Unconventional Berlin Diary: e lo sciopero a Berlino non ha alcuna pietà di me

8 May 2015

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Un tempo avevo simpatie socialiste. Da quando ho conosciuto la DB non faccio che invocare provvedimenti draconiani e scudisciate sui denti dei responsabili, con la ferocia di un aguzzino di galea.

Nell’ultimo anno gli autisti delle S-Bahn hanno interrotto il servizio pressoché costantemente e per questa ragione ieri sera sono tornata quasi all’una di notte invece che per cena. Il ring era ovviamente inutilizzabile e per giunta la linea U5 non è mai arrivata ad Alexanderplatz. Ci hanno fatto scendere a Frankfurter Allee, prospettandoci la possibilità di un autobus alternativo. Intanto un passeggero più esasperato degli altri ha cominciato a sbraitare all’indirizzo di due impiegati.

BVG ist eine Schweinerei!” ha urlato e io non sono riuscita a reprimere un “Genau!” di solidarietà.

In fondo, a quell’ora e dopo una giornata di stenti, avevamo tutto il diritto sentirci fratelli e invocare picche e forconi con la bava alla bocca.

Alla fine mi sono arresa e ho preso un taxi, che mi è costato un terzo dell’abbonamento mensile. Fuori dal finestrino, Berlino si mostrava in silenzio e con discrezione, Schillingstraße, lo Spargeld, Rosenthaler Platz, Turmstraße, tutti in fila come birilli nella lunga corsa verso l’ex Berlino ovest.

La radio trasmetteva musica anni ottanta , quella rilassante, dilatata, più vicina al Phil Collins più sognante e a Bonnie Tyler e io pensavo a quanto lo sciopero sia un’arma potentissima.

Nello specifico ha trasformato un’amabile residente con i capelli alla moicana in un’isterica assetata di sangue con l’equilibrio psichico di Caligola e in preda a una totale eclissi del cuore.

Ed è soltanto mercoledì.

In bocca al lupo, Deutsche Bahn!

♠ Colonna sonora: “Total Eclipse of the Heart”-Bonnie Tyler♠:

Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitaremostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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