Una serata con l’Alba Berlin: divertimento a misura di famiglia

3 April 2013

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© Giacomo Falcon

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di Giacomo Falcon

“Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” dice il detto. E se da poco vivi con la tua ragazza in una città che dista 1200 chilometri dalle tue abituali frequentazioni, il “chi vuoi” diventa piuttosto obbligato. Ora bisogna solo decidere che fare. Se sei un grande appassionato di sport, e da poco collabori con un quotidiano online della città, anche il “che fare” diventa piuttosto obbligato. «Ma come? Abbiamo due giorni di vacanza e tu vorresti andare a vedere una partita, invece di organizzare qualcosa insieme a me?» ti dice lei, sfoggiando quel suo sguardo da cerbiatta ferita che tende a inebetirti. Tu, allora, timidamente le proponi: «Beh, se ti va potresti accompagnarmi, no?». Lei accetta con lo stesso entusiasmo con cui autorizzerebbe l’espianto dei suoi organi interni. Non hai neppure il tempo di vagliare mentalmente le alternative, che già inizia a porre veti: «Calcio no, eh! E neanche sport violenti!». Dopo una buona mezz’ora di discussione riesci a trovare un’intesa comune sul basket: il classico compromesso che scontenta tutti quanti. L’ultima partita di pallacanestro che tu hai visto è quella di Michael Jordan in Space Jam, lei, invece, ha un’infarinatura generale che deriva dalle lezioni di ginnastica della scuola elementare.

Entrambi, però, non potete fare a meno di strabuzzare gli occhi dinanzi all’O2 World: l’avveniristico palazzetto situato tra le stazioni di Warschauer Straβe e Ostbahnof, a due passi dall’East Side Gallery, ennesimo punto di contatto tra passato e futuro sul suolo berlinese. L’ampio foyer d’ingresso sembra una versione moderna della litografia di Escher intitolata “Relatività”: scale mobili su ogni lato; il palazzetto pare costruito con l’unico obiettivo di evitare la fatica a tutti, meno che ai protagonisti degli eventi da seguire. L’Alba Berlin, la squadra di casa, affronta oggi i lituani dello Zalgiris Kaunas nell’ultima partita interna dell’Euroleague 2012-2013. Entrambe le squadre non si sono qualificate per la successiva fase del torneo, di conseguenza l’incontro vale poco più di un’amichevole.

© Giacomo Falcon

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Il palazzetto è ancora semivuoto, ma già tutti i seggiolini sono occupati dai demoniaci Klatschverstärker (cartoncini pieghevoli che sprigionano un suono letale qualora siano sbattuti contro una superficie rigida), che ti avevano traumatizzato nella tua passata esperienza pallavolistica. Nelle prime file scorgi poi un set completo di tamburi da battaglia e ti ricordi che, all’ingresso, i bambini venivano forniti delle stesse cuffie protettive che si usano nei paddock di Formula Uno. Rabbrividisci al pensiero di quello che potrà accadere ai tuoi padiglioni auricolari, mentre la tua ragazza inizia a testare le possibilità sonore del Klatschverstärker.

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Gli spettatori arrivano a frotte, i giocatori si stanno riscaldando sul parquet e tu sei alle prese con una full immersion nelle regole della pallacanestro: tiri da due, tiri da tre, tiri liberi, falli tecnici, infrazione di passi eccetera. La lezione si conclude con una considerazione che è più che altro un auspicio: «E sappi che nel basket, a volte, le squadre superano anche i 100 punti». Dopo 3 minuti di gioco effettivo, con il risultato ancora bloccato sul 2 a 0, lei ti guarda con aria stranita e giustamente domanda: «Non è che per caso mi stavi prendendo in giro?». Il fatto è che lo Zalgiris Kaunas, sostenuto da uno sparuto gruppetto di scalmanati, parte meglio dei beniamini di casa, portandosi sullo 0 a 6. Nonostante il quintetto iniziale dell’Alba Berlin non preveda nemmeno un tedesco in campo, la squadra è dotata di un teutonico motore diesel che necessita di un po’ di riscaldamento prima di viaggiare a pieni giri. Nei primi 4 minuti e mezzo la retina degli ospiti rimane inviolata, poi la compagine berlinese mette a segno un parziale che, a cavallo dei primi due quarti, la porta in vantaggio di 15 punti. L’esaltante rimonta viene agevolata dall’apporto incessante dei circa 9000 spettatori, che appoggiano la squadra con trasporto, ma senza trascendere: non vi sono professionisti del tifo tra il pubblico, soltanto appassionati di sport. Nel frattempo lo speaker comunica ai presenti i marcatori, gli autori dei falli e, più in generale, descrive tutto quello che avviene sul parquet, favorendo così la fruibilità dello spettacolo.

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All’intervallo i padroni di casa conducono per 41 a 21 e la sfida sembra già indirizzata sui binari di una comoda vittoria. Nella terza frazione di gioco lo Zalgiris tenta un’improbabile rimonta puntando sulla classe di Kaukenas e Lavrinovic, due lituani doc che in Italia hanno fatto le fortune della Montepaschi Siena. L’Alba Berlin risponde punto su punto, impedendo agli avversari di rientrare in partita grazie alle eccellenti prestazioni di Thompson e Alì Traorè, a cui gli spettatori tributano il coro “Alì buma ye” di pugilistica memoria.

L’ultimo quarto è poco più di una passerella verso la fine dei quaranta minuti di gioco: nella Fankurve, per la maggior parte popolata da donne, i tamburi battono il ritmo, i tifosi fanno risuonare all’unisono i loro Klatschverstärker, lo speaker continua la sua opera quasi telecronistica e i bambini si mettono in fila per una foto con “Albatros”, la simpatica mascotte della squadra. La partita termina con il risultato di 77 a 55: tu sei felice, la tua ragazza pure, i sostenitori dell’Alba anche, ma la sensazione è quella di aver assistito ad uno spettacolo di intrattenimento, più che ad un vero e proprio evento sportivo.

© Giacomo Falcon

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