Unconventional Berlin Diary: Berlino, non mi hai reso hipster

22 May 2015

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Berlino è ancora blandamente gelida e anche io. Ieri mattina, poco prima dell’alba, ho sognato di essere vittima dell’Inquisizione e quando mi sono svegliata ho visto che il cielo era ancora grigio. Era grigio anche ad Essen, dove la settimana scorsa abbiamo suonato in un club dall’arredamento porno-horror. La città ha versato alla nostra partenza le stesse lacrime che Berlino ci ha riservato al rientro. Non so dove si concluderà la mia esistenza, ma vorrei che almeno quel giorno non piovesse.

Annie-Wolfgang, che a questo punto potremmo chiamare anche semplicemente “Wolfie”, mi ha accusato di essere diventata troppo “cool”, una delle ennesime declinazioni dello stereotipo berlinese classico. Non lo credo assolutamente, una che di domenica mattina va a chiudersi nella cripta degli Hohenzollern al Berliner Dom e se ha tempo va a mangiarsi uno strudel di fronte allo Schloss di Charlottenburg non può essere considerata “cool” su nessun piano di realtà. L’unica volta che sono entrata al Berghain l’ho fatto perchè ero stata invitata a un concerto di Blixa Bargeld e Theo Teardo.

Non ho niente contro il clubbing, semplicemente troppo spesso sono presa da altro. Quanto all’undercut, in seguito diventato sidecut, in seguito diventato un mohawk, unica e vera causa di questa “accusa”, semplicemente mi piace come poche altre cose in circolazione. A Berlino come a Palombara Sabina.

clubbing photo

Wolfie però è integralista e continua a guardarmi con lo stesso sospetto che riserva a tutto quello che può sembrarle “alla moda”, dal taglio di capelli a un certo tipo di vita notturna berlinese.

Ricordati che hai inciso un ep chiamato “Uncool“!

Mi ha ammonita severamente qualche giorno fa. Me lo ricordo benissimo, ma ritenere che io stia diventando hipster è un’aberrazione paragonabile all’aglio nell’amatriciana (con buona pace di Carlo Cracco).

A giugno ce ne andremo qualche giorno in Scozia e sono sicura che l’atmosfera gioviale e virilmente socialista di una terra bellissima contribuirà a rasserenarla e a fugare ulteriormente il folle dubbio che io sia qualcosa di diverso dalla donna con cui da anni ascolta la Callas a colazione anche se la sera prima ci siamo rotolate su un palco urlando come ossesse, nelle orecchie il suono stridulo dei feedback, nelle narici un trionfo di birra e acari.

Ich bin immer noch ich, meine liebste.

Nessun pericolo.

♠ Colonna sonora: “Creep”– Radiohead♠

Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitaremostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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