[Video]: la Berlino seducente, disperata e stereotipata

4 October 2015

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di Lucia Conti

Il regista è John Lee Siebert. La traccia, intitolata “Approaching Ends”, è di Submerse, beatmaker e produttore uscito con l’etichetta Berlin based Project Mooncircle. Nel video un gruppo di ragazzi con capelli e tatuaggi alla moda ciondolano da una stanza all’altra di un appartamento bello senza averne l’aria, fanno a cuscinate sul letto spargendo piume ovunque, bevono Astra con indolenza in una cucina piena di bottiglie e sperimentano il male di vivere guardando nel vuoto o passandosi problematicamente le mani tra i capelli in una cornice da afterparty.

Una ragazza in biancheria intima nera si spara, senza una ragione plausibile, dopo aver assunto una serie di pose plastiche in salone, un ragazzo giace immobile in una vasca da bagno circondata da candele, un terzo penzola impiccato e un quarto ondeggia in bilico sul tetto, probabilmente meditando anche lui il suicidio, mentre il cielo sopra Berlino si apre in un trionfo di luce definitiva.

Ciò che arriva è l’ennesima rappresentazione di quello stile di vita un po’ seducente e un po’ disperato che attira ogni anno, da ogni Paese d’Europa, chi non è andato a Londra e ama nutrirsi di mode alternative e poesia metropolitana ispirata dal male di esistere, possibilmente senza lavorare. Di sicuro si fa fatica a immaginare che le persone rappresentate in questo video abbiano un’occupazione qualunque, a parte quella di compiacersi esteticamente del loro disagio in un’Altbauwonhung.

Non sappiamo quale fosse l’intento di Siebert e Submerse nel raccontare un giorno di ordinaria follia nella vita dei ragazzi di un WG, quindi il riferimento non vuole essere troppo personale.

Quello che però balza agli occhi è quanto ristretta sia la visione di Berlino che ne emerge e che in generale molte persone coltivano. È questo il principale difetto di “Approaching Ends“: promuovere luoghi comuni a uso e consumo di una ristretta categoria di hipster annoiati dediti a un presunto “stile di vita berlinese” che in realtà non esiste.

Forse sarebbe il caso di essere meno scontati e più realistici, di andare oltre le leggende urbane e incontrare davvero una città-caleidoscopio irriducibile a stereotipo.

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