Foto di Michael J. Zirbes [Wikimedia Commons, dominio pubblico]
Foto di Michael J. Zirbes [Wikimedia Commons, dominio pubblico]
di Stefano Casertano / @radioberlino
(articolo de Linkiesta.it)

«Chi si aspetta di venire a Berlino per trovare un impiego tradizionale rischia di rimanere deluso. Qui bisogna cercare nuove forme di lavoro, dalle start-up al libero professionismo, con tipi di contratto… non catalogabili». A parlare è Andrea D’Addio, giornalista residente nella capitale tedesca e autore di un seguitissimo blog, “Berlino Cacio e Pepe”.

«Si può iniziare con contratti da 600-800 euro al mese, ma se le aziende crescono si arriva presto anche a 1.600». Sembrano cifre irrisorie rispetto agli introiti stellari che sembrano garantire le start-up americane. Per quanto anche quella dei super-profitti d’oltreoceano è in gran parte una leggenda – o un evento raro – pure per gli italiani che decidono di trasferirsi a Berlino la realtà può essere meno rosea di quanto non si possa credere.

È vero che con 1.600 euro Berlino riesce a garantire un livello di qualità della vita molto alto rispetto al resto d’Europa, ma questa situazione potrebbe non durare a lungo. La città ha circa tre milioni e mezzo di abitanti, e in media ogni giorno arrivano cento persone in più da tutto il mondo. Il richiamo hipster – unito a solidi programmi assistenziali che stanno svuotando cittadine in Est Europa – ha provocato una forte inflazione degli affitti e del costo d’acquisto delle case, e la città sta assistendo a forme estemporanee di protesta contro il caro immobiliare. Nell’ultima incarnazione post-adolescenziale, gruppi di uomini con maschera in volto – e null’altro – si recano agli appuntamenti per le visite degli appartamenti, per far presente ai possibili inquilini che Berlino li odia.

In questa situazione, il costo di un affitto al centro della città può raggiungere i quindici euro al metro/mese, cioè una quotazione simile a quella di un appartamento in un buon quartiere di Roma o Milano. Molti altri aspetti del vivere rimangono più a buon mercato: la spesa, i ristoranti, le assicurazioni e (ma guarda un po’) la benzina costano di meno. Si guadagna poco, si spende poco, e vere prospettive di carriera esistono solo tramite l’auto-imprenditorialità. Berlino è una “terra promessa” solo per chi se la sa cercare, e arrivare in città non è sufficiente.

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14 Commenti

  1. Insomma..solo il Sig. Andrea D´Addio ha trovato la propria dimensione, tutti gli altri, ci in forma, farebbero bene a stare a casa.
    …tipico discorso degli Italiani a Berlino!

  2. C’è una cosa che mi irrita un po’ e non riesco a non dirla: molti degli italiani che ho conosciuto provenienti da famiglie benestanti si atteggiano a maestri di vita perchè hanno avuto tempo e denaro per “inventarsi un lavoro”nel giro di poco tempo. Molti di questi hanno già comprato casa grazie ai soldi di famiglia e si sono potuti permettere il lusso di fare corsi, corsetti, stage, guardarsi intorno per riflettere sul da farsi, senza aver fatto mai, mai, mai uno di quei lavori di merda ( spesso anche in nero) che fanno tutti gli emigrati italiani spesso laureati ma non benestanti. Sinceramente le lezioni di vita dai figli di papà non le accetto. Non mi interessa se uno è ricco e può fare tutti gli start-up che vuole, ma vorrei che quel certo tipo di italiani avesse la decenza di tacere e non atteggiarsi a profeta. Bello parlare quando si sta col sedere al caldo anche a Berlino! Il libero professionista lo può fare chi ha modo per ammortizzare soprattutto all’inizio…Le nuove forme di lavoro a Berlino sono per chi ha già soldi. Si sa, soldi chiamano soldi, gli altri fanno gavetta e campano con 1000 euro al mese se tutto va bene.

  3. Ho sentito fino ad ora di troppa gente, italiana e non, che é venuta a Berlino, perché nel proprio paese non c´é futuro ed é vero. Io ho fatto lo stesso, ma quando vedo che le stesse persone 2 mesi dopo invece che essersi rimboccate le maniche ed aver lavorato sodo mi chiedono aiuto per la compilazione dei moduli per il sussidio Hartz IV, mi cascano le braccia. Un lavoro se lo cerchi duramente e se sei veramente disposto a tutto lo trovi. Io avevo il vantaggio della lingua, OK, ma nei lavori che ho fatto nell´ultimo anno, dallo spalaneve al cameriere al puliscibinari della metro, non avevo bisogno di un alto livello di tedesco, assolutamente.

    Chi viene a Berlino e comincia a lamentarsi perché non trova il lavoro desiderato, dovrebbe piuttosto essere disposto a fare tutto (per cominciare). La scelta di Berlino é anche dovuta al fatto che é considerata ora come ora la capitale piú “cool” d´Europa, superando Londra. Esistono altre cittä nella Germania, Hannover, Stoccarda, Colonia nelle quali trovare un lavoro risulta sicuramente piü semplice.

  4. Berlino é satura ed é ormai chiaro che la Germania richiede manodopera a basso costo proveniente dai paesi piu indebitati e disperati d Europa, tra cui ovviamente l Italia. Mi sembra di assistere ad una nuova concezione di deportazione in chiave moderna che a differenza della precedente viene accettata senza contestazione dai nuovi accondiscendenti schiavetti europei. Pessimo scenario.

  5. Berlino sta cambiando e purtroppo per il lavoro diventa molto difficile trovarne uno e con contratto. Io mi ritengo fortunatissimo perché sono venuto qui solo per iniziare a studiare il tedesco e invece ho trovato per caso un lavoro nemmeno dopo un mese dove devo parlare inglese e italiano…purtroppo per coloro che fanno dei lavori molto impegnativi e che richiedono una certa istruzione la concorrenza è davvero dura…soprattutto per i non tedeschi perché ho avuto un po’ sempre la netta sensazione, giusto o sbagliato che sia, che la precedenza vada ai tedeschi e poi agli altri.
    Con persone del posto mi sono reso conto che Berlino non è la Germania che immaginiamo o pensiamo dall’Italia, Berlino è la città più povera se paragonata a Francoforte o a Monaco di Baviera.
    Se sai fare qualcosa di ultra richiesto, trovi lavoro e nemmeno ti devi preoccupare del tedesco, per il resto Berlino è come l’Italia o forse anche peggio, con la differenza che qui dopo 3 mesi che hai residenza, devi pure pagare l’assistenza sanitaria che costa ahimè.
    Conosco un po’ di ragazzi italiani che sono arrivati qui e poi hanno trovato lavori part-time, a chiamata, in nero.
    Poi però ho anche conosciuto chi con certa presunzione dice ah io meno di 2000 euro al mese non lavoro.
    Io prendo meno di 1600 euro al mese, per l’esattezza 1300 netti e devo dire che per ora ci vivo benissimo pero come dice l’articolo spendo poco perché ogni tanto temo che Berlino possa diventare come Parigi o Londra.
    Gli affitti sono ancora accettabili, molto di più rispetto ai 600 euro o più che ti possono sparare a Milano o a Roma.
    Come dice Ruth, purtroppo tanti curricula vengono rifiutati, scartati perché per quel posto di lavoro in centinaia mandano il CV e so come ci si sente dopo 9 mesi in Inghilterra dove ripetutamente mi venivano sbattuti dei no con le scuse più assurde come in Italia, troppo giovane, troppo vecchio (ho 24 anni), troppo poco preparato, troppo qualificato, insomma non andavo mai bene.
    Bisogna avere pazienza, speranza, anche culo…..a parte la situazione del lavoro, per tutto il resto Berlino è una città che non si può non amare….

  6. Non ha proprio detto questo, ma perché leggete fra le righe quello che non ci sta scritto? È bene avvisare che non sono tutte rose e fiori come molti credono. Non sai quanto cv di italiani al giorno devo rispedire al mittente, purtroppo. È bene arrivare consci e preparati.

  7. Un articolo che alla fine non dice niente, tranne i soliti luoghi comuni: start-up, hipster e prezzi degli affitti (onnipresenti nel blog cacio e pepe).
    Se poi il Mitte taglia la parte finale che contiene i dati (presente invece su Linkiesta), non si capisce neanche più il senso di quel “12%” che ha un lavoro (certo, se il 50% studia è tutta un’altra percentuale).
    A quando un articolo che dica davvero come sono la situazione lavorativa e la ricerca di un lavoro a Berlino, magari con l’esperienza di persone che non siano giornalisti che scrivono blog?

  8. La Germania fa buon marketing, ma siamo sempre nell’Europa in crisi e l’economia si regge sul lavoro sottopagato … 7 milioni di minojob ! Mi pare di abver detto tutto … resto dell’idea che si viva meglio in Italia … nonostante tutto

  9. L’articolo non dice nulla di nuovo, ma neanche di sbagliato, mi pare. Personalmente sto a Berlino da prima della caduta del muro, quindi credo di parlare con una certa cognizione di causa. La situazione è diventata estremamente difficile anche qui, ed essere figli di papà o meno non c’entra, neanche la voglia di rimboccarsi le maniche, a volte non bastano. Ho una laurea, un dottorato, ho fatto anche tutti i lavori di merda, eppure, almeno nel mio settore, non sono riuscita a trovare un lavoro fisso (faccio la traduttrice). Parlo un ottimo tedesco, inglese e italiano. Pur di rimanere qui, visto che ho 2 figli che non vorrei allontanare dai papà e da cui non vorrei allontanarmi io, sarei disposta a fare qualsiasi cosa, pur di rimanere qui. Eppure, avendo avuto una nomina per un posto statale in Italia, temo di dover andar via. Questi sono i fatti, cari signori. Anche se non vi piacciono.

  10. Ma da dove ha tirato fuori questa informazione?? Questi dati?? Io ho imparato il Tedesco e adesso ho lavoro dove guadagno molto bene mi pago un affitto in apto. Di 50 metri quadri in centro e non pago quello he dice questo segnore. Non dare rett a questo tipo, vuole creare panico

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