PANEM ET CIRCENSES – Tra la realtà e il sogno, il Parmigiano va

24 July 2012

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Stanotte ho sognato Valerio Caretti.
“Chi?!” direte voi.
Valerio.
Un ragazzo, un signore, di una cinquantina d’anni nemmeno, che ha una bella azienda agricola in provincia di Bologna; un piccolo produttore, uno di quelli bastonati dal terremoto, un amico.
Stanotte l’ho sognato. Valerio è un bel ragazzo, pelle dorata dal sole, capelli scuri e mossi dal vento di campagna, accento bolognese con cui dispensa ottimismo ed ironia pungente. L’ottimismo non l’aveva perso nel mio sogno, l’accento nemmeno, era invecchiato, però, tanto invecchiato. I suoi capelli erano grigi, il suo viso coperto di rughe, rughe che cercavano di nascondere gli occhi vitali con cui mi guardava sereno mentre gli chiedevo soltanto “come stai?”.
“Sono in forma!”, mi rispondeva lui, aprendomi la porta del caseificio. “Soccia, anche tu sei in forma, andare in Germania ti ha fatto bene! Guarda lì, sei un figurino, hai perso quattro chili almeno”. “Per la verità anche di più”, ribattevo io.
“Sono in forma”…no, non era in forma, sembrava avesse passato dieci anni nello spazio e si sa che il corpo umano nello spazio invecchia rapidamente. Eppure lo diceva sinceramente, non era un tentativo di auto-convinzione, era il suo spirito battagliero che parlava, più forte di prima, lo spirito che aveva dovuto affrontare anche questa prova e l’aveva superata uscendone fiero, a testa alta, ferito ma vivo.
Ieri sera ho guardato qualche vecchio video dei tempi dell’associazione bolognese. Quante cose siamo riusciti a fare in due anni di vita, incredibile. E qua e là spuntava Valerio, Valerio e i suoi prodotti, il prosciutto, il salamino, il filetto, la ricotta, il parmigiano…
Ho avuto un po’ di Valerio a casa mia, anche qui; nel frigo, per qualche giorno.
No no, tranquilli, non è una storia di cannibalismo, è una storia a lieto fine di solidarietà e impegno; di voglia di fare e di riuscire, di certezza contro un inutile e, francamente poco giustificato, scetticismo.
É una punta di spillo, la classica goccia nel mare o granello di sabbia (sarei disposto anche a contarli adesso, pur di essere al mare – scusate non c’entra ma il mio bisogno di mare è sempre più impellente), ma nel nostro frigo fino a domenica abbiamo ospitato 52 piccoli amici formaggiosi.

© Ludovico Pensato

Cinquantadue superstiti, scaraventati a terra mentre stagionavano rilassati sulle loro scalere, salvati da volontari volenterosi, asciugati, puliti, curati, controllati, messi sotto vuoto, impacchettati, spediti, trasportati per 1.166 chilometri prima di riposare di nuovo al fresco per qualche giorno.
Il primo esperimento di gruppo d’acquisto solidale di Panem et Circenses è stato positivo, nonostante le difficoltà logistiche che la particolarità della situazione hanno posto sul nostro cammino.
Il nostro frigo sembrava uno di quelli che si vedono nelle stupide pubblicità della Kinder, dove il bambino (viziato) arriva correndo insieme al suo amichetto (viziato pur esso) e strattonando la mamma – che sembra non aspettare altro da una vita e si alza in un tripudio di gioia ed entusiasmo perché sa di poter contare su una merenda buona sana e nutriente (manco la Kinder fosse un presidio Slow Food) – grida “Mamma mamma è l’ora della merenda ho fame!” e la mamma apre il frigo e nel frigo c’è semplicemente un muro di Kinder Pinguì (Fetta al Latte, Paradiso, ogni-nuova-mutazione-genetica-colorata-e-chimicamente-saporita-del-momento).

Il nostro frigo era una versione VERAMENTE buona, sana e nutriente di siffatti spot: una pila di parmigiano-reggiano 12-14 mesi che metteva di buon umore solo a guardarlo (certo dovendo fare lo sforzo, che si deve fare in queste situazioni, di essere contenti di averne salvati 50 kg senza pensare alle tonnellate che ancora giacciono a terra nei magazzini distrutti dal terremoto).
Domenica pomeriggio, in un piccolo ristorante di Schöneberg, il Cafe Aroma, i nostri 52 amici formaggiosi sono finalmente arrivati al termine della loro avventura. Finalmente sono giunti nelle case di chi se ne prenderà cura; finalmente sono al sicuro nei frigoriferi di chi li amerà, li gusterà, li divorerà fino all’ultima scheggia, senza pietà, perché il parmigiano è troppo buono, alla faccia del terremoto!

Magister L_

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