REALITY BITES – Ulrike Meinhof scopre i supplì


Questa storia ai limiti del paranormale me l’ha raccontata Domenico di Teramo, un giorno che avevamo deciso di fare una passeggiata sulla neve e sotto il sole, prima di chiuderci in uno dei tanti baretti volutamente malandati della Weserstrasse a bere Moscow Mule.
La scorsa estate Domenico di Teramo decide di andare a trovare la nonna a Falconara Marittima, preferisce andarci in macchina da Milano, per non si sa quale ragione, ma ho smesso da tempo di pormi dubbi sull’esistenza. Si trova sulla provinciale e ascolta The Rip Tide dei Beirut. Sono le 15.30 e fa un caldo assassino. Vicino alla stazione ferroviaria, quella che è a ridosso del mare e se stai in treno ti pare di tuffarti, scorge una tipa, con un trench pesante e gli occhiali da sole, che fa l’autostop, senza valigia, ma con una borsetta di pelle chiara. Domenico accosta e chiede se ha bisogno di qualcosa, la ragazza parla in tedesco e dice a Domenico che sta aspettando il treno per Bologna dove dovrà incontrare alcuni amici, ma non ci sono treni fino a domani, è stanca ed ha una certa fretta. Domenico pensa che due ore per aiutare una ragazza, abbastanza carina, con cui esercitare il tedesco, le spende volentieri e lo stoccafisso cucinato da nonna può anche attendere.
- Cioè, Domenico scusa fammi capire, tu hai portato quella tipa a Bologna in macchina da Falconara, così, tanto per fare un tandem fasullo? -
- Marion, lo so è assurdo, ma mi dispiaceva lasciarla lì, e poi si è offerta di pagare per intero la benzina all’andata e al ritorno per me da solo. Tu pensi sempre così tanto prima di agire? -
- Dipende da quanto tempo libero ho a disposizione -.
In macchina la ragazza dice a Domenico di chiamarsi Ulrike Meinhof e che passaggio dopo passaggio è arrivata fino alla stazione di Falconara da Stoccarda, da dove è andata via di corsa. Domenico sta quasi scoppiando a ridere ma si trattiene, sta’ Ulrike è decisamente seria e magari boh, è un caso di omonimia.
- Ti sei caricato in macchina l’unica esaurita di tutta la costa, Domenico -
- Mah, mi pareva comunque lucidissima nella follia di quello che diceva -
- Anche io sono in fuga come te, vivo a Berlino, ma sono italiano. Sono scappato da questo postaccio. Però non sono un cervello in fuga, sai no, come si dice. Ero in fuga e basta, senza cervello.
- Io il cervello non ce l’ho veramente – dice Ulrike a Domenico
- Ahaha, dicono tutti così! -
- No, no. Dico davvero. Non ce l’ho, me l’hanno trafugato per analizzarlo. Per fortuna nonostante questo, sono riuscita ad arrivare fin qua! Che fai a Berlino, ti piace? -
- Si mi piace. Lavoro in una pizzeria ma sono stufo. Vorrei iscrivermi all’università.. -
- Dovresti migliorare il tuo tedesco. Così non va bene. E poi sopravvaluti l’istituzione universitaria, come tutti. I programmi sono muffa, totalmente scollati dalla realtà che, come vedi, segue la sua strada. A me hanno illusa, chissà che potevo fare. Invece eccomi qua, in fuga senza cervello, mentre la società ha bisogno di immobiliaristi e faccendieri informatici -
- Che possiamo fare allora? Manifestiamo e ci pestano, scriviamo e non ci pagano -
- Bisogna resistere, Domenico. Organizzarsi e studiare moltissimo, leggere ancora di più. Informarsi. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più -
-Te pare facile. Su chi puoi contare nella resistenza? Ognuno pensa a sé. Alla fine l’unico atto concreto può solo essere quello del singolo che decide da solo, come il protagonista della canzone di De Andrè.. -
- Il bombarolo! -
- La conosci?! -
- Si, è la mia canzone preferita! Domenico ho fame, mangiamo qualcosa? -
- Ma siamo quasi arrivati..-
- Io ho fame adesso, uffa! -
Domenico e Ulrike si fermano in una pizzeria al taglio poco prima di arrivare a Bologna. Domenico propone ad Ulrike dei supplì al telefono, deve assolutamente provarli.
- È una Boulette? No, non mi piace, grazie -
Interviene, con grande sollievo di Domenico, il pizzettaro che da dietro il bancone spiega ad Ulrike, in un inglese quasi commovente, di cosa si tratta. Polpetta allungata di riso bollito e sugo di carne con un dadino di mozzarella passato nel pane grattugiato e fritto in olio bollente.
Ulrike ne divora quattro, e tre se li fa mettere in un sacchetto da portare via, “ai suoi amici”.
- Carino il posto, tutti molto gentili -
- Si, sono quelle briciole di Italia che ancora riescono ad emozionarmi -
Arrivati davanti alla stazione, Ulrike chiede a Domenico se ha dei libri. Anche un elenco del telefono va bene.
- Perchè? – chiede Domenico.
- Te li rispedisco a Berlino, mi servono perché solo con dei libri in mano possono riconoscermi – risponde Ulrike. Domenico le porge una guida ai campeggi abruzzesi e una biografia di Alfred Hitchcock.
- Ulrike, a me pare tutto un sogno! -
- È nei sogni che cominciano le responsabilità, diceva Yeats. Non essere troppo esitante nella vita, Domenico. Arrivati a questo punto devi prendere coraggio, non ti puoi fermare. Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari -
- Bella, è tua? -
- No, è di Cechov. Ma è come se fosse mia. Ciao Domenico, stammi bene -
- Marion, è pazzesco -
- Hai ragione Domenico, è pazzesco. Abbiamo attraversato lo specchio e non troviamo l’uscita. È un mondo folle -

Sitoweb: VOGLIO VIVERE COSI’



