Unconventional Berlin Diary: Warschauer Brücke, storia di un’idiosincrasia

20 May 2016

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Warschauer Brücke. L’ho sempre ammesso, lo odiavo. Appena arrivata a Berlino ero solita fare le prove con la band nei dintorni, anche se vivevo dall’altra parte della città. Finite le prove, spesso in tarda serata, invece di prendere la metro a Frankfurter Tor raggiungevo a piedi quel maledetto ponte, lo attraversavo e prendevo l’S-bahn per una fermata, scendevo a Ostkreuz e prendevo il Ring fino a Jungfernheide. Detestavo quel tragitto. Allungavo la strada solo per far compagnia al batterista, che viveva a nord di Wedding.

Sul ponte di Warschauer avevo sentito e continuo a sentire anche adesso ogni tipo di storia, racconti felliniani su pianisti che fanno concerti all’alba, filosofi matti, poeti improbabili. Non so davvero cosa ci trovino gli scrittori metropolitani. A me quel tozzo confine di Friedrichshain ricorda solo un tragitto inutile, ripetuto troppe volte mentre il vento gelido di Berlino mi frustava la faccia, o la ressa del weekend, che mi rende assolutamente idrofoba. In cima alla lista dei fattori che innescano la mia demofobia ci sono infatti le persone che gridano, più o meno ubriache, e quelle che ti fermano farfugliando, più o meno fatte. Direi che il cerchio si chiude in riva all Sprea.

Insomma, ho sempre odiato il ponte di Warschauer perché non avevo voglia di accompagnare il mio batterista, perchè ancora adesso non mi piace essere fermata, perché il chiasso mi agita.

Devo dire però che le cose sono un po’ cambiate, da quando mi sono trasferita all’est. Il ponte è a due passi da casa e ci passo spesso, soprattutto di mattina e soprattutto da quando l’U5 è parzialmente interrotta. Al mattino è meglio. Intanto c’è una luce che non ha uguali e poi tutto ha il profumo metaforico del principio, c’è ancora un’intera giornata da vivere, infinite possibilità e nessun margine per sentirsi falliti. Al mattino Warschauer Brücke è solo un crocevia attraversato da persone che vanno incontro alla loro vita.

Non mi disturbano, non le disturbo.

“Nub”–The Jesus Lizard♠

lucoLucia Contha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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