Unconventional Berlin Diary: malinconia, decadenza, prospettive

13 November 2015

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Wolfie ha visitato di nuovo la mia casa, la mia stanza e il mio letto. È rimasta qualche giorno, ha mangiato sano, ha recuperato un po’ di sonno, gli occhialini da nuoto che non aveva messo in valigia la volta precedente ed è tornata in Belgio, via Düsseldorf. In compenso mi ha lasciato una chitarra elettrica, una t-shirt con le maniche tagliate, due asciugamani e l’anello che continua a dimenticare ovunque e che un giorno perderà. Sarebbe il secondo, il primo è stato inghiottito dal nulla dopo una gig della sua band e non è mai più saltato fuori.

Prima che ripartisse ce ne siamo andate in un centro benessere arredato in stile mediorientale. Abbiamo goduto di temperature che sfioravano i cento gradi e nuotato, sia all’interno che all’aperto, mentre l’aria del pomeriggio si faceva scura e le lanterne del giardino si accendevano come in un film di Zhang Yimou. A un certo punto, mentre si dava lo slancio per immergersi, Wolfie mi ha assestato un calcio proprio sotto la clavicola. Mi sono tenuta a lungo al bordo della vasca, massaggiandomi, ansimando e imprecando in italiano. I piedi sono un’arma letale e a mio avviso i maestri di taekwondo sono i più saggi tra i filosofi della violenza. Ho dormito un po’ in una delle relaxing rooms e ho sognato poco e male, come sempre.

I miei sogni sono spesso saturi di ansia, noia e fastidio. Spesso non li ricordo neanche. Svegliandomi ho notato attraverso le vetrate un bellissimo albero contorto. Ho pensato ad “Alone in Kyoto” degli Air, ma ovviamente non ero a Kyoto, anche se un giorno ci tornerò.

Kyoto photo

Nella stessa giornata abbiamo visitato anche quello che sarà il nuovo appartamento di Wolfie, perché ha deciso di trasferirsi a Berlino. Gli attuali inquilini sono una coppia di ragazzi, uno dei quali romano. Con lui ho parlato solo ed esclusivamente in inglese. Gli ho detto di essere tornata a Roma l’estate scorsa e di averla trovata davvero peggiorata. In inglese lui mi ha dato ragione, sostenendo di trovarla più caotica e ingestibile che mai. Mi sentivo molto triste mentre affrontavamo l’argomento perché la bellezza arrogante di Roma è ancora tutta lì, ma sotto il livello della sporcizia, della confusione, del degrado e della corruzione, come un urlo sotto vetro. A luglio un mio amico, tornando a casa tardi, a Monteverde, a un tratto ha sentito una puzza che non è riuscito a spiegarsi. Mai avrebbe immaginato che l’odore insostenibile che avvertiva provenisse dal corpo di un uomo. Qualcuno lo aveva ucciso e infilato in un sacco della spazzatura, lasciandolo in mezzo alla strada, tra due macchine. É uno dei ricordi più recenti che ho di una delle città che amo di più al mondo: un amico che mi racconta di essere passato davanti a un cadavere senza saperlo.

Wolfie invece andrà a vivere a Jannowitzbrücke, in un palazzo lungo e stretto e con i muri pieni di scritte, tra cui “Fuck A.C.A.B.”. La casa è carina, dà su un cortile interno e questo significa che la luce naturale sarà praticamente inesistente e l’illuminazione verrà fornita da lampade “vecchio stile”. Wolfie ama molto i divani antichi, i candelabri e le vecchie foto almeno quanto odia i colori freddi, il design moderno e soprattutto, oltre ogni limite, i mobili dell’Ikea.

Non faccio fatica a immaginarla nel suo nuovo salotto, mentre suona la chitarra su una poltrona Luigi Filippo, la neve cade dietro le finestre chiuse, un sugo di peperoni cuoce lentamente e nel posacenere si consuma una sigaretta striminzita, rollata ripassando gli accordi a mente.

Non ho mai incontrato nessuno che fosse più bello di Wolfie, mai nella vita.

graffiti photo

Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitaremostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

♠ Colonna sonora: “Alone in Kyoto”– Air♠

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