Unconventional Berlin Diary: ti sembro forse una lolita?

17 April 2015

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di Lucia Conti

Una nota catena di abbigliamento, a Wilmersdorfer, espone le taglie di pantaloni superiori alla 42 in una nicchia minuscola, identificata dalla foto di una modella obesa. Stupisce il fatto che dopo anni di campagne di presunta sensibilizzazione sul tema, ancora passi l’idea che la 44 o la 46 siano taglie forti e soprattutto che vestire la 36 sia normale. Dando un’occhiata al tipo di abiti  esposti poi, si impone l’ulteriore necessità di spiegare una volta per tutte che nascere femmine non significa necessariamente avere una naturale propensione per il rosa, gli orsetti e le caramelle e che vestire come un manga ben oltre l’età del consenso potrebbe essere considerato morboso come un mondo immaginato da Gianni Boncompagni, per chi avesse chiara la differenza tra una donna di trent’anni e una ragazzina di tredici.

A onor del vero si incontrano in giro personaggi perfettamente in linea con questa deriva lolitesca. Ho recentemente visto in metropolitana una donna adulta con le trecce e una scimmietta di peluche agganciata attorno al collo. Mancavano le lentiggini disegnate con il pennarello e sarebbe stata pronta per una festa di carnevale nei panni di Pippi Calzelunghe, se avesse trovato due amici disposti a impersonare Tommy e Annika. Nel succitato punto vendita di Wilmersdorfer troverebbe, in ogni caso, mille spunti per migliorare il suo outfit fanciullesco; da teneri paraorecchie rosa a maglioni con fantasie di gattini che vomitano palle di gelato.

Un’altra catena di abbigliamento di recentissima genesi espone abiti brutti dai colori chiassosi e cerca di convincere il mondo che siano belli. Un mio amico l’ha inserita da tempo in una lista di cose che detesta e che include anche “Game of thrones”, la birra Weiss e “chi ha comportamenti anti-socialisti”. Qualche giorno fa ho fotografato una vetrina e ho pensato di mandargli goliardicamente lo scatto, ma poi ho desistito. Questo mi ha probabilmente risparmiato una risposta affettuosamente aggressiva del tipo “Lucì, ti voglio bene, ma sei l’ultima delle buste de piscio”.

Finalmente è arrivata la primavera! Piove e tira vento, ma ogni tanto esce il sole e ti fa il gesto dell’ombrello, prima di tornare dietro le nuvole. A maggio suoniamo a Vienna. L’ultima volta che mi sono esibita in Austria, in un paesino molto suggestivo, faceva freddissimo. Ricordo statue coperte di neve in giardini ordinati e deserti e strade sommerse dal silenzio. Venivamo da una serie di date in giro per l’Europa e ne portavo addosso tutti i segni, nascosti a malapena sotto uno strato di sporcizia contingente e fastidiosa. Andai a dormire a casa di una ragazza molto gentile e mi feci una lunghissima doccia bollente, forse la più bella della mia intera esistenza. Un paio d’ore dopo mi crogiolavo in un letto soffice come pane fresco, un momento davvero perfetto.

Un letto comodo, fare colazione con calma, capelli e vestiti puliti… in fondo sono le piccole cose che riportano ordine nella mia vita a permettermi di occuparmi di quelle astratte, urgenti o importanti.

E i libri. Non dimentichiamoci i libri. Il secondo perfetto complemento di un materasso.

♠ Colonna sonora: “History Eraser”– Courtney Barnett♠

Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitare mostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

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