Zug Der Liebe: Una nuova LoveParade può esistere

5 August 2015

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© Johan­nes Räbel

di Costanza Antoniella

(articolo pubblicato originariamente su Soundwall.it)

Non chiamatela LoveParade, piuttosto un più attuale Zug der Liebe (tradotto, “Il Treno dell’Amore”) e pensate al lontano 1989, quando a quattro mesi dalla caduta del muro, il 1°luglio, per le strade di Berlino sfilava per la prima volta la parata organizzata dal collettivo Berlin Underground sotto l’iniziativa del dj Dr.Motte (Matthias Roeingh). La LoveParade (quella del 1989) nacque con uno scopo ben preciso: promuovere un messaggio di pace, amore e tolleranza attraverso la musica; politica e musica, quindi, un connubio che da sempre risulta vincente.

Sono passati ventisei anni da quella data e sappiamo tutti come la storia della LoveParade si sia evoluta fino al tragico epilogo di Duisburg, nel 2010, quando gli organizzatori dichiararono che la LoveParade non si sarebbe mai più fatta. E così è stato, almeno fino a sabato scorso.

Partiamo dal principio: qualche mese fa la creazione su Facebook di un evento chiamato “Berlin soll eine neue LoveParade bekommen“ (“Berlino dovrebbe avere una nuova LoveParade”) ha ricevuto un boom di adesioni virtuali (eravamo nell’ordine di trentamila persone), tanto da sollevare l’interesse delle principali testate giornalistiche tedesche che hanno deciso di dedicare un articolo a quella che sembrava a tutti gli effetti una raccolta firme.

La nuova parata ha raccolto, sabato scorso, quindicimila persone per le strade di Berlino, tutte al seguito di non più di quindici camioncini con casse, dj e messaggi d’amore e tolleranza appesi sulle fiancate dei mezzi. Non è stato un evento pubblicizzato per le strade della città, non ha ricevuto sovvenzioni e finanziamenti da sponsor e non è stato spinto da nomi importanti del panorama della musica elettronica. Ogni carro è stato gestito da un’organizzazione no profit con l’unico intento di avvicinare tutti i partecipanti a tematiche sociali ritenute al giorno d’oggi molto importanti; il tutto a ritmo di musica, dalla techno alla trance.
Zug der Liebe è stata una techno parade “back in the days” con lo scopo preciso di riportare la parata alla sua fase embrionale, a quando ancora i carri sfilavano per la Kurfürstendamm al grido di pace, amore e libertà; a prima che la LoveParade diventasse un evento commerciale su cui lucrare e dove giravano i soldi, quelli veri. La risposta, come detto, è stata davvero eccezionale.

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© LoveParade 1999

La nuova parata, ha spiegato Jens Hohmann, responsabile di Zug der Liebe, nasce dall’idea di riportare l’attenzione sui principi di quella piccola festicciola del 1989, dove centocinquanta persone camminavano e ballavano al ritmo di musica affermando le proprie idee politiche, e li ripropone nel 2015, memori di quanto successo cinque anni fa, cercando di riavvolgere il nastro per dimostrare che una nuova LoveParade è possibile a patto che non entrino in gioco tutte quelle dinamiche di mercato che l’hanno fatta diventare, non più una manifestazione politica tradotta in musica, bensì un evento al pari di un festival, completo di gadget, merchandising e vendita di alcolici e cibo sovraprezzati. Così è effettivamente stato: alla Zug der Liebe hanno partecipato tutti, dalle vecchie guardie della vera LoveParade (con famiglia al seguito), a chi ne aveva solo sentito parlare perché probabilmente non aveva ancora l’età per raggiungere Berlino e partecipare alla parata di Straße des 17. Juni.

Il principale merito della parata è stato quello di raggruppare persone di diverse età, tutte con la stessa convinzione che sia ancora possibile fare festa e promuovere l’amore attraverso la musica. Dal carro goa/trance fino a quello house, il filo conduttore è stato la voglia di celebrare tutti insieme una nuova parata che si differenziasse dall’ormai datata “Fuckparade” che da anni si rivolge ad un gruppo preciso di persone: teknofolli, raver vecchio stampo e il più stereotipato dei punkabbestia con cane al seguito. Zug der Liebe è stata la massima espressione di quella che in gergo viene chiamata la “presa bene”: colori, coriandoli, ragazzini, famiglie, trentenni e quasi trentenni, hipster dei giorni nostri e vecchie glorie che la LoveParade non se la sono scordata (e per questo hanno rispolverato i loro vestiti multicolor alla London Cyberdog), hanno sfilato fianco a fianco, correndo dietro ai camioncini noleggiati per l’evento, alla cui guida sembrava ci fosse qualcuno che aveva fretta di finire i 10km di tour di Berlino. In molti si sono lamentati, infatti, per la velocità con la quale i carri si sono mossi per la città, evidenziando come la LoveParade (nessuno l’ha chiamata Zug der Liebe) fosse stata una figata, “peccato che in alcuni momenti sembrava fosse una maratona e non una parata”. Ciò che di bello c’è stato è che in giro non c’era altro che musica e persone: ai lati della strada qualche abusivo vendeva alcolici per i pigri che non avevano voglia di dribblare la gente per arrivare allo späti più vicino. Nonostante il forte vento e il tempo incerto, nessuno si è lasciato intimorire, anzi, proprio il vento ha giocato un ruolo fondamentale aumentando l’euforia della festa: le bolle di sapone e il fumo sparato dai carri creavano un gioco di luci davvero suggestivo e c’era chi correva per fare la spola da un camioncino all’altro, c’era chi si fermava e guardava a braccia conserte il flusso di corpi danzanti che riempiva le strade di Berlino di sorrisi e mani al cielo.

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© Robert Her­hold

Avendo visto tutto questo, avendo visto come anche senza la presenza di stand che vendono birra e cibo, o di dj superstar che attraggono la massa solo grazie al loro nome, la gente sia arrivata da ogni angolo della città per seguire la parata, siamo dell’idea che nonostante il brand LoveParade non si possa (e non si voglia) più riproporre per tutti motivi ad esso tragicamente collegati, Berlino sia in grado di riavere indietro il suo serpentone di carri, dj, musica, coriandoli e gente in festa. A patto, però, che vengano seguite le regole del vivere comune, senza passare il segno e con un’organizzazione in grado di tenere conto di tutte le criticità ad essa associate, facendo i conti sul perché e sul per come la maggior parte dei più grandi eventi “street” sia stata completamente cancellata dagli appuntamenti estivi di clubbers e ravers. Fatta eccezione della Street Rave Parade di Zurigo, infatti, che vanta una propria organizzazione che si impegna a ripulire subito dopo il passaggio dei carri, la LoveParade e la Street Rave Parade di Bologna (la terza più grande per affluenza dopo quella svizzera e quella tedesca) già da tempo si sono viste negare i permessi per rimettere in moto i loro carri.

Se si vuole che la parata risorga, quindi, è indispensabile tornare a trattarla come una manifestazione e non come l’ennesimo evento dal quale trarre profitto in nome del Dio Denaro, nel quale il rispetto e la sicurezza si perdono a favore dell’arricchimento del singolo. Noi, ovviamente, ce lo auguriamo.

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