Unconventional Berlin Diary: Mi uccido. Ed è tutta colpa tua

11 December 2015

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© Reuters / Jorge Silva

Da settimane un tizio con le corna ha le chiavi della nostra sala prove. Non scherzo, ha davvero le corna, altre body modification e una serie di tatuaggi che lo fanno somigliare a un incubo tribale. In compenso non ha il cellulare, per cui possiamo contattarlo esclusivamente via Facebook. Solo che per un certo periodo gli hanno disattivato il profilo, quindi è svanito nel nulla insieme alle chiavi che non riusciamo a riavere. Complicato e inutile spiegare perché le custodisca, visto che non ci conosciamo. Diciamo che è un triste dato di fatto. Qualche giorno fa il profilo gli è stato riattivato, ma il tipo non riesce a fare programmi neanche a breve termine, tecnicamente non riesce a superare i confini del “prova a venire adesso”. Vive in una Kunsthaus insieme ad altri personaggi dediti all’abulia variamente declinata. Uno meno abulico degli altri si è ucciso qualche mese fa. Un altro mi ha devastato il sistema nervoso centrale, anche se non siamo mai stati intimi e non ci siamo scambiati che grane. Di lui mi restano alcuni messaggi inutili, afflitti da segni di interpunzione usati in modo eccessivo ed emotivo, abitudine che renderei reato.

È dicembre e non ho le idee chiare. L’unico dato certo è che a breve mi opereranno. Non mi hanno ancora chiamata, ma dovrebbero farlo a giorni. Non so cosa farò dopo l’intervento, ma almeno ho un programma per le prossime settimane, un programma che include eccitanti incontri con l’anestesista e pesanti droghe legali.

Nel frattempo Sinead O’Connor ha annunciato il suo suicidio per overdose “in diretta” su Facebook, pubblicando contestualmente una lista di familiari e accusandoli di essere indifferenti al suo dolore. Fortunatamente è stata salvata e ricoverata in ospedale. La rete si è mobilitata, quasi tutti hanno empatizzato con lei o hanno preso atto della sua disperazione, io ho pensato d’istinto: “ma che stronza!”. Mi sono tornate alla mente persone che conosco e che sono state più o meno direttamente accusate di aver provocato un suicidio.

Una si ritrovò in segreteria un messaggio che il ragazzo le lasciò prima di andarsi a buttare sotto un treno, “non ti disturberò più”. A distanza di tempo ancora urlava da sola nella sua stanza.

Di peggio capitò a un’altra, invitata a casa con un pretesto dall’ex, che si fece trovare morto asfissiato. Lei me ne parlò come del trauma della vita. Non credo l’abbia mai superato.

Infine ho ripensato a una persona che con me alludeva spesso al suicidio per ottenere favori, indulgenza, attenzione, soldi. Non arrivò e non arriverà mai al gesto “fatale”, ma mi fece capire quanto viscida possa essere l’indole passivo-aggressiva di chi usa il dolore come un’arma e distrugge la vita degli altri passando da vittima. Perché in questi casi l’attore dello psicodramma vince sempre. E gli altri, di conseguenza, perdono.

Sorry Sinead, ti auguro ogni bene, ma è così.

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© Reuters

Mi preparo al Natale, cioè non mi preparo. L’altro giorno ho guardato un video di auguri di Alex Magni. Produce film porno amatoriali in cui recita distinguendosi per 1) la totale assenza di profilassi 2) la capacità di accoppiarsi con qualunque cosa respiri e sia appena senziente 3) una rara aria da avanzo di galera. E infatti ogni tanto lo arrestano. Nel video era sul water con in testa un cappello da Babbo Natale e diceva che finché si mangia e si va di corpo va tutto bene. Sono gli unici auguri che sento calzanti, al momento.

Si colloca di diritto nel quadro sghembo della mia personale atmosfera prefestiva anche un signore di mezza età che chiede sempre l’elemosina alla stazione dell’S-Bahn di Wilmersdorfer Str. Ha un cappello a tesa larga, la barba lunga, sembra vagamente Marx e ha un’aria molto fiera, da lupo di mare. Forse per questo gli ho inconsciamente attribuito nel tempo un’autorità intellettuale mai verificata. In questi giorni espone uno scarpone natalizio in cui i passanti fanno cadere qualche moneta. Ho contribuito con cinquanta centesimi, sperando che mi ricompensasse con una perla di saggezza. Da tempo cercavo un pretesto per scambiare due chiacchiere. Lui non mi ha neanche guardata in faccia, ovviamente. Ci sono rimasta male perché avrei voluto che mi dicesse cosa fare della mia vita. Adesso mi tocca decidere da sola.

Che potrei fare per cambiare il corso delle cose?

Cambiare continente, cambiare sesso o dimenticarmi completamente di me?

♠ Colonna sonora: “Allein”–Xmal Deutschland – Allein♠

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=GwjHcQFCXQA]

Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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