Unconventional Berlin Diary: di vecchie signore, film muti e disturbi alimentari

30 October 2015

Share Button

Ho incontrato un’anziana signora alquanto bizzarra, sull’S-Bahn. I vagoni erano affollati e lei voleva litigare con qualcuno. Prima mi ha chiesto due volte di spostarmi, poi si è messa a criticare le espressioni del mio viso e il modo in cui sorridevo, alla fine le ho parlato e ne è nato il seguente dialogo:

-Signora, qual è il problema?

-Come ti devo parlare, preferisci il francese?

-Non parlo il francese.

-Non ti ho chiesto se parli il francese, ma se lo PREFERISCI. Oppure va bene lo spagnolo?

-Signora, non parlo queste lingue.

-Tu sei molto giovane e molto intelligente, ma sei anche un piccolo diavolo!

Non sono così giovane, signora. Perché non proviamo a essere amiche?

Perché non sei qualificata per essere mia amica! Non hai i requisiti per essere mia amica, mia cara!

A Bukowski sarebbe piaciuta, ma ancora di più sarebbe piaciuta ad Alan Bennet. In bagno, sul termosifone proprio di fronte alla tazza, teniamo da mesi una raccolta di sue opere teatrali. Non che questo voglia essere in alcun modo insultante. I temi fissi sono la vecchiaia, la malattia, la decadenza e il rimpianto, il tutto espresso con toni rigorosamente sfumati e mostrando un deficit emotivo che potrei quasi dire patologico, se non lo definissi già inglese.

Ho un rapporto curioso con questo tipo di letteratura, mi piace e mi fa stare male, così come in generale sono sia attratta che spaventata dal modo in cui le cose spariscono nelle pieghe del tempo. Amo i dagherrotipi, le vecchie case e le registrazioni su fonografo. Lo scorso sabato sono andata al Babylon, a mezzanotte. Davano un film muto con una giovanissima Marlene Dietrich mentre un’organista suonava durante la proiezione. Il film era del 1929 e ricco di quell’espressività esagerata che l’avvento del sonoro ha smorzato. I miei amici ed io ci siamo interrogati su quale potesse essere stato il destino degli attori che vedevamo abbracciarsi, sgranare gli occhi o ridere in silenzio sullo schermo.

Della Dietrich sappiamo tutto perché diventata stella di grandezza transoceanica. Gli altri sono stati inghiottiti dalla fine di troppe epoche e per sapere qualcosa in più ho fatto qualche ricerca in rete. Ho quindi scoperto che il “cattivissimo” Fritz Kortner, che nel film uccide la Dietrich, scappò dalla Germania nel 1933 in quanto ebreo ed emigrò negli Stati Uniti, tornando in patria solo nel 1949 e diventando famoso nel circuito teatrale per i suoi adattamenti di opere di Shakespeare e Molière.

Il protagonista maschile dai riccioli composti e lo sguardo un po’ troppo penetrante fu accusato, insieme a Friedl Czepa, Fred Hennings e Leni Riefenstahl, di aver supportato il partito nazista.

Degli altri ho scoperto solo che la loro carriera finì tra il 1943 e il 1946.

Tutto questo mi ha distratto dal fatto di aver ricominciato ad alimentarmi in modo sregolato, a quanto pare è destino che nella mia vita io non possa vivere che di isterica continenza o divorata dall’entropia. Per quanto riguarda il cibo venire meno alla disciplina rigidissima che normalmente mi impongo mi fa sentire alla deriva e quando decido che ne ho abbastanza mi ingozzo di schifezze e poi mi sento un essere inutile. Applico questa logica a tutto, l’unico modo che conosco di avere una regola è che sia ferrea ai limiti della disumanità.

Piuttosto comune, mi dicono. Cercare di controllare la vita attraverso il cibo è un po’ un classico dei disturbi alimentari.

E cercare di non perdere il controllo entrando in una gabbia la più squallida delle illusioni.

junk food photo

♠Colonna sonora: “The same deep water as me”– I am kloot♠

 

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=oQhmQQZUjdo]

Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitaremostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

Share Button