di quel fresco tipico delle case tutte spazio, silenzio e prossimità con la campagna… sempre ammesso che il fresco possa avere un odore (io credo di sì). Mi sono ricordata di quando ero bambina, di come mia zia mi chiedeva sempre un bacio e di come trovi ingiusto il fatto che non ci sia più. “We don’t rest in peace, we just disappear”. È incredibile come una frase così vera sia contenuta in un brano senza pretese come “City of angels”. Non è neanche il mio preferito, dei Distillers. E in fondo neanche i Distillers sono il mio gruppo preferito.

Mahler in compenso mi fa l’effetto di uno speedball, ma proprio nel senso che potrei stendermi a terra e morire come River Phoenix all’uscita del Viper Room. Recentemente ho ascoltato il quarto movimento della Sinfonia n.5 e sono sprofondata per l’ennesima volta nella sua maestosità. Era nella playlist di un olandese che si è quasi scusato. Quando qualcuno mette della musica in mia presenza, si aspetta sempre che io storca il naso se non si tratta di GG Allin o Kurt Cobain. Buffo.IMG_0085 rid

Buffo anche il fatto che abbia ricevuto delle rose in regalo e ancora più buffo che mi siano arrivate da un inquietante signore di mezza età con simpatie per Pegida. Non è la prima volta che mi capita una cosa simile, considerando che all’università piacevo a un tipo che si distingueva per la discutibilissima abitudine di usare un fermacarte a forma di fascio littorio.

Non capisco per quale insana ragione questi individui si sentano attratti da me, che sono più antifascista dell’Anpi. Forse perchè sono una donna assertiva con la mascella decisa o più probabilmente perchè al posto del cervello hanno una zolla di fango.

Parlando di romtanticismo… sono stata in un sex club con Annie-Wolfgang. Mentre ovunque si consumavano orge ed amplessi ho realizzato che la techno trance non è proprio il mio genere, che l’uomo in smoking che ho visto aggiustarsi il papillon in bagno in un viavai di gente nuda poteva essere una comparsa di “Shining” e che il gin tonic assunto dopo un periodo di astinenza dall’alcol produce una spinta all’indietro verso i sedili della metro, nel viaggio di ritorno, direttamente proporzionale all’onestà del barista nel calibrare le dosi.

Colonna sonora: The Distillers – “City of Angels”  ♠

Lucia Conti

luco

Lucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte”, di cui é al momento caporedattrice, ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Attualmente vive e resiste a Berlino.