“La morte ti fa bella”: viaggio tra i meravigliosi cimiteri di Berlino

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Jüdische Friedhof, © Dario J Laganà (CC BY-NC-ND 2.0)
Jüdische Friedhof, © Dario J Laganà (CC BY-NC-ND 2.0)
Jüdische Friedhof [© Dario J Laganà / www.norte.it / (CC BY-NC-ND 2.0)]

Prendersi una pausa e fare una passeggiata al cimitero? Detto così, e in un’ottica italiana, può suonare assurdo e un po’ macabro, ma è sufficiente vivere per un periodo nella capitale tedesca, e lasciarsi coinvolgere totalmente dalle usanze dei cittadini, per rendersi conto che, quella della passeggiata al cimitero, è tutt’altro che un’abitudine macabra.

A Berlino ci sono circa 230 cimiteri. Un numero incredibile, ma comprensibile. I distretti all’interno dei quartieri, infatti, sono centri autonomi, con caratteristiche proprie sia dal punto di vista architettonico, sia da quello umano. Per i marciapiedi di Wilmersdorf non vedrete le stesse persone che potete incontrare sui marciapiedi di Prenzlauer Berg, né le stesse vie residenziali di Friedrichshain.

I cimiteri, però, nonostante riflettano la peculiarità berlinese dei tanti villaggi assemblati in un’unica grande città, sono tra loro molto simili, così almeno ad una prima fugace occhiata. Tutti quanti accolgono giornalmente decine di persone a passeggio, come in un parco. La loro ampiezza varia, se ne trovano piccolissimi ma anche immensi luoghi di riposo e pace eterna. In tutti c’è l’assenza dei loculi e spesso le tombe sono semplici lapidi. E se entrate da un ingresso, c’è un’alta probabilità che possiate uscire da un’altra parte, su un’altra strada, in un’altra zona del distretto.

[© Marc Herrero / Flickr /CC BY-ND 2.0]
Marc Herrero / Flickr / CC BY-ND 2.0]

Se dalla pace eterna che si respira al loro interno, ci spostiamo al sonno eterno dei defunti, questo non è contemplato dalle usanze tedesche. In Germania, infatti, l’affitto della porzione di terreno, dove far riposare i propri cari, ha una durata di soli vent’anni. Scaduto il termine, qualcuno ne deve prolungare l’estensione pagando una nuova rata, in caso contrario il vecchio “inquilino” verrà sostituito.

Discorso a parte per quanto riguarda le personalità che hanno fatto la storia, sia essa politica o artistica, della Germania. Per loro è lo Stato che paga il mantenimento delle tombe, perché è impensabile che possano condividere la loro ultima dimora. E di personaggi famosi, sepolti a Berlino, ce ne sono parecchi.

I circa 230 cimiteri (trovate qui una lista completa divisa per quartiere) si estendono su una superficie di 1.200 ettari e se, come già accennato, girandoli senza porvi troppa attenzione possono sembrare tutti uguali, è soffermandosi sulle tombe che vi renderete conto di come ognuno di questi abbia un carattere distinto e sia in grado di raccontare un pezzo di storia, come un museo a cielo aperto.

Nel 2006 il governo locale ha approvato un piano a lungo termine di sviluppo che prevede un utilizzo diverso di un terzo dei cimiteri attuali, decisione presa a fronte dell’aumento della domanda di alternative alla sepoltura. Passeggiando per uno dei cimiteri di Berlino, non è difficile pensarli come luoghi di relax e biotipi naturali: si incontrano volpi, si sentono i gufi fischiare e il canto degli uccellini suona tutto l’anno.

Visitarli tutti forse non è possibile, ecco perché abbiamo deciso di segnalarvi quelli che meritano una passeggiata che sia, però, consapevole del luogo storico e delle anime che vi riposano.

Il Dorotheenstädtischer Friedhof, in Chaussestraße, è un cimitero del 18° secolo, dove i gatti randagi si aggirano tra i gelsi e i siccomori, che fanno ombra alle tombe di illustri personaggi della letteratura, come Bertolt Brecht, Heinrich Mann e Christa Wolf, il filosofo Hegel, il sociologo e teorico politico Herbert Marcuse, l’architetto Karl Friedrich Schinkel e l’ex presidente Johannes Rau.

[© Chris Grabert / Flickr / CC BY-SA 2.0]
Chris Grabert / Flickr / CC BY-SA 2.0]

Tra i più conosciuti, c’è sicuramente lo Städtische Friedhof Stubenrauchstraße, a Friedenau. Qui sono sepolti il fotografo di moda Helmut Newton, Marlene Dietrich e il compositore italiano Ferruccio Busoni.

Si chiama Friedhof Grunewald-Forst, ma è più comunemente chiamato il “cimitero dei suicidi”, a causa della sua vicinanza ad un’ansa dell’Havel, sulla cui sponda riemergevano i corpi di coloro che si toglievano la vita gettandosi nel fiume. Proprio per loro fu scavata la prima tomba, nel cuore della foresta Grunewald, poiché la chiesa, nelle proprie terre consacrate, non accettava i “senzanome”. L’atmosfera è tra le più spettrali ed è qui che riposa Nico, voce dei The Velvet Underground nel loro album di debutto e icona rock degli anni ’60 e ’70.

Per gli appassionati di storia, soprattutto quella della Germania, il più importante cimitero berlinese è senza dubbio il Zentralfriedhof Friedrichsfelde, chiamato anche Cimitero Socialista. In questo luogo è possibile rendere omaggio alla sinistra tedesca: Wilhelm e Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg, Ernst Thälmann, Wilhelm Pieck e Walter Ulbricht. Nel 1951 venne edificato il Gedenkstätte der Sozialisten, il memoriale dei socialisti, la cui stele centrale recita “Die Toten mahnen uns”, ovvero “i morti ci ammoniscono”. Un cimitero la cui storia non può essere raccontata in poche righe.

Berlino ospita anche lo Jüdische Friedhof Berlin-Weißensee, il più grande cimitero ebraico d’Europa, proposto all’inizio dell’anno per l’ammissione alla lista dei siti UNESCO. Qui riposano 115.000 ebrei morti prima dell’Olocausto, e varcare il suo cancello è un’esperienza unica e indimenticabile. La sua è una bellezza drammatica, che non si dimentica. Ciò che bisogna dimenticare è l’architettura dei cimiteri italiani, che qui non ritroverete. Vi accoglie un immenso bosco, dagli alberi secolari e le erbacce selvatiche lasciate libere di crescere, senza cura. Come da tradizione ebraica, sulle lapidi si trovano posati dei piccoli sassi, un rito che sostituisce l’usanza di portare fiori e oggi è un modo per ricordare i propri cari e le origini nomadi del proprio popolo.

2 COMMENTS

  1. Bisogna ricordarli con tanto amore, fanno parte della nostra storia sia grandi che piccoli uomini ,ricordando una vecchia poesia di Totò(A livella)

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