Unconventional Berlin Diary: ve li do io, i diritti!

29 January 2016

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La mia band sta avendo qualche problema in vista del Family Day, che si terrà domani a Roma. Il nostro video, in cui due donne e due uomini si baciano, è stato attaccato dai moderati che lo ritengono incivile e dagli omosessuali in giacca cravatta che lo ritengono inopportuno. Dovremmo fondare un movimento nostro, un movimento credibile ma radicale, intelligentemente e filosoficamente dialettico, col gessato davanti a Malgioglio e in mutande davanti alla Binetti, laico, progressista, colto e dedito a quel dileggio rivoluzionario che sarebbe piaciuto a Baudelaire, in una parola un movimento sexy con una mano en la cintura y una mano en la cabeza.

A titolo strettamente personale sono stata bannata da Adinolfi, dalla Miriano e da Fabrizio Bracconeri su Twitter, il che mi ha reso impossibile godere in diretta del suo recente exploit su “i zingari”, tragica parodia reale di Maccio Capatonda e dei servizi di Neri Pupazzo per Unreal tv.

Ho cominciato a raccogliere per puro divertimento gli screenshot dei migliori commenti che mi hanno indirizzato gli attivisti cattolici da quando mi sono data a quello che viene pomposamente definito “attivismo lgbt” e che io chiamo semplicemente sensibilità civile.

Sul facebook di Adinolfi, in particolare, ho incontrato i soggetti più interessanti, soprattutto sul piano letterario, della psicologia clinica e per il sapore assolutamente oscurantista delle esternazioni, che oscillano tra Girolamo Savonarola e l’Apocalisse di Giovanni.

L’ultimo in ordine di tempo ad avermi direttamente attaccata mi ha definito “il serpente divisore”. Avevo risposto a una donna confusa che chiedeva ad Adinolfi: “Mario, io vado in giro con un cartello NO GENDER, ma ho scoperto che gender significa semplicemente genere, come maschile e femminile. Non è che così do l’idea di essere contro i maschi e le femmine?”.

Avevo cercato di aiutarla a capire, facendo uso di ironia e maieutica (copyright Socrate), che l’ideologia gender non esiste e che effettivamente il suo dubbio era legittimo. A quel punto un terzo è intervenuto in soccorso del medioevo intimando alla signora di non ascoltarmi e chiamandomi appunto “il serpente divisore”.

Poveri rettili, tra l’altro, considerati simbolo del male da tempo immemorabile quando dovrebbero solo essere ammirati per la bellezza del loro sistema muscolare.

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Un teodem mi ha scritto che ho gettato la mia anima ai rovi. Credo che nello stesso sito si trovino almeno un paio di Super Tele e due palloni di Barbie. Ad ogni modo forse la lascio lì, né posso sperare che qualcuno la recuperi per me. Anche per l’anima vale la regola della palla che abbiamo imparato un po’ tutti, da bambini: “chi l’ha lanciata lontano, la vada a prendere”.

Un altro antagonista occasionale mi ha scritto: “Lucia Conti, sei un abisso distante dal senso comune, non ti pregia tutto ciò”, esprimendosi di fatto come un ascoltatore de “La Barcaccia”, programma radiofonico di musica lirica seguito da gente che si insulta sui social a suon “la smetta, cialtrone!”. Li adoro, per inciso.

Domani partiranno tutti insieme per Roma, panini nello zaino, cori da “cristoteca” sul pullman, se vengono da lontano, cartelli e bandiere in cui chiedono gentilmente agli omosessuali di esistere solo come consumatori di sesso sbagliato e colpevole all’interno delle loro case, possibilmente mettendo anche il paletto.

In fondo il matrimonio non è un “culimonio”, come dice Sgarbi, che riesce a ignorare in un’unica fluida soluzione la componente non sessuale di un rapporto, pratiche sessuali alternative alla sodomia e l’omosessualità femminile.

E soprattutto il figlio di due padri o di due madri non può essere messo sullo stesso piano di un bambino che vuole bene a mamma e a papà, quindi ci faccia la cortesia di non esistere, abominio che non è altro! Dopotutto lo Stato fa già votare le donne, permette il divorzio e l’aborto e il riconoscimento dei figli nati da coppie etero ma fuori dal matrimonio, che la versione originale del codice civile contrapponeva ai figli “legittimi”.

Che vogliamo di più, in Italia?

I diritti, forse?

♠ Colonna sonora: “Rock ‘N’ Roll Nigger”–Patti Smith♠

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=b1o68h4Usqs]

Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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