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[© Stéphane Pouyllau / CC BY-ND 2.0]
Stéphane Pouyllau / CC BY-ND 2.0]
di Vincenzo Guzzo*

È il 1945.

Dai devastanti bombardamenti del conflitto mondiale, Berlino, come molte altre città della Germania, esce ferita e gravemente deturpata.

In questo grave quadro architettonico iniziano, negli anni ’50, i primi piani di ricostruzione della nuova Berlino Est.

La ricostruzione, seppur animata da buoni propositi di modernizzazione e razionalizzazione (vedi l’esperienza della Bauhaus dei primi anni del secolo), subisce un pesante condizionamento politico, inclinandosi verso scelte più classicheggianti.

János Balázs_CC BY SA 2.0
János Balázs / CC BY SA 2.0]

Come il cosiddetto Classicismo Socialista, chiaramente influenzato da evidenti riferimenti all’architettura Staliniana sovietica. Tipologia che comunque, va detto, annovera importantissimi realizzazioni architettoniche.

Sono gli anni delle cosiddette Zuckerbäckerstil (Torte Nuziali), imponesti e sfarzosi edifici autocelebrativi, tipici dell’era socialista sovietica.

[© Jean-Pierre-Dalbéra / CC BY 2.0]
Jean-Pierre Dalbéra / CC BY 2.0]

Tutti gli anni ’50 sono accompagnati da una ricerca architettonica improntata verso lo sviluppo di un proprio linguaggio nazionale.

In pieno clima di destalinizzazione, si cerca di abbandonare il precedente “stile”, sperimentando nuovi linguaggi che provano a reinterpretare gli stili architettonici del passato tedesco.

Esempi possono essere ricercati nella prima parte della vecchia Stalinallee o nella case balconate realizzate su Strasse Der Pariser Kommune e Warschauer strasse.

[© Jean-Pierre Dalbéra / CC BY 2.0]
Jean-Pierre Dalbéra / CC BY 2.0]

Il sempre crescente bisogno di alloggi da parte della popolazione della DDR e l’esigenza di nuovi modi di abitare sempre più confortevoli e moderni, spingono la ricerca architettonica degli anni ’60-’70 verso l’abbandono delle precedenti forme stilistiche per scelte più razionali e industrializzate (la cosiddetta prefabbricazione pesante). Sono gli anni dove la produzione edilizia assume i picchi massimi di realizzazioni.

SI va quindi verso una produzione di massa del prodotto edilizio, con la nascita di modelli e brevetti costruttivi sempre più ripetibili e replicabili. Molti brevetti importanti sono ad esempio  il WBS70, il P2, il GT18 e il Q3A.

Tale cambio di direzione e chiaramente visibile sulla Karl-Marx-Allee, dove all’incrocio con la Koppenstraße si ha un netto cambio di linguaggio architettonico.

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[© Globalism Pictures / CC BY 2.0]
Globalism Pictures / CC BY 2.0]
[© Henrique Costa / CC BY 2.0]
Henrique Costa / CC BY 2.0]

Gli ultimi anni di vita della DDR sono stati poco produttivi dal punto di vista architettonico, anche a causa della sempre più forte carenza di materiali da costruzione e dalla difficoltà di approvvigionamento delle materie prime.

Sempre più spesso gli alloggi versano in pessime condizioni di manutenzione e i costi di gestione incidono pesantemente sulle casse dello stato.

In quegli anni l’attenzione si sposta (se pur con timidi esempi) verso il patrimonio storico, patrimonio che fino a quel periodo è stato pressoché lasciato allo stato di rudere post bellico.

Sono ad esempio gli anni della riqualificazione della Kollwitzplazt o della ricostruzione in stile (“prefabbricato”) del quartiere Nikolaiviertel.

[© János Balázs / CC BY SA 2.0]
János Balázs / CC BY-SA 2.0]

L’architettura della ex DDR oggi

Al di là di numerosi  e importantissimi esempi di architettura della ex Germania comunista (la Torre della Televisione, l’Haus Der Lehers, ecc. o alcuni grandi interventi firmati dall’architetto Hermann Henselmann) la stragrande maggioranza degli edifici della ex DDR sono caratterizzati da enormi blocchi edilizi residenziali (specie in periferia), energeticamente onnivori e poco manutenuti.

Sono eccellenti esempi di un importantissimo periodo storico della Germania e come tale devono essere preservati e conservati.

Rappresentano e devono rappresentare un importante testamento del passato della città.

Molti sono gli esempi di “cancellazione” di tali testimonianze: una su tutte la recente demolizione del Palast Der Republik ( demolita per lasciar spazio alla “ricostruzione” in stile del Castello di Berlino), scelta che ancora oggi ha strascichi sull’intera opinione pubblica berlinese.

[© Istvan / CC BY 2.0]
Istvan / CC BY 2.0]

Preservare non deve necessariamente voler dire “mummificare”;  attenti interventi di ristrutturazione ( riqualificazione energetica e restyling architettonico) possono permettere  a tali edifici di continuare ad essere un’importantissima testimonianza del recente passato della città e al tempo stesso continuare ad assolvere la loro funzione originarie.

Berlino, dunque, oggi ha un’ occasione importantissima: concentrarsi sul futuro del proprio passato.

L’arch. Vincenzo Guzzo, titolare dello Studio Guzzo, da anni si occupa di progettazione architettonica. Da tempo è inoltre specializzato in recupero del patrimonio esistente e progettazione di edifici ecosostenibili .Da pochi mesi ha cominciato ad essere presente anche a Berlino.