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© Sascha Kohlmann / CC BY-SA 2.0 / remixed
© Sascha Kohlmann / CC BY-SA 2.0 / remixed

di Lucia Conti*

Non mi piace andare a Lichtenberg di sera. Ci impiego più di un’ora e recentemente ci ho incontrato due neo-nazi girls. Una aveva la scritta HA.SS sul giubbotto, l’altra il taglio Chelsea di ordinanza ed enormi lobi. “Vacca” ho pensato di entrambe, sognando di vederle spappolate dall’S-Bahn.

In compenso la sala in cui provo con la mia band è in un ex edificio della Stasi, praticamente un bunker della DDR. Qualcuno ci vive anche, musicisti di passaggio, perlopiù. Tutto intorno è un deserto di cemento. È la tipica zona industriale in cui le luci sono solo quelle dell’illuminazione stradale e dei mezzi in transito. Quando nevica è tutto ancora più sospeso e surreale e in fondo mi piace, perchè mi sento così anch’io… ma anche a Prenzlauer Berg, e anche se c’è il sole.

Ho preso per sbaglio la S45 invece della S41, sono finita a Pankow, sono saltata all’ultimo secondo sulla S9 per arrivare in tempo a Frankfurter Allee, ho urinato nel piazzale davanti alla sala perché non avevo le chiavi, ho trangugiato un caffè dopo le nove e non avrei dovuto.

Dopo le prove ho avuto un principio di attacco di panico davanti ai bagni. Per distrarmi ho colpito ripetutamente un pacchetto di sigarette che qualcuno aveva attaccato alla parete per ragioni ignote. Il mio batterista ha cominciato a fare lo stesso e siamo andati avanti come due scimmie finchè il pacchetto non è caduto. Il creazionismo non è mai stata un’opzione credibile, almeno per chiunque abbia occhi per cogliere il legame evidente che esiste tra noi e il bonobo Kanzi.

Tornando a casa avevo in mente tante cose. Pensavo a “Man-Size” di PJ Harvey, perché in me c’è un uomo, anzi, un barbaro, che a cadenza regolare si libera della sue mutande di ferro. Pensavo allo Xanax che tengo sopra l’armadio, tra la Paracodina e l’acetone, perché a volte i vecchi amici cardiotossici tornano a tendermi la loro mano viscida e appiccicosa. Infine non mi abbandonava la consapevolezza che siamo tutti dispensabili reietti, al mondo. Perché è vero.

Colonna sonora: “Speed of life”, David Bowie ♠


Lucia Conti

luco

Lucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte”, di cui é al momento caporedattrice, ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Attualmente vive e resiste a Berlino.