Unconventional Berlin Diary: chi non lavora non mangia la torta

17 July 2015

Share Button

Sono stata con Wolfie alla festa di fine anno di un asilo cino-tedesco. Il buffet offriva una varietà di pietanze turche e inevitabili bratwurst ma soprattutto tante torte, dalle classiche crema e cioccolato a quelle con i gummibärchen. Fin qui, niente di diverso da un normale raduno di infanti. Quello che invece mi ha colpito è che i bambini potessero mangiare solo dopo aver svolto attività che davano il diritto a ritirare presso una minibanca finti soldi con cui poter finalmente “acquistare” i dolci. Le attività previste erano semplici; percorsi ludici per i più grandi, un semplice calcio a un pallone o sforzi puramente simbolici per i più piccoli, ma il fatto che gli insegnanti pronunciassero frasi come “se non hai i soldi non puoi avere la torta” ha innescato un articolato dibattito sul valore educativo dell’intera operazione. Io e un’altra persona italiana, infatti, esprimevamo posizioni che andavano dalla disapprovazione all’ironia destruens, Wolfie invece, che ricorda di aver visto cose simili anche in Belgio, trovava le nostre critiche esagerate.

Il vero quesito era ed è: quanto è giusto far passare il concetto che qualunque cosa, anche un dolce alla festa di fine anno della scuola, abbia bisogno di una contropartita? E anche ammettendo che il gioco volesse insegnare ai bambini a non dare tutto per scontato e a impegnarsi per ottenere un risultato, doveva durare per forza  un intero pomeriggio, diventando logica e automatismo? E non è oggettivamente sgradevole che un bambino di cinque anni dica di non avere più soldi? Oltretutto quelli di due o poco più, non capivano realmente perché non potessero avere la loro fetta di torta e venivano quindi indotti a compiere azioni retribuite di cui non coglievano il significato.

salvadanaio photo

Wolfie mi ha accusata di drammatizzare, ma oggettivamente non posso dire di non aver visto sul viso dei più piccoli, in questi casi, un’espressione di mortificata sorpresa che mi ha stretto il cuore. Sarà un cuore di potenziale mamma italica, ma non credo, perché non ho figli e non ho neanche il fisico. È che tutto era un po’ troppo freddo, troppo rigido, troppo procedurale. Mi vengono in mente mille altri modi di far capire ai bambini che nella vita molte cose sono frutto del lavoro. Un’amica mi ha suggerito che avrebbero potuto tutti collaborare alla realizzazione della festa, ad esempio, oppure avrebbero potuto essere incoraggiati a dividere i dolci con i compagni momentaneamente privi di risorse, anche se sospetto che questo avrebbe indebolito l’efficacia dell’intero meccanismo. Non siamo riusciti a trovare un punto di contatto, anzi, abbiamo quasi rasentato la lite, perlomeno Wolfie ed io. Lei continuava a dire che i bambini si erano comunque divertiti e che non erano stati costretti a lavorare in miniera, ma semplicemente portati a capire meglio il mondo dei loro genitori, fatto anche di sacrifici necessari, io continuavo a non metabolizzare la minibanca e tutto il resto.

A un certo punto un ragazzino che non aveva più fame mi ha regalato i suoi minisoldi dicendomi “così puoi mangiare anche tu!”. L’ho rivisto circa mezz’ora dopo, nuovamente affamato, mentre ripeteva all’insegnante che gli rifiutava un dolce “aber ich hab’ kein Geld mehr!”. Io ho risposto “certo che sì!” e gli ho prontamente restituito quello che mi aveva dato e il favore che mi aveva fatto. A mio avviso questa è stata tecnicamente una bellissima lezione di vita, il ragazzino ha spontaneamente fatto qualcosa di bello per una persona che a sua volta lo ha aiutato nel momento del bisogno, ma quale sarà stato il punto di vista delle insegnanti? Forse gli avranno detto che se ti privi delle tue risorse per darle a chi non le ha, alla fine ti ritrovi senza nulla e che nella vita bisogna essere previdenti. Non ne sono sicura, ma non lo escludo. Ed è vero che il piccolo è stato avventato e ha pensato troppo presto che non avrebbe avuto più fame, ma è vero anche che il suo gesto ha ricevuto a stretto giro un premio e reso lo Spielplatz un piccolo mondo migliore, perché empatia e gratitudine sono cose altrettanto importanti dell’efficienza e del calcolo.

E a pensarci bene molto di più.

♠ Colonna sonora: “Ambitious”– Wire♠
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=MKWynGorQto&w=420&h=315]

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

Share Button