© Christoph Boecken / CC BY-NC-ND 2.0
© Christoph Boecken / CC BY-NC-ND 2.0

di Lucia Conti*

Ho visto un poster di Frida Kahlo a Prenzlauer Allee. Sotto le celebri sopracciglia qualcuno ha aggiunto un bel paio di baffi e la cosa mi ha fatto pensare a “The death of Bunny Munro”, il secondo romanzo di Nick Cave, e in particolare al passaggio in cui il protagonista va in bianco con una giovane intellettuale proprio perché non riesce a resistere alla compulsione di fare dello spirito sui peli di Frida (“Non esistevano le pinzette, all’epoca? Capisco perchè piacesse a quella scimmia! Le guardi il monosopracciglio e non puoi fare a meno di pensare a cosa potesse avere sulle gambe…”).

A proposito, visto che siamo in argomento… credo che il palestinese da cui vado a farmi ritoccare l’undercut mi abbia recentemente fatto anche la barba, a tradimento. Se mi tocco il lato esterno della guancia posso sentire, al posto della mia solita lanugine visibile solo in controluce, un’ispida ricrescita di spuntoni protervi e sconosciuti. Non avrei mai dovuto acconsentire quando mi ha chiesto se poteva prendere il rasoio e fare “un lavoro completo”, anche perché quel salone è di fatto frequentato solo da arabi adulti pettinati e rasati tutti nello stesso modo e temo che il proprietario abbia finito per assimilarmi alla clientela abituale. Non che la mia presenza passi normalmente inosservata… per essere precisi ogni volta che entro mi guardano tutti come se avessi un corno sulla fronte e un fiore per narice. Però adesso posso accarezzare l’idea di farmi crescere una bella barba “a la Souvarov” e forse a quel punto mi accetteranno.29139444_b4f21b291d_o

La lavatrice si è rotta. Funzionava già male e qualche giorno fa è definitivamente morta nel bel mezzo del suo ultimo ciclo. Mentre mettevo a scolare nella doccia i panni ancora insaponati ho inavvertitamente aperto l’acqua e mi sono trovata proprio nella direzione del getto, dando vita a una scena di puro slapstick. Reduce da una giornata già stressante ho cominciato a vagare per la casa urlando.

Era tutto più facile quando andavo nei boschi a fare Kung Fu, ma ero ancora in Italia e disponevo di più tempo libero e di un ottimo maestro. Qui a Berlino mi riprometto sempre di riprendere gli allenamenti, ma la mia vita è troppo congestionata e non ho neanche i guantoni che usavo per picchiare gli alberi durante il riscaldamento. Devo trovare un modo per espellere le mie psicotossine. Ogni tanto mi chiudo in sauna e ci resto fino alla chiusura. Non la sauna al cioccolato per scambisti di cui ho sentito parlare qualche tempo fa, ma una sauna “normale”, dove la pelle si purifica, la gente si ignora e il sudore scorre con l’efficacia di un bel pianto. Per almeno un paio d’ore, dopo, ho quasi l’impressione di sentirmi meglio.

Poi prendo la metro e vorrei che la suoneria di WhatsApp fosse dichiarata illegale, con pene fino a dodici anni se il fatto avviene prima delle nove del mattino.

♠ Colonna sonora: “The killing type”– Amanda Palmer ♠

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Lucia Conti

luco

Lucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte”, di cui é al momento caporedattrice, ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Attualmente vive e resiste a Berlino.