Unconventional Berlin Diary: Hannah Arendt, lo sperma di Hemingway e il mistero del Berghain

8 January 2016

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Ho passato la notte di Capodanno a guardare con Wolfie “Hannah Arendt” e “Dinner for one”. Guardiamo sempre “Dinner for one” l’ultimo dell’anno, abbiamo iniziato ad Eupen, davanti a diversi bicchieri di vino, e continuiamo un po’ ovunque, ridendo sempre negli stessi momenti. Quest’anno non ho potuto levare i calici con gli immaginari Mr. Winterbottom, Mr. Pomeroy, sir Toby e l’ammiraglio von Schneider perché sono ancora in terapia e non posso bere o mangiare come si deve, ma non importa. In fondo non ne avevo voglia e non avevo fame.

“Hannah Arendt” mi ha colpito moltissimo, non pensavo che la sua visione del processo Eichmann le fosse costata un linciaggio morale senza precedenti e la rottura con alcuni dei suoi più cari amici. A dirla tutta non sapevo neanche della sua storia d’amore con Heidegger, ma questo è abbastanza irrilevante.

A metà film abbiamo messo in pausa, abbiamo dormito per venti minuti e siamo state svegliate dai botti di mezzanotte. Niente di serio, qualche ragazzino sotto casa e un po’ di confusione in lontananza. A quel punto abbiamo finito di guardare il film, ci siamo fatte un the e siamo tornate a letto nel restaurato silenzio della notte. In fondo siamo in una piccola città. Questo non ha impedito a un tipo di fare tre rapine in diciotto giorni brandendo un’ascia. Polizia di Stato e Carabinieri lo cercano incessantemente, ma lui continua ad andarsene in giro come Jack Torrance e a evaporare come la nebbia. Se fossi Stephen King sarei già al lavoro su un soggetto discreto.

Le giornate sfilano serene, anche se la reclusione forzata sta alterando la mia percezione della realtà. Wolfie ed io combattiamo il disagio infilandoci sotto le coperte, intrecciando le gambe e dando una possibilità alla letteratura. Al momento sto leggendo un libro che contiene cinquanta racconti di autori vari. Il secondo racconto è di Hemingway e mi è venuto da ridere pensando al fatto che nel film sulla Arendt Mary McCarthy lo definisca “l’eiaculatore precoce del XX secolo”.

Effettivamente eiacula abbastanza.

A Berlino fa freddissimo, mi dicono. Comprerò un paio di guanti, prima di ripartire.

A Berlino il Berghain continua a regalare emozioni ad amici e conoscenti che ne parlano come di una specie di Olimpo. Forse un giorno verificherò per dovere di cronaca, ma non c’è fretta. Per il momento dite a Sven che non lo temo.

A Berlino ho dimenticato lo Xanax e ieri notte ho avuto un principio di attacco d’ansia dovuto alla posizione scomoda e a qualche difficoltà respiratoria.

Per il resto non va male, mi faccio disinfettare la ferita ogni due giorni e la fotografo mentre cicatrizza, prendo pillole, cerco di recuperare alcuni dati dall’hard drive di un pc che ho sfondato a pugni duranti una lite, parlo al telefono con persone a cui tengo e riordino quelle mille “carte infernali” per cui il sistema tedesco sembra avere un fetish.

Nel frattempo ho ricevuto un invito per un queer-porn-party, ma sono decisamente fuori zona sotto ogni punto di vista. Fisicamente sono in un’altra nazione, psicologicamente sono oltre z8_GND_5296, la galassia più vecchia e distante mai osservata finora. Fa un po’ freddo qui.

♠ Colonna sonora: “No cities to love”–Sleater Kinney♠

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Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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