Nei cinema tedeschi: “Vita di Pi” di Ang Lee

6 March 2013

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vitapi

di Ruggero Adamovit

Il taiwanese Ang Lee si conferma un’infallibile macchina da Oscar. Al dodicesimo lungometraggio in poco più di due decadi, si aggiudica la seconda statuetta alla regia della carriera, vantando un palmarès di cui ben pochi cineasti possono fregiarsi. Con Vita di Pi (titolo tedesco “Life of Pi: Schiffbruch mit Tiger”), elegante e sidereo viaggio e ambiziosa favola sul fine ultimo dell’esistenza, riesce ancora una volta a stupire i giurati dell’Academy, già conquistati nel 2001 con La Tigre e il dragone (premio per il Miglior film straniero) e nel 2006 con I segreti di Brokeback Mountain (Miglior regista). Alfiere di un cinema visivo, poderosamente sorretto da fotografie mozzafiato e rutilanti effetti speciali, ma all’occorrenza anche intimista e letterario, comunque sempre raffinato e sfuggente.  E adattabile a ogni genere, contesto e mercato.

Il 2013 è l’anno del dramma avventuroso e il regista asiatico porta sugli schermi la ricerca esistenziale e la in-credibile vicenda dell’adolescente indiano Piscine Molitor Patel (abbreviato nel Pi del titolo e interpretato nel suo sviluppo da 4 diversi attori) e il suo farsi uomo tra micidiali fiere selvatiche, naufragi e un Oceano da attraversare. La ricerca religiosa è centrale nelle tematiche in nuce nell’esotica pellicola di Ang Lee, così come il superamento del limite. Tra i frame patinati che si susseguono, il film evidenzia un moto oscillatorio e circolare, come quello delle onde in cui s’inabissa la nave con a bordo i familiari di Pi e nelle quali si perde alla deriva la scialuppa di salvataggio che conduce il ragazzino, cucciolo d’uomo, a diventare maschio adulto.

Con a bordo una iena, un orango, una zebra e una tigre del Bengala, Richard Parker. Il limite è quello dei movimenti della macchina da presa, a pelo d’acqua tra la profondità degli abissi e la vastità del cielo (custode e guida benevola che dà segni e offre rifugi, come un Pantheon di antiche divinità). In mezzo, sulla linea di galleggiamento, la zattera di Pi alla deriva, fotografia puntuale del presente, epopea di una vita che è universale e percorso di tutti. Il limite è 3,14: Pi greco, nomignolo che Pi si attribuisce per sfuggire al ben più canzonatorio Piscine (la rima è facile facile, anche in italiano). Un numero illimitato, o che di limiti non se ne pone. Così come il ragazzo-avventuriero messo in scena da Ang Lee, collezionista di religioni, umanista convinto, novello Robinson Crusoe e fiducioso all’ennesima potenza.

La benevolenza del creato è sempre dietro l’angolo e, anche nella darwiniana lotta tra uomo e natura, tutto il bene del mondo può sempre accadere. La sottile linea rossa è l’atto di fede. Come ci insegna il regista di Taiwan. Basta credere. Ed ecco che, con 120 milioni di dollari di effetti speciali, una piscina al chiuso nell’ex isola di Formosa, principale location del film, diventa il Pacifico. Una rappresentazione virtuale in CGI si trasforma in Richard Parker, la Tigre del Bengala. Un ragazzino indiano sfacciato, quasi irritante nella sua perenne visione buonista dell’universo e apparentemente spacciato si tramuta in uomo soddisfatto e compiuto.

Vita di Pi sbanca agli Oscar 2013 e su 11 nomination ne vince ben 4: regia (Ang Lee), fotografia (Claudio Miranda), colonna sonora (Mychael Danna) ed effetti speciali (Rhythm & Hues, studio americano in procinto di chiusura per la grave crisi dei Digital Studios made in USA).

Restano negli occhi i tramonti infiniti, le stellate oceaniche e una fotografia da quadro surrealista (a partire dalla tigre, l’omaggio a Dalì appare scontato). Ma, al di là della confezione estetica di assoluto pregio, permangono svariati dubbi sulla bontà della sceneggiatura, a tratti sin troppo ingenua e lontanamente plausibile e sull’effettiva analisi dei temi (infiniti e delegati quasi esclusivamente allo sforzo di completamento dello spettatore) messi sul tavolo da gioco da Lee, regista pluripremiato forse oltre i suoi meriti. In attesa di un film con più girato manuale e sudore e meno Computer Graphic e abbagli visivi, comunque una pellicola da vedere.

*** “Life of Pi: Schiffbruch mit Tiger” è in programmazione in questi giorni in 13 cinema di Berlino. Per l’elenco completo, gli orari di programmazione e i prezzi clicca qui: Life of Pi su Kino.de ***

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