Strage di Berlino: le domande dei tedeschi e le risposte della Merkel

31 December 2016

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di Sara Bolognini

Come si sentono i berlinesi dopo l’attacco terroristico che ha rubato la vita a dodici persone poco prima di Natale? Angela Merkel e le autorità politiche tranquillizzano la popolazione descrivendo la Germania come uno Stato forte. Ma come la vivono veramente i tedeschi? Le emozioni che sembrano emergere sono rabbia, incertezza e perdita di fiducia nella politica e purtroppo questo accade a meno di un anno dalle prossime elezioni federali, previste per l’autunno del 2017.
Le domande dei cittadini sono tante, pretendono una risposta e si riferiscono principalmente alla tragedia del 19 dicembre, ma  anche ad altri recenti fatti di cronaca. Molti berlinesi si chiedono infatti perché ci siano voluti due mesi per arrestare l’uomo che ha spinto una ragazza giù dalle scale della U-Bahn di Hermannstraße e che era stato ripreso da un video delle telecamere di sicurezza? Altri interrogativi si legano specificamente alla strage di Breitscheidplatz e il primo quesito che la gente si pone è come sia possibile che un sospetto terrorista e per giunta con numerosi precedenti penali fosse ancora a piede libero. Ci si chiede inoltre cosa abbia intenzione di fare il governo contro gli attentatori che preparano i prossimi attacchi e come si stia attrezzando per contrastare il reclutamento di militanti interni al suo stesso territorio.

Tutti sapevano che i mercatini di Natale sarebbero stati un potenziale target per un attentato terroristico. Dopo la strage di Nizza, inoltre, la strategia di utilizzare un camion come macchina della morte non era del tutto sconosciuta alle autorità. Era così difficile prevenire l’accaduto posizionando delle barriere di cemento attorno a Breitscheidplatz? La cosa che risulta più difficile da capire per i cittadini tedeschi è tuttavia come un individuo come Anis Amri sia potuto rimanere in Germania per così tanto tempo. La sua richiesta di asilo era stata respinta, ma va detto che l’ambasciata tunisina non ha mai rilasciato i documenti necessari per il rimpatrio, o, meglio, li ha rilasciati due giorni dopo l’attentato. La stessa cosa era accaduta in Italia, dove Amri era stato espulso ma il ritardo nelle procedure di riconoscimento da parte della Tunisia avevano reso tecnicamente impossibile il rimpatrio. Per questa ragione la Merkel, all’indomani dell’attentato, ha avuto una lunga telefonata con il presidente tunisino, al quale ha prospettato una cooperazione reale circa la velocizzazione dei rimpatri e l’aumento del loro numero come condizione necessaria per la prosecuzione di rapporti sereni tra le due nazioni.
La cancelliera ha inoltre parlato neanche torppo velatamente di possibili modifiche legislative e di un investimento sulle politiche di sicurezza, anche se questo significherà cambiare alcune delle leggi vigenti. Intanto stanno procedendo le indagini e la sicurezza è allertata al massimo. Non meno di 24.000 agenti saranno in servizio la notte di Capodanno e la polizia criminale lavora costantemente al caso Amri, che è bel lungi dal dirsi concluso.

Non è sicuramente facile essere nella posizione della Merkel, alla quale si chiede di trovare soluzioni semplici a problemi complessi e dalle mille implicazioni. Crisi dei rifugiati, terrorismo, foreign fighters, sono fenomeni ormai fuori controllo, frutto della società globale e delle relazioni post-imperialistiche tra nazioni non più concepibili come sistemi chiusi. I singoli Stati non possono trovare conforto negli slogan populisti, utili solo al successo elettorale di chi li promuove. Un impegno al quale non possono sottrarsi, però, è quello di proteggere i propri civili: hanno i mezzi per farlo e non dovrebbero lasciarsi andare a sviste e negligenze.
L’attacco al mercatino di Natale è stato un duro colpo per la Germania e l’arresto iniziale dell’uomo sbagliato un errore che ha minato la convinzione che la Germana sia uno Stato invincibile e inattaccabile. Tuttavia, dagli errori si impara e non c’è altra via che quella di pretendere che le istituzioni siano diligenti nel perseguire l’obiettivo della sicurezza collettiva. Ed è proprio questo che i cittadini tedeschi chiedono: azioni concrete, che permettano loro di recuperare fiducia nel governo. Al tempo stesso è assolutamente necessario mantenere luciditá e razionalità nella lettura e nell’interpretazione del problema. È in gioco il futuro politico della Germania e il destino dell’intera Europa.

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