Unconventional Berlin Diary: ti parlerò di Chomsky e dei Sex Pistols, ma mai di me

5 February 2016

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Sto flirtando con l’idea di tenere un diario, ma mi conosco abbastanza da sapere che non succederà. Censurerei una parte della verità e non perché ritenga i miei pensieri imbarazzanti, ma perché la complessità dei sentimenti mi lascia addosso un senso di sporcizia e contaminazione ed essendo complessa come chiunque, in quanto umana, da quando ho coscienza di me stessa mi vergogno di esistere.

Potrei distruggere le pagine, dopo averle scritte, ma oltre a essere una strana control freak sono anche feticista e non riesco a “lasciar andare” niente, neanche i vecchi biglietti del teatro o gli indirizzi di luoghi e persone che non visiterò mai più. Niente diario, quindi. Però sono forte con le analisi ad ampio spettro, possiamo parlare di letteratura, arte, musica, politica, del modello di propaganda di Chomsky e del rapporto matematico costante che esiste tra i candidati repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti e una certa struttura della mascella. Basta che non mi chiediate cose troppo personali.

Ieri sono stata a Roma. Era bella e sporca, come sempre. Ho chiacchierato con un giovane papà, un trivellista di ventitrè anni. Quando ha saputo che vivo a Berlino mi ha detto di aver lavorato in Germania, nelle gallerie, e di non aver visto per mesi la luce del sole. Della Germania non ricordava una strada, una piazza, un locale, solo fatica e oscurità. Mi ha detto anche che qualche volta, d’inverno, si scaldava tagliando la legna nei boschi. Gli mancava l’unghia dell’indice e aveva la vita scritta nelle mani e in qualche libro di Zola, sezione “Germinal” o “L’assommoir”. Si lamentava del fatto che la figlia non lo riconoscesse e continuava a ripetere “se solo avessi studiato”.

“No, la vita non è bella”, ho pensato. Ma non gliel’ho detto.

Durante la notte ho sognato i PIL. Mi è sempre piaciuto John Lydon, in misura direttamente proporzionale al fastidio provato di fronte alle mitologie “Sid oriented”. Sid Vicious era veramente inutile, non sapeva suonare, non creava niente ed era un idiota, una marionetta al posto giusto e al momento giusto e con la mano di McLaren infilata fino in gola. Le sue interviste insieme a Nancy Spungen sono veramente imbarazzanti, oltre che irritanti oltre ogni immaginazione.

Johnny Rotten invece aveva stile e continua a essermi simpatico, nonostante sia finito a fare il fantoccio da reality. Nel sogno ascoltavo “Rise” e mi piaceva quanto mi piace da sveglia. Your time has come your second skin, the cost so high the gain so low, walk through the valley, the written word is a lie. Perfetta.

May the road rise with you.

Ho finalmente dato una possibilità a “Breaking bad”. Non sono una patita delle serie tv, ma ogni tanto ne guardo una, giusto per vedere di cosa parli tanto la gente. E negli anni ho casualmente scelto: “I Soprano”, “Dexter”, “Romanzo criminale”, “Gomorra”, “Games of thrones”, “American Horror Story” e adesso, appunto, “Breaking bad”.

Non ci vuole uno psicologo per capire che i binari su cui mi muovo sono sempre quelli e non mi capiterà mai di guardare “How I met your mother” e in generale nessun prodotto televisivo e cinematografico che mostri le vicende di borghesi che si innamorano, fanno battute e comprano scarpe in un contesto metropolitano in cui succede poco altro.

Molto più probabile che mi troviate in piedi sul cornicione, a urlare “non vi avvicinate o salto!”.

Anche perché vivo al piano terra.

Posso permettermi il lusso del melodramma senza rischi.

♠ Colonna sonora: “A thousand details”–Trent Reznor & Atticus Ross

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=-zyJ0_59rDw]

Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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