Unconventional Berlin Diary: masochismo, ormoni e l’arte secondo Magritte

3 April 2015

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di Lucia Conti*

Il mio chitarrista è stato in uno squat in cui dei punk-cabarettisti si appendevano pesi ai genitali e si facevano graffettare a pagamento con una spillatrice. Questo ci riporta inevitabilmente alla Talia Concept di Sorrentino e alla difficoltà di definire la natura e i confini della body art.

Cos’è? In che modo si esprime? Come si distingue da una buffonata? In questi casi una buona definizione è tutto, perché le parole illuminano i concetti come il sole illumina le cose e nello specifico possono aiutarmi a capire l’interessante relazione tra la gravità e un paio di testicoli oppure dimostrarmi in via definitiva che ci troviamo di fronte a un masochista dello scroto. L’arte è un’operazione intellettuale che va sempre spiegata, chiedete a Magritte. E poi magari spiegatelo anche a me, perché in questi casi ammetto di avere delle difficoltà.

Un altro dato curioso è il numero non irrilevante di persone insospettabili disposte a pagare per ferirne altre. Voglio dire, questi spettacoli hanno spesso luogo nell’ambito di contesti “equi e solidali” dove tutto è politicamente correttissimo, radicalmente pro rights, fieramente pacifista e poi la gente tira fuori dieci euro e li spilla allegramente sulla carne di qualcun altro. Interessante.

Questo non vuol dire che abbia qualcosa contro gli istinti sadici, se espressi in modo socialmente accettabile. In fondo ho anche io un’aggressività latente, che però necessita di un antagonista arrogante, per poter essere espressa. Diciamo che sono una specie di bufalo dialettico, più che un torturatore a freddo.

Sono anche la persona più infelice della terra. No, questa è una colossale sciocchezza. Sono semplicemente infelice. Però ho visto tra le targhette dei citofoni cittadini un Eichmann e un Fracchia e di sicuro loro stanno peggio. Il primo deve condurre una vita miserabile, l’altro sarà emigrato dall’Italia per disperazione.

All’aeroporto di Tegel, poco prima di partire per Colonia, ho avuto un momento di totale “blackout depressivo” seguito da una serie di colpi di sonno. L’ultima volta che mi è capitato qualcosa di simile ero negli Stati Uniti e avevo inconsapevolmente neutralizzato gli effetti dell’Eutirox con un farmaco incompatibile comprato in un supermercato. Credo che in generale i miei ormoni siano stabili quanto un cavallo imbizzarrito, specie in primavera e mi dà molto fastidio sapere di essere un ostaggio della chimica, anche se in fondo è sempre rassicurante pensare di poter risolvere molti problemi con una pillola. Questo atteggiamento faceva imbestialire il mio psicoanalista, un freudiano ortodosso che riusciva a restare fermo e zitto anche per un’ora di fila, fino a confondersi con la mobilia. Credo che avrebbe cercato di curarmi persino la tiroide lavorando sui rimossi, se avesse potuto.

L’ho lasciato dopo circa sei anni e il suo commento è stato “peccato, cominciavamo a migliorare”.

 

Colonna sonora: “You know nothing”– Swans

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Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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