[© janitors on Flickr / CC BY 2.0]
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di Laura Lucchini
(@NenaDarling)

Per i tedeschi è stato come svegliarsi un giorno da bambini e scoprire che Babbo Natale non esiste. O peggio ancora: che ruba. Quando la scorsa settimana un’inchiesta giornalistica ha denunciato la frode del club dell’automobile tedesco, l’Adac, nel concorso per l’auto dell’anno (da non confondere con il premio europeo Auto dell’anno, ndr), nessuno si aspettava che di lì a poco sarebbe crollato per sempre un mito.

Il presidente del secondo club più potente al mondo ha ammesso stamane che per anni il concorso è stato truccato e i numeri gonfiati. Responsabile diretto sarebbe stato il capo della comunicazione, Michael Ramstetter: voleva rendere il premio più significativo e famoso nel mondo, secondo quanto ha confessato rassegnando le dimissioni.

Per capire le dimensioni dello scandalo sono necessarie alcune premesse: con una imponente sede centrale a Stoccarda e 19 milioni di membri, l’Adac, l’equivalente dell’Aci in Italia, è il secondo club automobilistico al mondo, dopo quello statunitense. Il suo capo della comunicazione, Ramstetter, è allo stesso tempo direttore della rivista Motorwelt, la bibbia degli automobilisti, che vanta 16 milioni di lettori, molti più di Der Spiegel.

Il club è formato da una associazione per gli utenti e 40 filiali che sono società di capitali: il fatturato complessivo del 2012 ha superato il miliardo di euro. Sono circa 8.500 i dipendenti in tutto il Paese.

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